Reset

nel 2016 ho visto tante cose, ma ne ho fatte anche moltissime e questo è il motivo per cui questo blog non solo non è stato aggiornato da un pezzo, ma proprio ci ho pensato pochissimo. In compenso vedo che vive di vita propria anche se non lo apro (sarei curiosa di sapere se poi tutte le persone arrivate qui cercando il costume di Elsa di Frozen l’abbiano poi realizzato, e com’è andato l’esame di quella che cercava una tesina su Espiazione)
Però ci sono delle cose che ho visto e su cui ho fatto delle riflessioni e mi sembrava brutto buttarle lì così senza un minimo di preavviso, quindi eccovi un bel post di varie e eventuali

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Lo chiamavano Jeeg Robot: i costumi raccontati da Mary Montalto

Dopo aver visto Lo chiamavano Jeeg Robot avrei voluto dire e scrivere un milione di cose. Ma ehi! ho aspettato a scrivere, primo un po’ perchè sicuro tutti avrebbero avuto da dire delle cose più intelligenti, (e puntualmente, eccole) secondo ero in attesa di Contributi Esclusivi Bellissimi Che Trovate Più Avanti.

Diciamo che avevo l’aspettativa abbastanza alta, perchè sono una fan delle persone che provano a fare qualcosa di diverso, ma sono rimasta comunque spiazzata da quanto è stato entusiasmante.

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The Danish Girl

C’è un’inevitabile fortissima connessione tra personaggio e costume, tra abbigliamento e identità, in “the Danish girl”, di Tom Hooper, versione romanzata della storia di una delle prime donne transgender della storia nei rigidi anni 20 dell’Europa del nord.

Eddie Redmayne vuole un altro oscar! Infatti, dopo averlo già vinto con una storia di trasformazione l’anno scorso con La teoria del tutto, a questo giro interpreta Einer Wegener, pittore danese che realizza di essere in realtà Lili, una donna intrappolata nel corpo sbagliato, e, accompagnato dalla moglie Gerda, artista esordiente che resta al suo fianco nonostante le difficoltà nell’accettare i cambiamenti, riesce a “liberarla”, diventando una delle prime persone nella storia a subire un intervento chirurgico per cambiare sesso.

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Brooklyn

Brooklyn è una deliziosa storia di emigrazione e amore ambientata nei primi anni 50 tra il più piccolo dei paesini di provincia irlandesi e Brooklyn, appunto. Protagonista è Saoirse Ronan, una che non vince abbastanza premi solo perchè in giro c’è Jennifer Lawrence, o se no non me lo spiego. Qui un adorabile video in cui illustra la pronuncia dei nomi irlandesi, per la vostra gioia.  Curiosamente, Brooklyn è anche il centesimo film che ho visto quest’anno con dentro Domnhall Gleeson, che va un casino quest’anno.

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Mad Max: Fury Road

Non sono tanto indietro da aver visto questo film solo adesso, anzi ho avuto il piacere di vederlo più e più volte (FILM DELL’ANNO 2015 SCUSA STAR WARS). Se non ne ho scritto fino ad adesso è perchè ci sarebbe così tanto da dire sull’immaginario di Miller che scrivere solo di questo film mi sembra quasi riduttivo.

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I premi che contano 2016 (fate vincere tutto a Mad Max Fury Road)

qui è dove con tutta la mia spocchia vi commento brevemente cosa dicono quest’anno le nomination degli unici premi che mi piacerebbe vincere nella vita

(un altro post con le figurine)
(l’anno scorso ho saltato)

I premi del cinema sono le uniche occasioni in cui quelli che non sono nerd o del mestiere sentono nominare le parole Costume Design. Poi vedono ste sconosciute o sti sconosciuti che ritirano la statuetta in velocità e via, dimenticati di nuovo. qui è dove con tutta la mia spocchia vi commento brevemente cosa dicono quest’anno le nomination degli unici premi che mi piacerebbe vincere nella vita. Mi rammarico della scarsità di link ma cercherò di provvedere

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Revenant

DiCaprio è vegetariano, dai. Qui si mangia la carne cruda. Una mia amica di recente ha scritto: “Se leo perde in favore di Matt Damon mi lascio morire attaccata a una porta alla deriva nell’Oceano”. E insomma, diciamo che sono abbastanza d’accordo. Un po’ perchè Leonardo DiCaprio se lo merita l’Oscar*, indipendentemente dal film: BASTA dategli un premio; ma soprattutto perchè nel 2016 evidentemente si può sopravvivere attaccati a un tronco in un fiume ghiacciato, nudi nella neve, digiuni da giorni, feriti da mamma orsa, grazie a vestiti che non si congelano e pellicce impermeabili.

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Macbeth

Ha un’aria da western, la Scozia in cui Justin Kurzel ambienta questa versione di Macbeth, una fredda terra di confine, selvaggia e povera. Un cielo color nebbia e i toni spenti del paesaggio stabiliscono il clima, e Jacqueline Durran realizza i costumi severi che rendono ancora più spettrale e gelida la tragedia di Macbeth e signora.

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Carol, un punto di rosso

Sono uscite le nomination agli Oscar di quest’anno, e se la cinquina può considerarsi abbastanza scontata come al solito (film d’epoca e fantasy), ho trovato abbastanza sorprendente che comprenda due film a firma della stessa costumista, già vincitrice di tre Oscar (per Shakespeare in Love, the Aviator e the Young Victoria): Sandy Powell, nominata sia per Cinderella (vedi qui) che per Carol.

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