The Help – cofane e pies

Jackson*, Mississippi, il famoso Deep South è un posto dove l’ostentazione, nella moda, nel cibo, in società, sembra essere l’unica cosa di cui le donne si preoccupano. The Help ricrea perfettamente quell’ambiente dei primi anni ’60, e la costumista Sharen Davis non si limita a riprodurre accuratamente abiti, uniformi e acconciature ma contribuisce a caratterizzare i personaggio secondo la propria personalità. La differenza di classe è l’elemento che più evidenzia i costumi, e di fatto il film intero potrebbe riassumersi nella differenza tra la divisa da lavoro e gli abiti personali delle donne di servizio.

Aibileen, Minny, Yule Mae e le altre, con i loro semplici camici da lavoro, grigi, chiari, indossano una uniforme in senso letterale: come donne a servizio sono, dal punto di vista dei bianchi, interscambiabili tra loro, prive di dignità e di personalità, tanto che nessuno si pone il problema dei legami che si creano tra queste donne e i figli altrui che accudiscono; Mrs. Leefolt should not be having babies. Put that in the book.

E’ in chiesa che queste donne hanno la possibilità di esprimersi sia come comunità, sia come individui. Anche Minny, licenziata il giorno prima, si presenta a casa di Hilly per portarle la torta con gli eleganti abiti con cui la si vede altrimenti soltanto in chiesa. La stessa Skeeter, nonostante la sua mentalità aperta, alla prima intervista ammette stupita di non aver mai visto Aibileen senza divisa.

Le donne bianche invece, capitanate dall’insopportabile Hilly, sono tutte un’esplosione di colori vistosi, stampe vivaci, cofane di lacca ed esagerazione nel trucco.  Elizabeth si confeziona gli abiti da sola, ma ci tiene a farli sembrare acquistati; ci ha messo quattro settimane a preparare quello per la festa e il risultato è quello?!?; la mamma di Skeeter ha una serie di parrucche scelte con cura; Missus Walters indossa cappellini in ogni momento; la rabbia di Hilly per l’eccentrica e problematica Celia esplode quando le strappa accidentalmente la manica dell’abito da sera.

Skeeter si distingue dalle altre anche perché il suo carattere dinamico e anticonformista si riflette nel suo abbigliamento: lei è una che pensa, che si è laureata, e non si mette certo in mostra vestita da confetto né perdendo tempo a sistemarsi i capelli. Non pettinarsi a casco di lacca e non truccarsi come una barbie sono segni di ribellione piuttosto forti in quell’ambiente, tanto che anche sua madre se ne preoccupa. Anche il suo abbigliamento è meno rigido, meno vivace e generalmente più comodo delle sue coetanee – stiamo parlando di una che arriva all’appuntamento con il potenziale fidanzato con il pick-up.

*Jackson, Mississippi: i gusti da quelle parti non devono essersi evoluti moltissimo, a giudicare da quello che si vede in True Blood.

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