Beginners

Beginners è un film incredibilmente tenero e amaro, in cui ci sono cose bellissime come Ewan Mc Gregor e Mèlanie Laurent, due bellissimi e bravissimi tra i miei preferiti; Christopher Plummer, che ci ha vinto un oscar; e infine un adorabile jack russell, che parla con i sottotitoli. Ho trovato i costumi, firmati da Jennifer Johnson, molto azzeccati e personalmente se fossi bionda adotterei lo stesso stile del personaggio di Anna. Certo ci vorrebbe anche il fisico leggero e pallido di Mèlanie Laurent, gli occhi azzurri e l’accento francese. Ma non divaghiamo.

Il film è un attento alternarsi di flashback tra il 2003 e gli anni precedenti, che raccontano in parallelo la nascita della timida relazione tra Oliver, illustratore, e Anna, un’attrice di passaggio, due personaggi solitari e impacciati, e gli ultimi anni di vita di Hal, padre di Oliver, dichiaratosi gay dopo essere rimasto vedovo, e che nonostante la malattia, cerca di vivere i suoi 78 anni con spensieratezza. Anche lui come il figlio è in questo un principiante, ma senz’altro più ottimista e rilassato, mentre Oliver ha la tendenza a razionalizzare tutto, non riuscendo a spiegarsi il bizzarro e lunghissimo matrimonio dei suoi. Nel suo desiderio di chiarezza, la narrazione è interrotta da veloci immagini come diapositive che aiutano Oliver a spiegarsi. E poi c’è un cane jack russell che parla con i sottotitoli e piange quando viene lasciato senza la sua famiglia. L’ho già detto? CANE CHE PARLA CON I SOTTOTITOLI. Ecco.

Ho trovato bellissime le scelte sul look dei due protagonisti: Anna è un’attrice che vive in solitarie camere d’albergo, senza una vera e propria casa (anche il suo appartamento di New York è praticamente vuoto), e il suo abbigliamento è comodo e neutro, ma comunque femminile, delicato e leggero. Ci sono tracce della sua origine francese nella particolarità dei capi, sofisticati ma mai esageratamente modaioli né appariscenti. Anna vive di valigie e spostamenti, e questo è sottolineato dal fatto che più volte la vediamo indossare gli stessi capi essenziali. Prevalentemente casual, con maglie e camicie morbide, jeans e blazer, il suo stile è essenziale ma ricercato. Mi è piaciuto il look della festa, in cui pur essendosi palesemente vestita da uomo, non è propriamente in costume ma con uno stile di abbigliamento più maschile in cui non sembra ridicola (che è come tutti i costumi di carnevale per quando si vuole essere fighe); ho apprezzato anche il fatto che indossi sempre scarpe basse (e nonostante questo sembra una nana di fianco a Ewan Mc Gregor, che non mi era mai sembrato uno spilungone), e che anche il trucco e i capelli siano quotidiani e sempre verosimili.

Anche sui colori si resta sempre su toni neutri e delicati, facilmente abbinabili e basici (si vede che si prepara i cambi prima di chiudere il trolley come ogni frequent flyer impara la decima volta che compra una maglietta da H&M all’estero), che contrastano con l’abito rosso che indossa sia quando parlano della famiglia in albergo, sia quando Anna torna a casa di Oliver nel finale. Invece il suo armadio di New York è pieno di colori e abitini.

Altra scelta azzeccata è lo stile di Oliver: il personaggio fa l’illustratore e sarebbe stato facile scadere nel cliché di farne una sorta di intellettuale fighetto, invece il suo abbigliamento è semplice e ordinato, e privilegia i maglioni a righe e le t-shirt con il blazer (oh it’s SO 2003), jeans e pantaloni classici. Anche i colori sono neutri e poco appariscenti. Ewan McGregor sembrerebbe elegante e figo anche vestito da Lapo Elkann, ma è un dettaglio trascurabile.

Hal “cambia completamente il suo guardaroba” al momento della sua rinascita come gay quasi ottantenne, e se l’uso di certi elementi – foulard al collo, t-shirt a v, camicie strette – può sembrare stereotipato, è realistico pensare che un anziano ci si affezioni con la tenerezza di chi si è appena dichiarato. Nelle scene legate alla malattia invece l’abbigliamento è più rilassato e costituito da capi comodi e tipicamente da casa. Andy invece è esuberante e orgoglioso, dal look più appariscente, colorato e riconoscibile, fatto di maglie larghe, jeans corti e camicie fantasia.
La mamma di Oliver, personaggio eccentrico e curioso, nei flashback indossa quasi sempre abiti morbidi, stampe colorate e caftani che richiamano la moda hippie anni 70 pur restando eleganti e curati.

E’ interessante, oltre alle “diapositive” narrative di Oliver, anche l’uso dello stacco in asse con i cambi di costumi per sottolineare il passare del tempo e la ripetitività di certe situazioni e ambienti.

Questo e altri espedienti rendono questo film piacevole e originale, ricco di spunti e suggestioni, nonostante il ritmo non troppo coinvolgente, che comunque riflette la reale timidezza e forse paura con cui i personaggi affrontano il loro percorso. Infine una cosa che con i costumi c’entra poco: c’è UN CANE CHE PARLA COI SOTTOTITOLI, no, volevo dire, l’idea del vandalismo culturale e dei graffiti di historical consciousness è geniale.

2 thoughts on “Beginners”

  1. quali parole usare per descrivere l’amore per questo blog? hai recensito i miei film preferiti: velvet goldmine, jane eyre, the runaways… insomma love. <3

tu che ne pensi?

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