Biancaneve e il cacciatore

Trasformare una favola basata su una vecchia regina cattiva che odia una ragazzina solo perchè è più carina in un film di guerra è una scelta azzardata: un personaggio come quello di Biancaneve necessitava di una svolta eroica per suscitare interesse al cinema, perchè chi empatizza con una solo perchè è bellina? Allora via, facciamola giovane eroina per le nuove generazioni.
Se purtroppo però Biancaneve e il cacciatore (Snow White and the Huntsman) non convince del tutto, soffrendo forse di una trama non abbastanza sviluppata e di un’azione fin troppo limitata, Colleen Atwood (della quale sono una fan spudorata, ti voglio bene Colleen) ha praticamente già le statuette in mano.

Quello che colpisce è la quantità di costumi utilizzati non solo per i personaggi principali, ma anche per le comparse, riferimenti dello stato di povertà in cui si trova il regno sotto il governo di Ravenna.

Biancaneve, la pallida Kristen Stewart, imprigionata nella torre del castello, ha un costume che assomiglia a quello delle schiave della regina cattiva, pur conservando dei tratti principeschi e più eleganti.

Se le maniche a sbuffo sono un richiamo all’abito della protagonista del cartone animato di Walt Disney e all’immaginario collettivo sul personaggio, il resto del costume è una rielaborazione che segue il contesto del film: l’abito lungo e pulito viene ben presto tagliato per permettere alla protagonista di correre nei boschi e rotolare nel fango, diventando una più moderna versione in leggings (ehm) e stivali, mentre la giacca (ok, lo ammetto, non sono esperta di abiti medievali, quella cosa ha sicuramente un nome ma non ne ho idea) pur avendo una struttura definita e rigida, una volta separata dall’abito lungo diventa subito corazzetta, sia per protezione, sia per darle un carattere più aggressivo, ma rivelandosi allo stesso tempo agile e leggera.

Anche i colori rimandano alla natura (in fondo Biancaneve era quella che cantava agli uccellini, se ne ricordano anche in questo film, per due minuti) e alla fisicità delle azioni, e il marrone e il verde oliva si mimetizzano bene con le foreste che Biancaneve rianima. Gli stessi colori sono utilizzati per il costume del Cacciatore (Chris Hemsworth) (vogliamo bene anche a lui)(vi metto il link sperando sappiate tutti già chi è), che non è più solo l’ignaro salvatore alla fine della storia ma un personaggio un filo più costruito, che partendo da premesse pessime decide di aiutare Biancaneve e con la quale si trova in sintonia. Un filo didascalico? Ma anche chissenefrega, quando poi il risultato è questo:

(grazie genti di internet che pubblicate scarabocchi) (non so se siano originali o cosa, ma nel caso lo siano devo consolarmi dei brutti scarabocchi che consegno io al lavoro)

Anche il Cacciatore ha un costume basato sulla praticità, ma il taglio della corazza di cuoio (ancora, tutta natura) asimmetrico e bilanciato con le cinture e gli accessori è particolarmente originale, specie per un ruolo che sarebbe stato facile banalizzare. Ancora l’uso delle cuciture e della separazione dei pezzi dà al tutto un carattere morbido e comodo senza perderne in rigidità e spessore.

Grazie all’aiuto del Cacciatore, dei sette nani (che non commenterò a partire dal fatto che tutti i nani sono interpretati da attori che nani non sono) e del principe di cui non gliene frega una mazza a nessuno, Biancaneve va alla guerra! E lo fa con un’armatura lucida lucida che ricorda molto quella degli Elfi del Signore Degli Anelli e con i capelli intrecciati, che se da un lato è ancora dovuto alla praticità, dall’altro le lascia un’aria da principessa romantica anche nel momento in cui diventa guida e simbolo di speranza per il popolo, rendendola battagliera ed elegante, e sottolineando ancora la differenza tra le due donne protagoniste: se Ravenna combatte con la magia indossando una ricchissima veste superdecorata, Biancaneve la affronta corpo a corpo, cercando lo scontro fisico, ma è ugualmente la più bella.

Ecco: la vera cosa che manda fuori di testa del film e con cui (bon, la butto lì) Colleen Atwood si meriterà probabilmente un altro Oscar sono i costumi della regina Ravenna. Charlize Theron. Che già è figa di suo (considerando che sta nei film da una quindicina di anni se non di più), ma qui diventa pura ARTE DEL COSTUME. Si può perdonare la scelta registica di partire dal bianco, quando Ravenna ancora vuole passare per buona, per scurire i toni fino al nero proporzionatamente alla sua stronzaggine e egocentrismo (di nuovo, didascalico, sì, who cares) quando il risultato visivo è così spettacolare:

Se l’abito bianco delle nozze sottolinea, sia con la sua vestibilità rigida, sia con la gabbia di legno che lo decora, la condizione repressa in cui si trova Ravenna, pronta ad esplodere, via via che il suo regno diventa sempre più povero e devastato, i suoi abiti si arricchiscono di folli dettagli esasperanti, di lavorazioni faticose e delicatissime, di una cura davvero maniacale nella ricerca dei materiali e dei disegni (c’è un vestito di coleotteri, santiddio)

Così ad ogni nuova scena i ricami si fanno più complessi, l’oro più prezioso, le architetture più ricercate. Ogni costume è stato realizzato in diverse repliche (specie quello della scena finale) lavorandoci probabilmente per settimane, e anche guardando gli abiti nel film si immaginano le schiave chine con aghi e fili ad ammazzarsi per far avere alla regina l’abito perfetto: l’haute couture ha bisogno di manovalanza, e parecchia. Anche gli accessori diventano sempre più ricchi ed eleganti (i gioielli sono stati realizzati appositamente), mentre la corona diventa sempre più imponente.

Il livello di costruzione dei capi è esagerato e distoglie l’attenzione dal resto della scena, ma ancora una volta, il film non è un granché, e forse non vale il tempo che dura. Gallery con immagini dettagliate di alcuni costumi: qui. Andate e sbavate come me. Per concludere, un’intervista a Colleen Atwood.

watch?v=i9AYbofutFw

(lo so che ho ignorato il personaggio del principe William, ecco, non mi sembrava così importante. E’ ovvio dopo un minuto che non ha mezza chance rispetto a Thor al Cacciatore, quindi non mi dilungherò nemmeno sull’inutile triangolo che secondo me è più un segmento)

immagini © 2012 – Universal Pictures

3 thoughts on “Biancaneve e il cacciatore”

    1. uh domanda difficile davvero. sono indecisa tra quello con la mantella di specchietti e il cappotto di micropiume. i costumi erano in mostra da qualche parte anche per lanciare il film a quanto ho capito, mi sa che anche la produzione si è accorta che quello era l’elemento su cui spingere la promozione. Comunque, come si diceva qualche giorno fa su Prometheus è avvilente quando il livello tecnico e visuale non è bilanciato abbastanza da avere un buon film. :(

  1. Io stavo male mentre lo vedevo, vedendo quale popo’ di livello tecnico (a parte i costumi, vogliamo parlare della fotografia, sei setting e via dicendo?) buttato in una sceneggiatura confusissima (potevo sentire le cancellature, le freccettine, gli asterischi e compagnia cantante) e da una regia poco incisiva. Lavorando giusto quel pochino sulle premesse, poteva essere spettacolare, anche senza scostarsi troppo dal didascalico, che in una fiaba ci sta sempre tutto.

    Detto questo, voglio il supporto homevideo perché il personaggio di Ravenna e il suo guardaroba devo averli sottomano (e spero vivamente in una vagonata di contenuti extra). Nella seconda parte, quando si arriva ai costumi folli, mi sembrava di essere tornata alla mostra Savage Beauty che son riuscita a vedere al MET. Stavo per commuovermi costumisticamente.

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