Jane Eyre (quello con Fassbender che fa gli occhioni)

Nel quale ammetto pubblicamente di non aver mai letto il libro, ma un po’ che anche questo Jane Eyre è candidato all’Oscar per i migliori costumi, un po’ che ho un debole per i drammi ottocenteschi. Il costumista Micheal O’Connor è uno che si è costruito una buona reputazione sia in teatro che in film di ambientazione storica (ha già vinto un Oscar per The duchess), e questo Jane Eyre forse non supera né Hugo né The Artist, ma in questo film chapeau. bravo. bello. 

Rispetto al solito carattere romantico dell’ambientazione (primi dell’ottocento), il rigore e l’austerità che definiscono location, scene e fotografia, si riflettono anche sui costumi, che contribuiscono a creare una tensione ancora più forte tra i personaggi, Quello che sorprende di questo lavoro è come la palette di colori, apparentemente spenta e piatta, scelta per il personaggio di Jane,  riesca ad attirare l’attenzione dello spettatore, risultando particolare senza mai essere forzata nè inverosimile.

Gli abiti quadrettati di Jane sono molto strutturati all’inizio, con i colli alti e i bustini rigidi. Quando sceglie l’abito appena più scollato per presentarsi a Rochester, intravedere le linee del collo trasmettono fragilità e insicurezza, il personaggio si espone leggermente aumentando la tensione.

Rochester, invece, da misterioso gentiluomo, indossa completi accuratamente spaiati, probabilmente fatti su misura, cravatte di seta e gilet broccati, in cui la rilassatezza diventa sempre meno casuale e più caratteristica via via che il personaggio lascia spazio ai suoi sentimenti per Jane (e poi è una scusa perfetta per mettere le foto di Michael Fassbender).

Gli altri personaggi ricchi, perciò, con i loro colori brillanti e i tessuti luminosi, stonano con il tono generale del film e della storia, a sottolineare il distacco, il filo che lega Jane e Rochester ed esclude gli altri, parenti e aspiranti tali:

Uno dei momenti fondamentali del film, che rappresenta perfettamente il senso di costrizione e di soffocamento di Jane alla scoperta del peggio, è quello in cui si strappa letteralmente di dosso l’abito da sposa, mentre la telecamera insiste sulla difficoltà materiale di levarsi un bustino che toglie il fiato il più in fretta possibile:

C’è una straordinaria cura dei dettagli, nel lavoro di O’Connor, e immagino come minimo due o tre assistenti costumiste intente per giorni a bagnare abiti e mussole per trasformarle nella quantità impressionante di intimo, sottovesti e camicie da notte che si vedono nel film.

La scelta dei tessuti è impeccabile e ricercata, rispecchia il carattere di Jane, semplice ma dall’animo indipendente.

Mi piace come lo schema diagonale dell’abito a quadretti richiami anche il disegno delle finestre.
Trovo che siano questi dettagli a rendere questo film praticamente perfetto dal punto di vista visivo, perchè l’organicità con cui i costumi si legano all’ambientazione generale è parte integrante della sua atmosfera nebbiosa e romantica.
Vincerà l’Oscar?

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