Crazy Stupid Love e il concetto di figo da bar

(inizio lunga premessa)

“I work Dirty Dancing into the conversation[…]”
“Why Dirty Dancing, what do we do, do we watch it?”
“You know the big move at the end of Dirty Dancing, when Patrick Swayze picks up Jennifer Grey?”
“yeah?”
“I can do that”.
“…ok…”
“So I tell girls I can do the move, i put up the song, Time of your life, I do the big move, and they always wanna have sex with me“.
Oh my god, that’s the most ridiculous thing I’ve ever heard“.
I agree. But it works every time“.

Sarebbe facile dire che Crazy Stupid Love sia da vedere soprattutto perché contiene quello che tutti diremmo a Ryan Gosling se lo incontrassimo di persona (seriously, it’s like you’re photoshopped), ma ci sono altre cose che lo rendono un film interessante: intanto ci sono diversi dialoghi parecchio ironici e non necessariamente banali.
Si diversifica dalle solite commedie romantiche in cui tizio e tizia belli belli belli in modo assurdo (ma uno dei due è per qualche motivo sfigato o si crede un cesso) si innamorano perchè in questo caso i due belli belli belli in modo assurdo ne sono palesemente consapevoli e soprattutto, non sono i protagonisti; il centro della storia è uno smarrito Steve Carrell che diventa figo, e il vecchio stereotipo da teen movie in cui lo sfigato diventa bello e attraente e popular solo grazie a un makeover ad opera di uno più figo viene affrontato in modo meno superficiale del solito.

(fine lunga premessa)

Il film si apre con una carrellata di scarpe eleganti in un ristorante, che si chiude sulla differenza tra Cal e Emily: lei con delle belle Prada e lui in orride scarpe da ginnastica consumate.

Il dettaglio è il punto di non ritorno per Emily, tant’è che due secondi dopo, quando lui dice vorrei la creme brulee lei contemporaneamente dice vorrei il divorzio.

A partire dalle scarpe, infatti, si instaura un ragionamento sul look che diventa punto centrale del film: il lavoro della costumista Danya Pink diventa parte integrante della trama, perché tutto si gioca sull’immagine del protagonista. Cal è infatti l’archetipo dell’uomo malridotto e sfatto che mostra una pessima cura di sé alla moglie e agli altri, ed è l’ultimo a rendersene conto, come non si renderà conto più tardi di infastidire tutto il bar con le sue continue lamentele. E’ un uomo che non si interessa del suo aspetto e non pensa di doverlo fare. Ma ecco arrivare il nostro figo in Gucci (oltre che nel film, Ryan Gosling veste Gucci nella vita vera).

Jacob è esattamente l’opposto di Cal, che infatti pensa subito che sia gay: quello che gli sembra fin troppo, elegante al limite dell’esagerazione, che riesce a portare con disinvoltura gilet da cerimonia e completi bordeaux (ed è biondo, per dire), e trasuda narcisismo, è invece tanto sicuro di sé che per portarsi a casa le ragazze gli basta letteralmente dire let’s get out of here. In realtà Jacob nasconde dietro questa evidente autocelebrazione e sfoggio di sé il desiderio di qualcuno che vada oltre la sua apparenza da figo in Gucci (e Yves Saint Laurent, Marc Jacobs, Givenchy e McQueen), e gli abiti sartoriali sono per lui un diverso tipo di maschera.

Jacob prende in simpatia il disgraziato Cal e decide di fagli da mentore per la trasformazione che lo renderà non solo migliore nell’aspetto ma nella cura del se stesso interiore. Cinico e dichiaratamente spietato nel giudicare, Jacob prende le tranquille sicurezze di Cal e le rimette in gioco non per farne un suo emulo ma per aiutarlo a trovare chi vuole veramente essere, che non è il figo da bar ma neanche il tizio che alterna abbigliamento da ufficio a mom jeans e compra camicie della taglia sbagliata.

Sorvolando sul fatto che poco dopo l’uscita del film i costosissimi occhiali da sole di Ryan Gosling sono diventati sold out, i product placement più evidenti del film sono quello che per un marchio è il peggiore incubo: un personaggio molto figo che dice a uno con evidentemente meno gusto che quel tale marchio non si può vedere.
In questo caso, Gap e soprattutto le già citate scarpe da ginnastica New Balance che allontanano Emily.

David, la nemesi di Cal, oltre che dotato naturalmente di fisico più asciutto e portamento elegante, è invece più curato ma non ha una personalità particolarmente brillante. Emily non si innamora perdutamente dell’uomo più bello, ma quell’aspetto che non c’è più nel marito privo di personalità viene compensato da Kevin Bacon (e vorrei vedere)

Ad opera di Jacob, Cal riacquista senso dello stile e sicurezza di sé, senza diventare la caricatura dell’uomo in crisi di mezza età bruciato dalle lampade e strizzato in camicie aderenti: il suo stile resta casual e confortevole ma senz’altro si evolve in termini di scelta dei capi, degli accessori, di portamento.

Nei capi di Zegna e Canali, Cal trova una nuova dimensione in cui le donne cadono ai suoi piedi e in cui, anche se suo figlio gli dice you’re not a different guy, you just have different clothes, scopre che la cura dell’abbigliamento non è necessariamente un capriccio per gay e narcisisti, come pensava in un primo momento di Jacob.

Nel momento in cui incontra finalmente Hannah, l’unica che lo vede oltre la facciata in cui si presenta, e anzi in un primo momento non solo non ne rimane impressionata, ma non lo prende nemmeno sul serio, anche Jacob incomincia ad addolcirsi e  il suo look, pur restando studiato con cura e felicemente adatto al suo fisico e al carattere del personaggio, diventa un po’ più rilassato, senza la rigidità sartoriale dello stile con cui si fa notare all’inizio del film.

Dopo la scena della litigata epica in giardino, dove il look di Cal subisce una brusca ricaduta verso le vecchie abitudini, in parallelo con l’insicurezza creata dopo l’episodio a scuola, è sul finale che l’eleganza del nuovo Cal rispecchia la sua personalità ritrovata e la sua autostima, mentre Jacob sembra aver preso atto di non essere un manichino e di potersi vestire anche senza essere al centro dell’attenzione.

Così mentre Jacob indossa per la prima volta una cravatta con un completo gessato decisamente poco appariscente, Cal si presenta con un completo grigio chiaro senza cravatta, che per lui è uno stacco dal passato in cui si sentiva obbligato a indossarla.
I due raggiungono un compromesso che li vede entrambi ricercati e ben vestiti senza staccarsi dal contesto in cui si trovano, senza farsi notare: Jacob non è più appariscente perché esageratamente modaiolo e Cal non attira l’attenzione perché troppo dimesso.

Non credo che l’abbigliamento definisca necessariamente chi siamo, ma spesso definisce come ci vedono gli altri: questo film mostra una via di mezzo accettabile, in cui il look diventa espressione di sé per gli altri e percezione di se stessi, diventando spunto per parlare di altro. In ogni caso consiglierei la visione non solo alle ragazze che vorrebbero farsi sollevare come Jennifer Grey nel finale di Dirty Dancing ma anche a tutti gli uomini che pensano che non ci sia compromesso tra curarsi del loro abbigliamento in modo esagerato come un fashion blogger di New York o un tronista di Uomini e Donne e non curarsene affatto: va bene che il mondo non è pieno di Ryan Gosling, ma c’è sempre da imparare.

immagini © 2011 Warner Bros Entertainment Inc

5 thoughts on “Crazy Stupid Love e il concetto di figo da bar

  1. E niente, rimango l’unica a cui Ryan Gosling ispira la sensualità di un comodino.
    Saranno i postumi del trauma Young Hercules.

    • oddio, io ne ho visto solo una clip durante una sua intervista, non credevo che l’avesse davvero visto qualcuno! in effetti non so se un trauma così l’avrei superato velocemente…

tu che ne pensi?

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