Fright Night: vampiri e baracconate

A seguito di una lunga e accesissima discussione con alcune amiche riguardo a Twilight (indovinate se io sono una fan di Twilight? bravi) e True Blood, e soprattutto questa cosa LOL che qualsiasi film o serie tv sui vampiri successiva ai libri di Stephenie Meyer contiene una battuta o un riferimento che dissocia il film o serie in questione da Twilight, avevo pensato di scrivere un post diverso dal solito, e anziché dirvi dei costumi di un film specifico, fare un generico post sui costumi dei film e serie tv a tema vampiri.
Epperò.
Secondo Wikipedia Dracula da solo è il secondo personaggio al quale sia stato dedicato il maggior numero di film (il primo è Sherlock Holmes), quindi farne un post unico è fin troppo impegnativo. Quindi mi sto dedicando per voi a guardare un sacco di cose con i vampiri di cui vi dirò man mano e ciò potrebbe o non potrebbe concludersi con un post riassuntivo.
(Anticipazioni: la saga di Underworld, quelli fighi di True Blood, Ian Somerhalder).
Uno dei film del genere che non avevo ancora visto era Fright Night, questo del 2011. Come al solito (prima o poi mi metterò in pari) non ho visto l’originale, quindi parliamo solo del remake.

Una delle caratteristiche comuni dei film sull’argomento è la seduzione.
Il fascino viene dalla mitologia canonica secondo cui i vampiri sono creature notturne e misteriose, che si nutrono succhiando sangue dal collo della gente, e immortali.
Se a questo aggiungi COLIN FARRELL, stai già iniziando nel modo giusto.
(il link vi manda alle foto perché l’argomento è il fascino, Colin Farrell è un bravissimo attore e ha l’aria di una persona simpaticissima -ha fatto pure l’ubriacone rissoso e irlandese in Scrubs, tipo – se avete bisogno che vi dica io cosa guardare per saperne di più, suggerirei TUTTO)

Il titolo con cui il film è uscito in Italia, dove per estirpare ogni dubbio sul fatto che qualcuno possa effettivamente imparare l’inglese bisogna sempre aggiungere un sottotitolo, è Fright Night – il vampiro della porta accanto (per dire, in inglese la tagline promozionale era “He’s raising the stakes”). E Jerry, interpretato da Colin Farrell,

namedropping come non ci fosse un domani

è esattamente quello: il tizio della porta accanto, solo che è anche un vampiro. Lasciando stare le mantelle nere lunghe fino ai piedi, i colli rigidi e in generale l’aria cerimoniosa dei Dracula, il vampiro Jerry è un classico manzo americano medio, che si veste di canottiere, t-shirt attillate, camicie scure. In pratica la sua arma di seduzione è solo far vedere che è figo. L’unico dubbio che fa venire è il non farsi vedere finchè è giorno e il fatto che non entri in casa della gente finchè non viene invitato. Ma in termini di costume, Jerry è un tizio assolutamente anonimo. Essendo però (l’ho già detto?) Colin Farrell, è piuttosto facile attirare le attenzioni. Abbiamo detto vampiri uguale fascino e eleganza? qui invece vampiri uguale animali.

Jerry è un vampiro contemporaneo, che non dorme nascosto in una bara ma che ha una futuristica prigione bianca e illuminata di neon sotto casa sua, e il suo abbigliamento pur mettendone in risalto la figura non è appariscente, il suo scopo è quello di uniformarsi e mimetizzarsi con gli esseri umani. Il braccialetto di pelle non penso c’entri nulla con i vampiri, ma di solito serve a sottolineare la dimensione del polso e, per contrasto, del braccio. E tra l’altro, Colin Farrell ce l’ha quasi sempre. WELL DONE, Colin Farrell.

Il protagonista, invece, il giovane Charley (Anton Yelchin) è un ragazzino che, passato dall’essere un giovane nerd con amici improbabili a popular with a popular girlfriend, è lì a metà tra il distinguersi da quello che era e ambientarsi nel gruppo dei suoi nuovi amici. Essendo un film buonista, dopo due minuti due si capisce che i nuovi amici sono abbastanza idioti.

Il look di Charley è un po’ anonimo, scelta in linea con un personaggio che non ha ancora ben capito chi è e cosa vuole. Camicie larghe, jeans stretti e t-shirt lasciano immaginare che si guardi allo specchio prima di uscire di casa, ma la cura finisce lì. Per “travestirsi” da giornalista ruba una giacca. La cosa bizzarra sono le scarpe.

Avrei accettato una tale quantità di screentime per le scarpe se poi fossero diventate parte di un qualche rilevante plot twist che solo una mente particolarmente attenta ai costumi avrebbe notato (spoiler: NO), invece non succede assolutamente niente che riguardi le scarpe di Charley, se non che tutti le notano. Non so se è una scelta per far capire che il personaggio ci tiene a distinguersi indossando delle scarpe fighe (?) o un product placement particolarmente accentuato (in quel caso, FAIL).
Assieme a Charley, in questo deserto americano provincialissimo dove nessuno ha mai guardato due volte una rivista di moda, c’è Amy (Imogen Potts), la sua ragazza, che dovrebbe essere una delle fighe della scuola ma nessuno le ha mai detto che le panze di fuori erano passate di moda qualche anno prima.

Perfino quando si presenta con un vestito bianco (strategicamente quello con cui verrà quasi immolata verso il finale) non si rinuncia al maglioncino corto corto corto (davvero, pare le manchi un pezzo). Apprezzo però i capelli e il trucco, che per quanto curati e pettinati, la rendono abbastanza spontanea e credibile nel ruolo della liceale (rispetto alle fashion bloggers di Pretty Little Liars, per dire). Amy è la vittima del vampiro, costante del genere, la ragazza in pericolo da salvare per cui Charley si decide ad affrontare Jerry, ma a subirne la seduzione sembra essere più sua madre Jane, Toni Collette.

Jane fa l’agente immobiliare, è elegante e perfezionista nel lavoro in tailleur e completi formali, mentre a casa si trasforma in Lynette Scavo di Desperate Housewives. Siccome è single Charley, in uno slancio di protezione, si prende particolarmente male quando sembra che caschi per il figo della porta accanto, ma in realtà Jane è abbastanza in gamba, e anche il suo abbigliamento casual conferma che sia una che se la cava benissimo da sola.
Ok, questa è un po’ una lettura forzata, ma il suo personaggio mi sembrava più interessante della fidanzata Amy.

Ma veniamo alla baracconata.

Nell’immaginario collettivo i vampiri sono così, splendide ragazze pallide vestite di pelle, oscure e sexy. Ed è su quest’immaginario che si basa lo spettacolo-farsa di Peter Vincent, che si spaccia per cacciatore di vampiri ma che in realtà conduce semplicemente uno show di successo a Las Vegas, in cui tutto è finto, e il più finto è lui.
Questa parte del post è dedicata a voi, fedeli lettori (più probabilmente lettrici) che siete arrivati a questo blog cercando ben 6 volte “david tennant costumi vampiro” (spoiler: NO) e “david tennant  costumi pelle” (4 volte, spoiler: SI) (se invece sei sempre la stessa persona, grazie della fiducia, e vedi che l’ho preso come un suggerimento).

Ora, non è solo perché lo dice anche la recensione del film su i 400 calci, ma davvero la parte di Peter Vincent sembra un ruolo scritto per Russell Brand e che poi hanno passato a un’altro attore britannico, quel figo di David Tennant appunto; in ogni caso il costume di scena di Peter è un mix gotico-metallaro che dovrebbe richiamare leggendari guerrieri alla Van Helsing virati in chiave baraccona da show di Las Vegas, cosa che in effetti è. Cappotto di pelle, fastidiosi pantaloni, collane, tatuaggi, barba, capelli e piercing sono tutti finti, come finta è l’esperienza di Peter con i vampiri, almeno fino a un certo punto. Basta una conversazione lunga un cocktail con Charley per spogliare Peter sia del look che del ruolo di esperto (il video è qui, il dettaglio saliente -sempre per te caro lettore- ve lo metto io:)

Nel momento in cui Peter capisce che i vampiri ci sono davvero, pur essendo un eccentrico miliardario con la casa tamarra e la panic room, abbandonerebbe Gingeah, Las Vegas e le vestaglie di seta (grazie, costumista di Fright Night) per scappare più velocemente possibile. Ma nel frattempo arrivano i vampiri.

MacLovin (non ho mai registrato il vero nome dell’attore), infatti, è stato trasformato da Jerry, e da allegro sfigato con lo zainetto e gli occhiali diventa astuto vampiro travestito da fattorino: non così astuto perché dura poco anche lui. Mi soffermo sul personaggio solo per sottolineare quanto sia vittima dell’aver interpretato un ruolo e rifarlo quasi uguale; Ed all’inizio del film, anche se è l’unico a capire che la sparizione di così tante persone è sospetta, è esattamente lo stesso tipico nerd liceale che tutti credono sfigato ma ehi, è tanto un bravo ragazzo e il tuo unico vero amico di sempre. In genere i costumisti traducono tutto ciò in maglietta con i supereroi.
Ed eccoci al momento della grande battaglia, in cui il nostro Charley decide di vendicare l’aggressione subita dalla mamma e di salvare Amy (strategicamente munito di un paletto che ritrasforma in umani gli altri, espediente narrativo piuttosto congeniale), ed essendo un ex-appassionato di cosplay e cose da nerd anche lui, ci va tutto apparecchiato.

Perché vestirsi da videogioco? Perché uno dei suggerimenti per uccidere i vampiri è dargli fuoco, ed è più facile indossando una tuta ignifuga. Al salvataggio della scooby gang partecipa anche Peter Vincent, che invece riprende i suoi panni da Van Helsing, in versione armata:

Ovviamente lo strategico paletto vince, tutti si salvano, i due adolescenti finalmente lo fanno, eccetera eccetera. Degni di nota gli effetti speciali sulla trasformazione di Jerry in mostro, di cui si vedono solo gli stadi iniziali per quasi tutto il film, e principalmente in piccoli dettagli, sulle mani, gli occhi, le ombre, mentre sul finale si rivela il suo aspetto completo. Forse questa è la particolarità del film, che a differenza della maggior parte dei vampiri cinematografici in cui la rivelazione è di solito limitata al sangue negli occhi e ai canini, se non solo ai denti, in questo caso la paura del vampiro, rappresentato come una persona comune e anonima – inquietante, ma pur sempre “normale” – è data dall’anticipazione di quello che, da spettatori, sappiamo su di lui, che si può trasformare in un vero e proprio mostro sanguinario, una bestia feroce con meno screentime di quello che meriterebbe.
Fright Night non è imperdibile, non ridefinisce il genere, ma devo dire che resta un film divertente, e anche se facilmente dimenticabile o trascurabile non fa pensare “ammazza che cagata” come tante altre baracconate. Di certo il cast aiuta, Colin Farrell nel ruolo del cattivo inquietante si diverte (e si vede) e David Tennant nel ruolo del ciarlatano non fa rimpiangere l’eventuale assenza di Russell Brand. Craig Gillespie ci era piaciuto già con Lars e una ragazza tutta sua (spoiler: c’era Ryan Gosling), e se vi piace l’argomento vampiri, ci sono film peggiori (e oh sì, ne parleremo).

Poi non dite che non vi ascolto.

Immagini  © DreamWorks II Distribution Co., LLC.

2 thoughts on “Fright Night: vampiri e baracconate

  1. A proposito di product placement di scarpe e vampiri… il primo Underworld era letteralmente un unico spot a favore degli stivali New Rock, probabilmente qualche altra marca ci ha fatto un pensierino?

    • il product placement c’è un po’ in tutti i film, poi dipende dall’uso che se ne fa, la differenza è tutta nel vedere due che salgono in macchina o due che salgono in macchina danno istruzioni al navigatore e il navigatore viene inquadrato a ogni passaggio delle istruzioni, che fa subito spot. in questo caso c’erano oltre alle inquadrature due momenti in cui veniva esplicitamente citata la marca delle scarpe, ma onestamente non ho capito per quale motivo…
      o forse sono io che frequento troppi autori di telepromozioni!

tu che ne pensi?

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