Thor: the dark world

thor-dark-world-pictures-malekith Confesso: tra le cose che ho fatto domenica scorsa, che era tra l’altro il mio compleanno, c’è stato il ritagliarmi qualche ora sul divano per rivedere Thor e The Avengers prima di andare a vedere Thor: The Dark World.
Allora.
Non fatelo.
Potreste come me avere troppo vivida la memoria dei precedenti e rendervi conto sbadigliando a metà film che Thor: The Dark World è un film, uhm, noiosetto, specie se durante la visione vi vengono in mente troppo spesso termini come “fanfiction” “fanservice” e “cheppalle aridatece Loki”. Ma è un filmone Marvel, quindi ha comunque i suoi pro. L’aspetto visivo ovviamente è strepitoso.

Il presupposto è che quella di Thor sia una saga anomala: a differenza del supereroe canonico, che da persona comune si ritrova a dover gestire responsabilità e poteri straordinari, Thor è l’esatto contrario, un semidio che deve imparare ad essere più umano, ad accettare le cose normali della vita, amore e famiglia. Nel primo film, per dire, addirittura deve imparare a vivere senza superpoteri, quindi. In questo sequel, che comunque arriva dopo un percorso personale bizzarro (Jane, gli schiaffi ci stanno: ma come, stavi a New York e non mi mandi neanche un whatsapp, poi sparisco un attimo ed eccoti qui? Davvero, sta scena da stalker psicopatico me la dovete spiegare), Thor ha finalmente riportato la pace, è un guerriero vittorioso e saggio, adesso sì che è pronto ad essere re, e allora, uh, i daddy issues, il cattivo, che noia.

(breve digressione: all’uscita di The Avengers, una amica molto più informata di me mi segnalava che nelle fanfiction Thor era l’amico cazzone della compagnia, interpretato da tutti come il buzzurro che beve, spara stronzate e in generale ha degli atteggiamenti fuori luogo. Nel primo film in effetti dava quest’impressione: senza porsi il minimo problema sulle differenze tra il suo regno e la terra, magnava come un porco e non trovandosi un cavallo, voleva un cane o un gatto large enough to ride. Vedete voi. In TTDW invece non beve più e si strugge e soprattutto fa sempre il serio. Eddai, Thor, sei tanto un bel ragazzo, e fattela una risata ogni tanto).

Se Kenneth Branagh aveva tirato fuori un dramma shakespeariano dal conflitto tra Loki e Odino in cui tutti i personaggi avevano una crescita, un percorso visibile e giustificato, la sensazione è che il cattivo di quest’episodio, Malekith, sia poco caratterizzato, un cattivo funzionale solo al fatto che oh, ehi, ci serve un antagonista e non può più essere Loki che l’ha già fatto in due film e bisogna accontentare i fans e farlo diventare buono. Forse.

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Fotina: mi concentro sull’immagine perché, uhm, ecco, bè, quello nella foto per esempio è Christopher Eccleston. Io mica me n’ero accorta. Se per i personaggi principali della saga esisteva già una traccia da seguire, Malekith è quello nuovo, molto bello da vedere, molto belli i suoi tizi con il collo teso strano, molto bello. Sei ore di make up, dicono. Sei ore. Lo sapete quante cose si possono fare in sei ore, vero.

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Mi piacciono un casino, dal materiale che sembra uscito dalla roccia alle forme un po’ retrofuturistiche e quelle maschere, mamma come sono inquietanti quelle maschere, così fredde e anonime. Il designer, David White, le ha progettate con le cavità degli occhi orientate in modo che gli attori fossero obbligati a inclinare la testa per vedere, dandogli quel portamento. Mi facevano tanto coro greco che sta nel fondo del teatro in silenzio per poi giudicarti all’unisono. Peccato che la scrittura non fosse altrettanto efficace, con Christopher Eccleston che è un attore di tutto rispetto ridotto però a cattivo generico, senza una vera trama di fondo capace di catturare l’attenzione. Dicono che gli hanno tagliato un sacco di scene. Aspettiamo il dvd.

Voglio dire, io sono entrata nel cinema in ritardo e mi sono persa tutto lo spiegone iniziale. Non ne ho sofferto. La parte più bella sui cattivi era il libro Disney animato (durante la quale però non ho potuto non pensare a questo)

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Allo stesso modo, forse la mia è un’interpretazione superficiale, ma Jane Foster che usciva molto bene dal primo film, in questo secondo viene quasi immediatamente trasformata in Fanciulla In Pericolo. Tra l’altro, secondo l’espressione coniata dal grande Ortolani e che vorrei diventasse di uso comune, vince il Premio Prometheus con la mossa del ma mettiamoci dentro le mani, e dire che sono una scienziata. Non le mancano battute e accenni degni della scienziata che è, ma il suo ruolo è meno incisivo. All’inizio la troviamo a pranzo con un tizio carino (lo stesso che viene fregato in Girls) ma è chiaro che sta ancora pensando a Thor. Poi si scopre che sono passati due anni. Due anni!

In fatti di costume però la caratterizzazione delle donne è positiva: tralasciando il makeover asgardiano di Jane, se nelle prime scene Jane è carina pettinata perbenina, è solo perché è a pranzo con il tizio. Nella vita è sempre la simpatica spettinata ragazzina insicura tutta dedicata al lavoro che ci piaceva tanto.

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La differenza tra Thor e TTDW che più ho notato per quanto riguarda il costume è stata quella di Frigga, madre di Thor e Loki (psicologi, scatenatevi). Se nel primo film il suo ruolo di donna al capezzale del marito e regina degli dei con un regno pacifico e sottomesso si esprimeva anche con la rigidità degli abiti e delle decorazioni, qui è molto più marcata la sua figura come presenza solida e fortificante, più che di semplice compagna: è una regina guerriera, che sa tenere testa al marito e ai figli, e che mena pure. Quindi colori delicati ma vesti pesanti, che non accentuano le forme e che sono un tutt’uno con l’armatura.

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Allo stesso modo Jane Foster in versione regno di Asgard si prende le sue belle vesti drappeggiate con inserti d’oro. Non ho le immagini del pezzo più bello, ma che volete, il film è appena uscito al cinema, quindi.

In generale ho apprezzato il fatto che tutte le donne del film, parecchio fighe, siano coperte quanto i maschi, in particolare Sif. Che è vero, è una guerriera, ma si intuisce che Thor dovrebbe dedicare a lei le sue attenzioni, anziché a quella sfigata di Jane.

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Eccetto che nelle forme, l’armatura di Sif è ingombrante e scomoda come quelle degli uomini, e nelle scene in cui non sta andando a picchiare qualcuno, ha addosso strati e strati di roba. La pelliccia ce l’ha lei, non Loki (so che state pensando “peccato”). Il fanservice è al contrario, nel senso che la scena dello struggimento di Thor per Jane che è tanto lontana si esprime con lui che si toglie la maglietta. Grazie.

Thor ha un mantello nuovo, oltre che una costumista nuova, che a proposito dice “Thor ha il suo stile riconosciuto, per il quale abbiamo introdotto un mantello di pelle blu scuro, senza cuciture. E’ un taglio molto semplice, ma che si drappeggia molto bene, così quando è fuori con i ragazzi ha tutta la sua armatura da Thor al di sotto, ma quel che si vede è solo questa bella pelle drappeggiata che è semplicemente elegante”.

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Allora, si capisce che la Alexandra Byrne avrà avuto altro da fare, ma te la sei cavata bene, Partridge. La sua ricerca si è basata sull’arte celtica e il sapore nordico è coniugato bene con l’invenzione di materiali nuovi. Le armature di Thor, Odino e Loki restano in sostanza le stesse dei film precedenti, anche se virate in una chiave che sottolinea la natura battagliera degli eventi. Tutti i metalli sono invecchiati, le pelli consumate, per insistere sulla vulnerabilità dei personaggi e dell’intero regno. Sono spettinati. Non sono divinità infallibili né imbattibili. In particolare Odino non ha più tutto l’oro regale e divino con cui si presentava nel primo film della saga, perché diventa chiaro finalmente a tutti che forse forse uhm, non solo non è un gran padre (vedi dialogo iniziale con Loki) ma soprattutto forse non è neanche questo gran re. E il suo costume è quello di un soldato.

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Chris Hemsworth ha detto, a proposito dei suoi costumi:

“Il fatto è che vieni lanciato contro i muri e altre cose, quindi pensi al costume e dici, ‘oh, sì, sembra bello, buono’, e poi ti chiedi, ‘ok, come sarà in una scena di lotta?’ e dici, ‘non lo so, andrà bene. Abbiamo dovuto cambiare e sostituire diversi costumi a causa dei movimenti da fare indossandoli, e non so cosa avrebbe potuto sopravvivere a quel genere di trattamento. E’ stato abbastanza doloroso, a volte”.

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Infine, e non lo dico perché di recente ho scoperto che Tom Hiddleston ha la mia età ed è quindi perfettamente idoneo a diventare il mio prossimo fidanzato, trovo che la scena più bella del film sia quella in cui Thor lo convince ad abbassare le difese e a far cadere l’illusione che rivela il suo vero stato distrutto.

La miglior descrizione dei costumi di Loki è la sua (e vi giuro, di solito non leggo panorama):

“C’è la sua tenuta da prigioniero, l’equivalente asgardiano di una tuta da volo. È interessante vedere il suo abbigliamento da prigioniero perché ce ne sono due versioni. Una è molto elegante e quasi lussuosa. È come se stesse indossando una preziosa veste da camera perché è un principe e gli è stata conferita. L’altra è quella di quando lo vediamo sul fondo della scogliera e si è strappato vestiti, capelli e viso e diventa un’incarnazione del suo odio per se stesso e della sua disperazione. Si è letteralmente strappato insieme al tessuto dei suoi vestiti. È stato emozionante anche questo perché non lo avevo mai fatto, perché il personaggio è così controllato, così elegante, così ordinato, è stato molto interessante per me demolire il fatto che fosse così compassato per tutto il tempo.
Nei primi due film, quando indossa un abbigliamento terrestre, indossa abiti impeccabili fatti su misura con bellissimi foulard e ha conquistato questa straordinaria eleganza, derivante da una sorta di vanità. Demolire quella vanità è stato emozionante.
Il suo secondo costume è una specie di insieme di due elementi diversi. Abbiamo pensato che, una volta rilasciato dalla prigione, non avesse tutto il tempo necessario ad andare dal suo sarto e avere un abito nuovo. Ha i guanti di ferro e quella lastra per le spalle ereditata dal primo film che è tutta graffiata e consumata. Era come se fosse andato in un’armeria e avesse rabberciato un vestiario adatto a un combattimento. Non è come il nemico pubblico n. 1 a cui viene dato il privilegio di una nuova armatura ogni volta, quindi mi piace il fatto che le lastre dell’avambraccio sono ancora graffiate dopo che è stato colpito da Hulk quando si trovava sulla Terra con i Vendicatori. Mi piace il fatto che il suo costume appare dismesso ma resta comunque ‘forte’”.

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Non credo ci sia un momento più triste in tutti i film Marvel visti finora. Riesce così bene che mi aveva convinto. Sul finale del film, giuro, non me l’aspettavo. Mi spiego: ero sicura che non lo facessero morire, ma non mi aspettavo che il film finisse così. Loki non è un cattivo destinato a morire, perché è l’antagonista-tipo. Un po’ come Xavier e Magneto, ma in quel caso la relazione tra i due non cambia, non si evolve; invece, nel corso di tre film, il rapporto tra Thor e Loki si modifica radicalmente, così nel primo film Loki è quello che grazie alla sua intelligenza riesce ad approfittare dell’ambizione e il desiderio di guerra di Thor e compagni e a rigirarli a suo favore; in The Avengers Loki si trova ad affrontare un nemico alla sua pari (e comunque ci vogliono tutti gli Avengers, insomma); e in The Dark World, finalmente, è Thor che cerca di approfittare del suo vantaggio su Loki. O almeno crede. Ma la fine del film lascia intendere che forse Loki non si sia lasciato alle spalle proprio nulla, nonostante il suo dare voce a Odino. Il personaggio è scritto così bene che resta il dubbio che con Loki sul trono, Asgard potrebbe bruciare e cadere in rovina, o davvero tornare allo splendore a cui tutti fanno riferimento.
Tra l’altro: durante il primo doppio gioco, Loki chiede a Malekith una sola cosa in cambio: un buon posto da cui vedere Asgard che brucia. Uhm. Well played. 

Sulla caratterizzazione di Loki, vi cito Hello, Tailor:

Thor’s character development is, obviously, excellent, helped along by Chris Hemsworth being unfeasibly likeable in the role. But with Loki, the changes are beautifully drastic. InThor, Tom Hiddleston is playful, childish, and overly emotional. He’s an angry emo teenager who tries to burn down the school because nobody understands him. But since The Avengers, Loki has transformed into an exhausted, crazy-eyed murderer with papery skin. He’s gone from being a doe-eyed sylph to a frazzle-haired angstbucket with a penchant for stabbing. It’s beautiful. And, of course, he’s an absolute scene-stealer. Ambiguous villainhood is all well and good, but Loki is endlessly entertaining because he’s so goddamn hard to predict. You really do get the feeling that he’s living from moment to moment, rather than following a carefully itemised Evil Overlord plan like most supervillains. I just wanna high-five Tom Hiddleston and the writers all the way through, both for creating such a fun character, and for developing such an interesting interpretation of Norse mythology.

Lo stesso Tom Hiddleston lo descrive come un fuoco d’artificio:

Well, where next? What’s he going to do? What level of remorse does he have? If he does have any remorse or regret, why? Who does he feel guilty in front of, and who does he laugh in the face of? What’s his motivation? If he stands to win, what does he stand to win? As a character you’ve got all these new motivations, but as an actor I am absolved from playing hero or villain – I’m just the live wire. And that was more fun than I can possibly tell you.

E infine, i titoli di coda sono tra i più belli che io abbia mai visto. Però il film non si regge in piedi da solo, purtroppo: nella prima metà è Darcy a fare intrattenimento, mentre la parte di Asgard scade nel fantasy più noioso, e quando finalmente Loki entra in azione, ho trovato forzato il costante ricorso alle sue battute e frecciatine, che comunque è ciò che ci si aspettava dal personaggio. Davvero, Loki è divertentissimo, ma la scena della fuga sulla nave ha infastidito pure me. E il ritmo del film è sbilanciato tutto verso la seconda parte: Alan Taylor è un regista soprattutto televisivo e non so se sia stata la scelta giusta, forse Patty Jenkins sarebbe stata migliore. Ma non lo sapremo mai.

Per concludere, non so se siano previsti degli spinoff, ma se la cosa più divertente del film di Thor sono Darcy e Loki, e una scena improvvisata, uhm, per me è no.

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8 thoughts on “Thor: the dark world

  1. Io sono di parte, perche’ adoro infinitamente Tom hiddleston,premesso questo ho trovato il film abbastanza divertente,certo mi concentravo solo durante le scene con loky………comunque al di la’ della mia loky-passione, credo di essere nel giusto quando dico che Tom e’ di un’eleganza innata. Sarebbe interessante vederlo in pigiama prima di andare a letto……anche nel letto, certamente:-) :-) :-) :-) :-) :-) :-) :-) :-) . Per quanto riguarda la scena della disperazione in prigione,io non mi stanco mai di guardarla..anzi,ti ringrazio per averla postat.battute a parte, una delle scene piu’ belle,al cattivo che piange per la morte della sua mamma adottiva, non si puo’ resistere!

  2. Aspettavo la tua disanima sui costumi, anche perché l’aspetto visivo è davvero spettacolare e salva molto gli spettatori esteti nelle parti più noiose.

    Su Jane Foster mi trovi in lutto: come si fa a rovinare una tizia che non ha alcun super potere ma ha dalla sua LA SCIENZA? Sarebbe il personaggio dei miei sogni, al momento è il mio incubo. Per giunta damsel in distress topica!

    Il mantello di pelle nera è un colpo di genio. Una curiosità: anche tu come le costumiste hollywoodiane vai in visibilio per i tessuti consunti, sporchi, i vestiti rovinati e gli outfit pezzenti? Perché è un leitmotiv abbastanza potente, con costumiste per parlano per ore e ore dei barboni sullo sfondo e quando gli si chiede dei vestiti lussureggianti si limitano ad un’alzata di spalle. Da profana, è inconcepibile.

    • Ahahah, è vero.
      Personalmente, per me il distinguo tra stylist e costumista è il fatto che non vai semplicemente a comprare delle cose nei negozi e le abbini, ma puoi anche farle se non esistono, e le cose che si possono fare sono infinite. Quando poi hai la possibilità di sporcarti le mani e elaborare i materiali…AWWW. Cioè, io mi diverto molto.
      Il problema delle comparse sullo sfondo invece è che se vuoi fare un lavoro fatto bene, devi far bene pure le comparse sullo sfondo, ed è molto più difficile vestire cinquanta sfigati sullo sfondo che il protagonista della scena, che in linea di massima è uno che conosci e di cui conosci i gusti, ogni misura al millimetro e sai per cosa spaccherebbe le palle o cosa gli andrà bene; le comparse ti capitano tra i piedi all’ultimo minuto, molto spesso sono dei bidoni alti un metro e larghi uguale e farli per bene è un lavoro che ti porta via un sacco di tempo per poi venire inquadrato solo di striscio.
      Però è quello che dà credibilità e contesto alle scene oltre ad arricchire l’inquadratura, quindi quando poi non vedi nulla ti dispiace per il lavoro fatto.
      Siamo gente strana, lo so.
      (o forse è solo perché passo gran parte della mia settimana a vestire gente che fa sfondo)

  3. Posso benedire questa recensione? Posso?
    Ho visto stasera Thor: The dark world e ne sono rimasta alquanto confusa: ho temuto per settimane che facesse schifo e infine mi è piaciuto più del primo ma non ho potuto fare a meno di notare alcuni aspetti, ehm, deludenti.
    Concordo perfettamente su quel che dici nella parte finale. Ok, la trama è scontata ma, secondo me, se avessero fatto più attenzione ad alcuni buchi sarebbe stata una trama scontata ma decente (cacchio). Poste tre cose: adoro Loki, adoro Tom Hiddleston ed adoro le gag, ma le battute durante l’inseguimento sono state troppe. C’era appena stata quella bellissima, quando Loki continua a trasformarsi per innervosire il fratello da buono rompicoglioni quale è: perché aggiungerne altre rovinando una scena che avrebbe potuto essere un buon inseguimento?
    Un vero peccato insomma: una buona volta che il personaggio è ben scritto…
    Ne approfitto per dire che apprezzo l’approfondimento sui costumi che hai fatto: sono una fan dei fumetti di Thor e una che presta maniacale attenzione ai disegni e quindi il desing mi interessa. Da quel che ho capito il tuo blog tratta spesso questo aspetto e quindi penso che ti seguirò in futuro.

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