Young Adult: bitch please?

Charlize Theron fa la drama queen antipatica in questo film di Jason Reitman, ben scritto da Diablo Cody ma che non mi ha particolarmente coinvolto. Forse perché non riesco a impietosirmi davanti a un personaggio tanto disperato e cinico: presunta ragazza di successo emigrata in città torna al paesello per scoprire che si sente tanto migliore mentre invece non lo è, oppure no, oppure vaffanculo, eccetera.
In questo caso però la ragazza in questione è un’immatura, alcolizzata e depressa: lo scenario non è Carrie Bradshaw va in campagna, non è una nostalgica storia di pesci fuor d’acqua; è un personaggio complesso che non riesce ad accettarsi e ad accettare la sua vita, e tanto per toccare il fondo, torna al paese per riprendersi il suo fidanzato del liceo. Ex ragazza più popolare della scuola, parte per la città per fare la scrittrice, ma finisce a Minneapolis (che non è New York) a fare la ghost writer.

Tanto di quello che Mavis è nel film si vede dal suo abbigliamento (i costumi sono di David C. Robinson, di cui si è già parlato a proposito di Shame): Mavis Gary ha più di trent’anni e scrive storie per ragazzini, questi famosi young adult (dai quale prende suggerimenti sia per i libri che per la sua vita). Quando è per gli affari suoi sta in tuta o in jeans, non ha necessità di dimostrare qualcosa attraverso il look; non le interessa farsi vedere in un certo modo, ma è sempre una ragazza di città: anche se ha la maglietta di Hello Kitty, gli occhiali da sole e le borse che porta hanno l’aria importante.

Oltre alla maglietta di Hello Kitty (che andrebbe estirpata dal pianeta, nel mio modesto e personale parere: nel senso che secondo me non solo Hello Kitty non dovrebbe far parte della vita di nessuno sopra i trent’anni, ma nemmeno sopra i dodici, invece è ha un successo tra i tardoadolescenti che non riesco a spiegarmi) il dettaglio davvero costante nel film è la catenina d’oro.

Mavis la indossa in ogni scena: anche ammettendo che il cuore non sia un elemento legato all’adolescenza e agli eterni cuoricini sul diario, l’idea della collanina sempre addosso dà un’idea simbolica, quasi votiva, decisamente infantile.

Il suo rapporto con il vestiario e con il suo corpo è un negare più che un mettere in risalto: nella vita vera Mavis è una donna a pezzi, che si sveglia ogni mattina buttata a sacco sul letto, che passerebbe tutto il suo tempo in tuta. Ma il suo cane si chiama Dolce e da Macy’s vorrebbe Marc Jacobs.
In realtà lo sforzo che ci mette nel prepararsi alla riconquista è esagerato e sottolinea quanto sia una via di mezzo tra la sua realtà di fallita quasi quarantenne e la reginetta del ballo della scuola: pur essendo nell’età adulta da un pezzo, non ha uno stile suo, ma una serie di elaborate trasformazioni in vista dell’occasione speciale.

All’inizio del film si vede di sfuggita il suo guardaroba, fatto di pezzi senza forma né colori vivaci, piuttosto privo di personalità. Come da cliché, per andare a un appuntamento altrettanto privo di personalità, si presenta con un abitino scollato.
Mavis non ha cura del suo corpo, e si conosce in un modo superficiale, in cui sa di doversi mettere capelli posticci (che rinfoltiscono una testa che non è troppo piena anche perché si strappa i capelli) e petti di pollo. Anche una volta tornata a Mercury, l’accurato makeover a cui si sottopone sia prima di andare al concerto, sia prima del battesimo, non denotano un gusto personale ma un attenersi a un ruolo: quella che dimostra di essere rimasta la più figa anche anni dopo la fine della scuola, e la signora elegante e dimessa che vuole passare inosservata nel nascondere una relazione (immaginaria). Anche in un’età in cui dovrebbe aver imparato a vestirsi e ad avere un suo stile, non solo nelle occasioni importanti ma anche nel quotidiano, lei non ne ha mai maturato uno.

Quello su cui punta il suo personaggio per riprendersi il buon Buddy sono dei cliché anche nel look: le gambe scoperte e i tacchi altissimi, un classico abito sbracciato e scollatissimo, e il bon-ton rigido da donna più matura cercano di sottolineare un’eleganza che fa parte della maschera di ricca donna di successo che vorrebbe mostrare, ma stonano con il contesto perché in paese, in realtà, a nessuno importa niente.

Sia Buddy che Beth, infatti, sono più rilassati e naturali con il loro abbigliamento semplice e più legato alla comodità e all’abitudine che alla moda; lui nel vecchio classico americano maglietta e camicia di flanella aperta, lei nel suo look anonimo da neomamma.
Il punto è che non gliene potrebbe fregare di meno, e il cinico, disperato piano della bella e danneggiata Mavis viene capito nella sua crudeltà solo dall’unica anima affine in città, Matt, storpiato da ragazzo in un atto di bullismo, e da sempre chiuso nella sua stanzetta da nerd, che in qualche modo cerca di farle da coscienza. Ma Mavis è un personaggio che non evolve: il fatto che lei sia l’unica a non essere cambiata, se all’inizio suona come un complimento rispetto al fattore estetico, forse è più una condanna per il suo stato mentale.

4 thoughts on “Young Adult: bitch please?

  1. Non so, secondo me tutto si ricollega alla adolescenza e al fallimento di una ragazza che vorrebbe successo e indipendenza e pensa di ottenerli staccandosi dal paese dove famiglia, lavoro e sentimenti sono vissuti in modo più tradizionale. Così mentre Buddy, Beth, e in parte Matt “si sistemano” Mavis resta in un limbo in cui non si sente né adulta né ragazzina, in cui possono convivere ansie da adolescente e problemi da persona cresciuta. Disperata sì, ma non userei la parola “ninfomane”.
    Quanto alla moda, in America sono generalmente più rilassati e casual ma anche in Italia si vedono obbrobri da adolescente addosso a trentacinquenni eccetera, è una malattia dilagante – per non parlare di hello kitty!
    saluti :)

  2. Molto Bella di giorno e Catherine Deneuve come stile quando cambia strategia e si veste da signora per bene nell’ultima festa…
    Mavis è un personaggio complesso perché parte come una sorta di fighetta e arriva a diventare ancora più ninfomane e disperata di quanto fosse all’inizio. Comunque io le ho conosciute alcune ragazze così: da noi è difficile che si mischino i due tipi di ragazza, cioé da noi è quasi normale che molte rimangano bimbeminkia fino a quarant’anni e fino alla vecchiaia, però è anche difficile che vadano a letto davvero con degli sfigati, giusto quelle che hanno avuto carenze affettive nell’adolescenza, ma che però hanno un aspetto canonico al tempo stesso. Più un tipo di ragazza americana per certi aspetti che italiana: ma per il fatto della non crescita ci ha preso in pieno anche per le italiane purtroppo!
    Quello che intendevo con questo papiro onosco anche alcune ragazze che portano proprio le stesse scarpe e gli stessi vestiti di Mavis alla ribalta, però sono tipo modelle e di certo non si abbassano a certi ritorni perché in realtà non si sono proprio mai evolute appunto…

    Un caro saluto,
    Emerald

  3. a me il film è piaciuto, non mi ha convinto che si faccia davvero fatica a trovare relazione con un personaggio così deliberatamente autodistruttivo e che non trova nessun tipo di evoluzione durante il film. però non credo sia un brutto film, o un film da sconsigliare, se è questo che intendi.

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