Ides of march

Oppure “Ryan Gosling e l’importanza dei capispalla”. Dopo il famoso giubbotto di Drive, il capo che più resta impresso di Le idi di marzo è il cappotto marrone di Stephen Meyers. Vestire gli uomini è sempre più difficile che vestire le donne, in particolare in un ambiente istituzionale come quello politico. Lontani dagli obbrobri di moda del parlamento italiano, però, negli Stati Uniti il look della classe politica è sempre più simile a quello dei dirigenti d’azienda, formale senza eccezioni. Anche per questo Louise Frogley, costumista di diversi titoli di Clooney, rinuncia a Armani e Gucci per i due protagonisti scegliendo dei tagli di abito più tradizionali. Che poi, voglio dire, facile vestire George Clooney e Ryan Gosling; quei due tripponi di Paul Giamatti e Philip Seymour Hoffman, un po’ meno.

Ci sono però alcune differenze sottili anche in un’ambientazione in cui tutti vestono in giacca e cravatta. George Clooney nei panni del candidato Morris prende ad esempio Barack Obama, mentre Stephen Meyers è perfino più classico e istituzionale: giovane e ambizioso addetto stampa, anche la sua immagine riflette quella del candidato che rappresenta e in cui vede un esempio.

Paul Zara e Tom Duffy, invece, addetti con l’esperienza di chi ha vissuto campagne elettorali tutta la vita (che palle) si distinguono per la scelta meno appariscente nelle cravatte e camicie più vecchio stile, righe un po’ antiquate e colli meno rigidi.

La giornalista Ida Horowicz, corrispondente di politica, ha un ruolo chiave nella comunicazione dei giochi di potere che solitamente è riservato agli uomini. Per sottolineare (in modo fin troppo didascalico nella mia opinione) la difficoltà e la sua serietà, più che maschile il suo look è non-femminile e risulta in capi disordinati e capi che non mettono in risalto la figura (che è un modo gentile per dire SENZA FORMA). Al suo opposto c’è la fragile Molly, giovane stagista, il cui stile è informale ma curato, da primo impiego.

Louise Frogley ha raccontato anche le varie scelte e i marchi utilizzati a GQ. L’articolo si intitola The Style of Ides of March ed è molto dettagliato, vorrei che interviste così si trovassero anche per altri film.

2 thoughts on “Ides of march”

    1. Dipende da quanto vuoi spendere! Se si tratta di un investimento andrei sui marchi inglesi tipo Burberry’s o Paul Smith, se invece cerchi un’alternativa economica anche Zara è un marchio che sviluppa molto bene l’invernale. Il marrone però non l’ho visto molto in giro in questa stagione, forse ti conviene cercare per saldi a gennaio quando torna fuori materiale fuori collezione

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