La Talpa (comunque Tinker Tailor Soldier Spy era un titolo molto più interessante)

1)Gary Oldman, come volevo che vincessi tu l’Oscar.
2)Cercherò di evitare lo SPOILER spudorato, nel caso magari non leggete tutto il post.
3)Nella mia vita lavorativa mi sono occupata molto più spesso di uomini che di donne, se vi chiedete perché continuo a parlare di film prevalentemente maschili.
4)Tinker Tailor Soldier Spy è davvero bello, guardatelo.

L’abbigliamento maschile in questo film è particolare ed importante, perché da alcuni piccoli dettagli, sottilmente descritti, si scoprono delle COSE MOLTO IMPORTANTI DELLA TRAMA! Il che è indice di un gran bel lavoro da parte della costumista Jacqueline Durran (già creatrice del famoso abito verde di Keira Knightley in Atonement), perché i protagonisti sono spie. E queste spie, un comitato segreto della british intelligence, hanno questa caratteristica ovvia: non si devono far notare. In più, poveri costumisti di film di spie, non è che se cerchi su google “spie guerra fredda” si trovino le foto (manderebbe un po’ a quel paese il concetto di agente segreto). Non abbiamo a che fare con gli smoking lucidi di James Bond ma con gente che cerca di mimetizzarsi. Qui articolo sullo stile spy-chic e in generale sul dress-code degli uomini della MI6 durante la guerra fredda.
Tra le caratteristiche che accomunano i protagonisti, oltre al background culturale di educazione borghese privata, c’è l’età: fattore che va tenuto in considerazione in relazione ai personaggi più giovani, in cui si può invece vedere una vivace traccia di moda anni 70. Che non è la moda londinese degli anni 70 del glam di David Bowie, eh, è il grigiore della guerra fredda.
Ma parliamo di Gary Oldman.
(cuore)

Il look di George Smiley, uomo old school che si trova fuori posto in mezzo ai cambiamenti degli anni 70, dice di lui quanto il suo sguardo e il suo tono di voce: PRATICAMENTE NIENTE. Seriamente, il suo personaggio sarà anche il centro dell’attenzione ma tutto quello che lo riguarda è evasivo e tendente a mescolarsi con lo sfondo, a non dare nell’occhio. Alterna due completi grigi (a detta della costumista, ma sa dio se si vede la differenza) e un maglione praticamente per tutto il film, insieme a un impermeabile Aquascutum ispirato a Graham Greene. Il dettaglio importante: gli occhiali. Oltre ad avere l’insolita curiosità di riflettere gli ambienti come gli occhiali veri (di solito in video vengono sprayati con l’antiriflesso), il fatto che appena licenziato Smiley vada a comprarsi un paio nuovo fa da riferimento riguardo al momento in cui siamo: occhiali vecchi/occhiali nuovi, flashback/presente. Inserire epopea degli occhiali di Gary Oldman: ecco.

Poi c’è Bill Haydon, interpretato da Colin Firth, uno che purtroppo sta invecchiando peggio di come ci aspettassimo.

E’ il dandy dell’ufficio, con le calze colorate e i completi da gentleman delle campagne che ha studiato a Eton e si scopa le mogli dei suoi colleghi. Insieme a Guillam è l’unico ad avere un po’ di senso dell’umorismo e leggerezza. E’ il tipico prodotto dell’aristocrazia inglese anni 20, uno che ha avuto una vita facile e privilegiata e tende a non prendere tutto sul serio come i suoi colleghi. Il dettaglio importante: restando sui toni dei marroni e dei verdi, il suo abbigliamento è forse il più classico-formale, ma li indossa con le clarks desert boots (dettaglio suggerito da Le Carrè in persona, pare). E poi ha le cravatte vistose e i gemelli importanti: è l’eccentrico.

Guillam, Benedict Cumberbatch, è il più stretto collaboratore di Smiley, è il giovane del gruppo e l’unico a muoversi agevolmente tra il ristretto circolo segreto e il mondo esterno.

E’ quello con lo stile più legato agli anni 70 e alla moda: i suoi completi sono più definiti nelle forme, stretti in vita e con i pantaloni leggermente scampanati, ci tiene ai capelli, abbina gli accessori con cura e sceglie tessuti eleganti e ricercati. Ha il cappotto corto. A differenza degli altri non ha un passato di uniformi militari e completi giacca gilet pantaloni dalla nascita, senza alcuna possibilità di espressione personale, anzi da l’idea di uno che fa carriera e si compra un nuovo abito alla moda. Il dettaglio: come da cliché, è anche gay. Non dichiarato, perché fa pur sempre la spia e il ricatto è dietro l’angolo.

Degli altri personaggi del circus, va citato il Control di John Hurt, il più anziano del gruppo e quello con più esperienza: il suo stile è simile a quello di Smiley ma ancora più retrò, e i suoi abiti sembrano essere gli stessi che indossava durante la guerra, sia per colori che per taglio:

Si fa notare Esterhase, quello che la butta in politica internazionale: si incontra con i pezzi grossi del governo mettendosi in situazioni più complicate di quello che in realtà è in grado di gestire, e non sa gestire neanche il suo abbigliamento che dà fin troppo nell’occhio.

Gli agenti operativi, Ricki Tarr e Jim Prideaux, nonostante i ruoli ben diversi, hanno parecchio in comune tra di loro. Ricki Tarr, interpretato da Tom Hardy, pur essendo della stessa generazione di Guillam, non sembra avere lo stesso passato di scuole private e alta borghesia: più working class (nel libro il personaggio è australiano), è lui a fare il lavoro sporco per Guillam sul campo, e anche se il suo abbigliamento rientra sempre nel mimetizzarsi con l’ambiente e la società che frequenta, è quello vestito più casual di tutto il cast, è l’unico che non vediamo mai negli uffici del Circus e anche l’unico a farsi vedere in maglietta, jeans e giubbotto di montone. E’ quello che si ritrova ad agire fisicamente, e il suo look è pratico. E’ uno che vive nel suo tempo, e a differenza dei suoi colleghi, è molto più espressivo e aperto; questo lo accomuna ancora a Guillam oltre al fatto di essere gli unici due ad avere, nella vita privata, una relazione adulta e civile.

Anche Jim Pridaux è sempre vestito in modo pratico e adeguato: sembra avere ben poca vanità personale, sia che si trovi in azione in Russia, sia nella sua vita privata. Nonostante la sua relazione stretta con Haydon, in qualche modo lascia un impressione di distacco che lo fa sembrare molto più aristocratico.

Le poche donne che si vedono sono altrettanto caratterizzate: c’è la ex collega che apre un ostello, e indossa vistose camicie sintetiche. Le impiegate dell’ufficio sono ragazze semplici, che lavorano e nel weekend si occupano della famiglia, anche al party di Natale non si vedono look vistosi né ricercati.
In generale trovo che lo studio dell’epoca e delle personalità in questo film si rifletta sui costumi in modo perfetto: gli abiti usati ma non consumati, i riferimenti ai razionamenti della guerra e alle imposizioni culturali e sociali sull’educazione inglese, le regole non scritte sullo spionaggio, fanno di questo film un gioiello nell’arte di vestire un personaggio.
Per completezza, vi rimando all’intervista rilasciata dalla costumista al Guardian.

tu che ne pensi?

Fill in your details below or click an icon to log in:

WordPress.com Logo

You are commenting using your WordPress.com account. Log Out / Change )

Twitter picture

You are commenting using your Twitter account. Log Out / Change )

Facebook photo

You are commenting using your Facebook account. Log Out / Change )

Google+ photo

You are commenting using your Google+ account. Log Out / Change )

Connecting to %s