Diretta

La tv è fatta di cose molto diverse ma niente è come uno show in diretta.
Tutto deve essere pronto e calcolato con precisione, non c’è spazio per gli errori, tutti sono più o meno agitati e c’è sempre e comunque qualcosa che può andare storto. Qualcosa che può essere cambiato “in corsa” all’ultimo minuto a seconda degli ascolti o a seconda di cosa succede sugli altri canali o nel mondo.
Molto diverso fare una diretta che un programma registrato, dove si può interrompere tutto e ricominciare, riprendere, rifare.
In generale la prima volta che lavorando in tv si sente la parola “diretta” la sensazione immediata è di PANICO PURO.
Io invece ho il superpotere della diretta.

Per quanto io sia disordinata e disorganizzata nella vita vera e in certe fasi del lavoro (in cui sono la prima a meravigliarmi che una cosa sia fatta e finita nel modo giusto), quando iniziano le dirette divento un ninja.
Probabilmente perché uno dei primi lavori che ho fatto era uno spettacolo che iniziava con me e altre due pischelle che portavamo un tappeto in scena. O perché il secondo lavoro che ho fatto era uno spettacolo senza quinte in cui facevo la macchinista in scena per tutto il tempo (mentre il macchinista alle mie spalle cercava di deconcentrarmi). Il teatro è molto diverso dalla tv: ogni azione, ogni movimento diventa ripetitivo e alla quarta replica non hai più bisogno di controllare la scaletta o la sceneggiatura per sapere dove devi essere e a chi devi dare cosa. Piano piano si inserisce un pilota automatico con cui riesci più o meno inspiegabilmente ad avere il dono dell’ubiquità (es. essere a sinistra palco a dare le torce a una cantante e due secondi dopo a fondo platea a mettere delle maschere in testa a un coro) e l’ipervelocità nello smontaggio (anche lì, un lavoro per bambini in cui facevamo due repliche a mattinata, una alle 9 e una alle 11. Rifacevamo scena in un quarto d’ora).
La tv in diretta non si replica mai ed è raro fare una prova che sia una vera e propria prova generale in costume come quelle teatrali. Si provano pezzi, blocchi e numeri ma difficilmente tutta la puntata come prevista (che tanto non sarà uguale in onda, comunque).

C’è chi va nel panico. Che fino all’ultimo minuto va in paranoia con centomila dubbi, variazioni, indecisioni.
Io sono pacifica e calmissima. Negli anni ho sviluppato una certa routine dell’ultima mezz’ora (con dei riti scaramantici, anche, perché no) e se seguo quella so che tutto quello che dipende da me andrà bene. Dal momento in cui vedo il conto alla rovescia e la sigla, è come se da lì in poi fosse tutta discesa.
Concentrazione e reattività ci sono sempre, ma è come se una grossa parte dell’agitazione se ne andasse con la tranquillità che il peggio è passato, che il grosso del lavoro è già fatto, che la preparazione di una diretta è un lavoro di una settimana, ma che dopo due-tre ore si ricomincia da capo.
E soprattutto si tratta di un lavoro organico e corale: e per fortuna di solito anche le persone che devi svestire e rivestire in due minuti sono dei professionisti che hanno il tuo stesso interesse a fare le cose bene e velocemente.

Certo poi delle volte c’è la sfiga e ti buttano in video a risolvere una cosa al volo e nel giro di due minuti arriva un sms di tua mamma che dice ti ho visto avevi la cicca e poi vi si sentiva parlare nel microfono di coso.

La gif è di 30 Rock che è un programma esilarante (ma poco verosimile) su come si fa la tv.

2 thoughts on “Diretta”

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