Il quinto elemento, Jean Paul Gaultier

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Era il lontano 1997 (quanto sono vecchia) e i film sul futuro ci avevano convinto che ci sarebbero stati in alternativa skateboard volanti o Harrison Ford in impermeabile. Finchè Luc Besson, ispirato in parte da Fritz Lang, ma soprattutto dall’immaginario di Moebius (che collaborò sul film come consulente, e che ha lasciato questo mondo di recente, RIP) non si inventa un film divertente sulla fine del mondo, la cui visione dichiara il suo amore per i fumetti.
Ricca di saturazione nei colori, Il quinto elemento si svolge in una New York surreale e grafica, vestita da Jean Paul Gaultier, che molto prima di DSquared e di Lady Gaga aveva iniziato a lavorare con materiali sintetici come gomme lattice e plastica come fosse in una fabbrica di giocattoli e a scolpire gli abiti come architetture contemporanee e silhouette esagerate.

Il mondo è pieno di coraggiose fanciulle che popolano le comic convention di cosplay di Milla Jovovich nei panni di Leeloo (sul serio, la ricerca su google in proporzione trova una Milla su dieci sconosciute imitatrici – se fate la ricerca capirete il “coraggiose”): se ci vuole una top model per destreggiarsi in un film d’azione vestita solo di bende mediche miracolosamente tenute insieme coprendo solo il minimo indispensabile, il look leggings oro-maglietta tagliata-body di gomma arancione e stivali militari è futuristico e contemporaneo insieme, mescolando il fumetto con il punk. Quei capelli spettinati arancioni con le radici bionde hanno iniziato una tradizione di personaggi d’azione femminili in caschetto colorato che lèvati.

Il giochino con le bende a JPG piace un sacco.
Però non è per tutti.
Care le mie cosplayers, c’è chi può e chi non può.
Agevolo foto di Rihanna vestita Gaultier nel 2009 agli American Music Awards:

Rihanna può.
eppure anche a lei scappa il microrotolino

Mentre per le comparse Gaultier ha utilizzato capi delle sue collezioni ready to wear, i costumi per i personaggi principali sono stati creati ad hoc: il personaggio di Korben Dallas, un ex poliziotto tipicamente in canotta e pantaloni militari, viene rivisitato in chiave fantasy e i suoi capi rielaborati in versione futuristica, quindi il giubbotto di pelle e i pantaloni cargo diventano personalizzati e sì, quella canotta arancione è di plastica.
Fuori luogo e trascinato dagli eventi, il nostro eroe si mette in smoking per il concerto di gala per poi ridefinire il concetto di camicia da cerimonia e bretelle trasformandolo in un look da battaglia.

Il trafficante d’armi Jean Baptiste Zorg, il cattivone di turno, è una fantasia di rigidità da tagli militari e tessuti acetati cangianti, per non parlare del fatto che Gary Oldman è figo anche con una cuffia di plastica con mezzo parrucchino di capelli attaccati (praticamente una testa di Barbie). Il look richiama sia i nazisti che gli scienziati pazzi, e l’effetto genio del male fuori di testa (“anybody else want to negotiate?”) funziona benissimo con l’aplomb inglese dell’attore.

Tra i personaggi secondari degni di nota va citato prima di tutto Ruby Rhod, agghindato da red carpet o da video di Madonna, una sorta di incrocio tra Ru Paul e Prince: i colli elisabettiani e la silhouette esageratamente da drag queen delineano l’eccentricità del personaggio quasi come lo sguardo fulminato di Chris Tucker e il suo bzzzz.

Gaultier da manuale, ci mette tutto: stampe animalier, corpi strizzati, decorazioni esagerate, acconciature da pin up.
Così come la diva impronunciabile azzurra, un mix di effetti speciali e texture lisce in cui non c’è distinzione tra il corpo e l’abito:

L’insieme dell’ambientazione risulta così provocatorio e comico, dando alla fine del mondo una nota di colore e surrealità che prende gli elementi sexy dal fumetto e dal costume di Halloween: le cameriere del mc donalds in corsetto con gli archi che formano l’iconica M, i marinai vestiti da bottiglia di profumo, le hostess con la divisa classica – colletti e gonne a tubino – rivisitata in versione pornosegretaria, ancora monocolore:

Il film non sarebbe lo stesso senza i costumi di Jean Paul Gaultier: qualche anno fa, intervistato da Fazio, lo stilista Valentino appena autopensionatosi diceva che non gli sarebbe dispiaciuto fare il costumista (di lì a poco vestì il balletto del concerto di Capodanno di Vienna), il che mi ha fatto pensare immediatamente “certo che poi noi sconosciuti non ci fa lavorare nessuno, se c’è in giro gente come Valentino a prendersi i lavori”. In più sono convinta della necessità di una distinzione tra il lavoro del costumista e quello dello stilista che non sempre si dà per scontata.
Il quinto elemento è uno degli esempi migliori di quando costume e moda insieme funzionano benissimo, o forse è solo che Jean Paul Gaultier è un genio?

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