su Hugo Cabret, Scorsese e il colore

Anche qui confesso di non aver letto il libro ed essere quindi colpevole di non avere un immaginario mio che ne sia rimasto deluso, mentre mi sono lasciata stupire in positivo più più più dalla visione del film. Faccio sempre fatica ad avvicinarmi agli ultimi lavori di Martin Scorsese, resto sempre un po’ intimidita dall’uso forse esagerato degli effetti speciali, della maestosità delle ricostruzioni grafiche di intere città. Eppure come già con The Aviator, quando scorrono i titoli di coda ho visto un film bellissimo, e chi se ne frega se ci sono troppi minuti di ingranaggi di orologi fatti a computer.
I costumi di Hugo nella loro semplicità sono strepitosi, soprattutto per la cura dei dettagli, d’altra parte non si vincono tre oscar se sei una principiante.

Fin dalle prime inquadrature si capisce l’attenzione dedicata ai colori, sia per i costumi che per la composizione delle immagini. Tutto è descritto e realizzato con l’aspetto un po’ esagerato e vivace dei libri illustrati, come se il racconto e il mondo della stazione fossero effettivamente visti attraverso gli occhi di un bambino.

Sui personaggi principali si ripetono i motivi a righe: sui maglione di Hugo e Isabelle, sulla sciarpa di Monsieur Frick, sull’abito di Madame Emilie. Insieme alla divisa dell’ispettore BORAT, di un turchese molto acceso, sono dettagli che staccano subito dalla folla caotica della stazione permettendo di individuare e notare subito i personaggi come li nota Hugo, di nascosto, spiando dall’alto dell’orologio.

Il maglione indossato per tutto il film dal protagonista, insieme alla giacca con le maniche troppo corte, stabilisce i toni aranci e turchesi e costituisce poi una nota di colore che fa da sfondo a tutto il film, sia nei particolari dell’abbigliamento dei comprimari, sia negli oggetti di scena, dal mazzo di carte allo studio del professore.

Il personaggio di George Méliés, invece, negli anni 30 è la versione scura di quello che era nei primi anni del secolo, nel suo periodo di successo, in cui indossava (a colori) lo stesso tipo di camicia chiusa fino al collo con la cravatta, gilet e giacca accollata.


Il momento oddiochetenerezza è quando si vede che Hugo e suo papà Jude Law si vestivano uguali.

Esclusi i film di George recuperati, che tendono più al rosa e al verde acido, la palette dei colori si completa con l’oro e gli altri metalli degli ingranaggi degli orologi e dell’automa, che rimandano a Jules Verne e al futurismo, in coerenza con i tempi della storia.
Scorsese trasforma Hugo in una meraviglia, soprattutto per gli occhi, creando un mondo dove avventura, sogno e realtà diventano mescolati. Vorrei avere un bambino di dieci anni, tipo.

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