Her

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images-15Vi ricordate Gattaca, e il suo futuro vestito anni 40? Chi l’ha detto che il futuro debba essere per forza metallico, blu, argento, scintillante di texture lucide e robotiche (come parecchi abiti passati sul red carpet dei Golden Globes: davvero, perchè)? Voglio dire, pensate a come dovremmo essere vestiti l’anno prossimo secondo Ritorno al futuro. Casey Storm, costumista di Spike Jonze per Her, costruisce invece un ambientazione confortevole, ricca di richiami al passato e densa di palette di colori caldi che si contrappongono delicatamente alle scene, quelle sì metalliche, piene di vetro, grigie, artificiali. Retrofuturismo allo stato puro, uno schema stilistico spesso impiegato dai registi per rendere il proprio mondo futuristico più convincente (come appunto in Gattaca), in cui il passato aiuta a immaginare un futuro che non sembrerà mai datato e un mondo slegato dal presente in cui è stato concepito. (come ad esempio il futuro anni 80 di Ritorno al Futuro). Si ha così la netta impressione di trovarsi in un mondo irreale, ma senza distrazioni.

L’idea che il naturale progresso della tecnologia sia la tendenza a diventare fredda e sterile non è più così ovvia come i cliché cinematografici suggerivano; piuttosto Storm e Jonze spingono nella direzione in cui si sta andando adesso anche nell’industria della moda, dove si comincia finalmente a puntare all’organico e all’eco-friendly. E’ proprio questa ricerca di cose che abbiano una temperatura la chiave delle scelte costumistiche del film, basate sull’idea che in futuro, avendo opzioni quasi illimitate, il mondo che sceglierai di crearti non sarà sterile, freddo e isolato, ma al contrario un ambiente bello, unico, caldo e accogliente, soprattutto personalizzato.

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Chiariamo: si parla di un futuro non troppo lontano, presumibilmente, dove le tecnologie ci possono sembrare lontane ma verosimilmente realizzabili. La storia di Theodore, che si innamora del suo sistema operativo, Samantha, non ha bisogno di cappelli stravaganti o spalline rigide: Casey Storm, già costumista di Jonze per parecchie altre cose, spiega che al momento della definizione dei costumi, è sembrato più interessante togliere dettagli e spogliare di accessori, proprio per non avere distrazioni. Una delle ispirazioni di Jonze per l’estetica del film è la fotografia di Rinko Kawauchi, immagini quasi sbiadite, con pochi colori a fare da contrasto in ambientazioni fredde e grigie.

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Avete mai indossato dei pantaloni a vita alta? Ha detto lo stesso Jonze a VultureQuando abbiamo fatto le prove costumi, li ho provati anch’io, ed è stato, ‘oh, come si sta bene! Sembra quasi che ti stiano abbracciando’. Quelli indossati da Phoenix nel film, sciancrati e a vita alta, sono basati su un modello di metà 800 che il costumista ha trovato in un noleggio – del resto, è retro anche il nome del protagonista, Theodore, che Jonze ha immaginato pensando a Thodore Roosevelt. Il personaggio di Joaquin Phoenix è un tipo normale, piuttosto anonimo, abbastanza nella media, ma con una certa qualità di isolamento, delle peculiarità che lo distinguono. Pare che in prova l’attore fosse scettico rispetto ai pantaloni: “I don’t get it, but I trust you guys”. Ha fatto bene a fidarsi.

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“Quando abbiamo stabilito le regole per questo mondo che stavamo creando, abbiamo deciso che sarebbe stato meglio mettere qualcosa in meno anziché in più. Quando aggiungi cose che non fanno parte del contemporaneo, finisce che le noti e ti distrae parecchio, quindi le nostre regole erano piuttosto, non usiamo denim, non usiamo cappelli da baseball, niente cinture o cravatte. Anche baveri e colletti spariranno quasi. Credo che l’assenza di queste cose crei un mondo unico, ma senza quasi che si riesca a capire come mai”. 

L’assenza di giacca e cravatta, jeans e altre cose che naturalmente si vedono sempre è maggiormente evidente nelle scene ambientate nel luogo di lavoro, così come la riduzione di colli e baveri, suggerita ma mai evidente, che mai diventa esageratamente lineare o geometrica. Suggerimenti per questo tipo di mood e tagli sono arrivati anche dalla collaborazione con Opening Ceremony, che addirittura ha creato una capsule collection unisex ispirata dal film (come già aveva fatto per la penultima opera di Jonze, Where the wild things are) (che è un altro film bellissimo, guardatelo). Al di là delle previsioni di Humberto Leon, co-fondatore del marchio, sul ritorno al mainstream della vita alta dei pantaloni maschili, non c’è dubbio che parte dell’ispirazione derivi anche dai trend attuali: il retro è dappertutto, soprattutto nella generazione che guarda alle novità tecnologiche affiancandole comunque a qualcosa di retro (giradischi e ipod, biciclette e app, gameboy e playstation 4, insomma: non me ne chiamo fuori neanch’io).  Se qualcuno mi dice “pantaloni a vita alta” la prima cosa che mi viene in mente non è il Grande Gatsby, ma un hipster londinese con la barba e l’ipad. Lo stesso Casey Storm ha dichiarato che diversi pezzi usati nel film arrivano dritti dal suo armadio, come la camicia rossa, e che dal set si è portato via un paio di pantaloni. A vita alta.

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Pantaloni a vita alta e linee strette e altre scelte di stile hanno trovato posto una dopo l’altra quando abbiamo iniziato ad andare in questa direzione. Penso che l’idea generale sia che, avendo deciso di puntare sull’idea di abbigliamento su misura, puoi prendere piccoli spunti da qualsiasi decade che ti piace e creare uno stile misto. Forme a vita degli anni ’30, slim fit dagli anni ’60, i colori dai ’70, ecc.  (Casey Storm)

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In termini di colori e texture, è la scelta di colori e materiali caldi a colpire di più. Come ha dichiarato Storm a Tiranny of Style,

“Che tipo di emozioni volevamo trasmettere? Quali elementi di oggi volevamo estendere nel futuro? […] nel futuro, tutto diventa accessibile. Perché non creare un mondo che fosse caldo e accogliente e rassicurante? Perché non spingerci verso colori e tessuti e texture che fanno sentire amati e coccolati? In conclusione abbiamo usato queste idee e il concetto di ambiente su misura per comporre l’abbigliamento”.   

I colori caldi che caratterizzano la palette soprattutto del protagonista sono molto evidenti, soprattutto se si considera che il personaggio finge all’esterno una rilassatezza e spontaneità che in realtà ha difficoltà a trovare, sia con la ex moglie Catherine (Rooney Mara) sia con l’amica Amy (Amy Adams). L’unica persona con cui riesce a essere davvero vivace e spensierato come i colori che indossa è in realtà Samantha, e non vi  voglio dire come finisce, ma insomma, lei non si trasforma in essere umano. Soprattutto si nota che i colori tendono a comparire quando sta in giro in mezzo alla gente, mentre nelle scene in casa è soprattutto in bianco.

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Mi è piaciuto molto, nelle scene in cui Theodore cerca di far conoscere il mondo a Samantha, il dettaglio della spilla da balia per “accorciare” la profondità della tasca della camicia e fare in modo che la lente della telecamera resti fuori per darle la possibilità di vedere.

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Un’altra cosa che ho trovato molto interessante e credibile è anche che i personaggi, soprattutto Theodore, abbiano pochi cambi. L’abbigliamento è limitato, e definisce il personaggio senza esagerare nell’alternanza dei vestiti. Probabilmente la base di questa essenzialità viene dall’esperienza sia di Storm che di Jonze (i due collaborano da circa centomila anni) con forme narrative più veloci e dove le informazioni sui personaggi devono essere per forza più immediate e semplificate, come videoclip e pubblicità.

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Ma non è solo sul personaggio di Theodore che si nota la cura dell’abbigliamento; sui comprimari e sulle comparse si notano molto di più per esempio, fantasie, geometrie, stampe. Siccome l’idea generale è quella di avere abbigliamento su misura, le stampe e le fantasie diventano espressione di  molto più degli accessori e delle decorazioni. In particolare si notano sulle figure di sfondo, che fanno risaltare ancora di più le tinte unite di Theodore. 

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A eccezione di Charles, l’unico ad avere una felpa in tutto il film, anche gli altri sfruttano soprattutto tessuti e filati naturali; un po’ perchè lane e cotoni rendono più netta l’idea di comfort e di tranquillità alla base dell’ideazione di questi costumi, un po’ perchè, sempre seguendo i trend attuali, si tende a rivalorizzare tecniche e tessili tradizionali rispetto a fibre sintetiche. Di nuovo, non è un caso che vada di moda il vintage o che ci sia una cultura del riutilizzo e del riciclo: l’idea non è più quella di inventarsi cose nuove, ma di riutilizzare e reinterpretare strumenti del passato che siano sopravvissuti al tempo per portarseli nel futuro.

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Anche il personaggio di Amy Adams, per esempio, non si veste per fare impressione su qualcuno, ma piuttosto per star bene nei suoi panni; il suo stile è creato con gusto e personalità, adatto al suo ruolo di documentarista ma soprattutto di amica: è la persona con cui Theodore riesce ad aprirsi di più, e in lei non c’è nulla di forzato. E’ una con i piedi per terra, con un look un po’ maschile, caratterizzato da pantaloni risvoltati e camicie chiuse fino al collo, ma sdrammatizzato da borse a tracolla e giacche militari. Amy-Adams-Her_gallery_primary

her-amy-adams-joaquin-phoenixCatherine, invece, ex moglie di Theodore, è un personaggio che per il protagonista rappresenta molte cose, ed è una sorta di scienziata di successo, ricercatrice, tipo. Lei è tutto quello di cui Theodore pensava di aver bisogno nella vita, e anche nell’abbigliamento sempre curato e ordinato si riflette la sua serietà e concretezza.

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Rooney-Mara-HerPoi c’è Olivia Wilde, che potrebbe mettersi addosso anche una busta dell’esselunga e sarebbe bellissima uguale.

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Per finire, Fun fact! Scarlett Johansson ha fatto il red carpet a Roma anche se nel film non la si vede mai, e ovviamente, in Italia manco si sente la sua voce. Per di più, Scarlett è stata aggiunta al cast perchè Jonze non era convinto della voce dell’attrice che aveva interpretato i dialoghi con Joaquin Phoenix durante le riprese.

Last: Ovviamente l’Academy ha candidato all’Oscar per i costumi solo film in costume (ahah, mi fa sempre ridere) quindi niente candidatura per Her, così come Catching Fire o Blue Jasmine, che pure avrebbero meritato un posto tra i cinque. Non ho ancora visto 12 years a slave ma per ora punto su American Hustle, per il premio ai costumi. Her invece è candidato come miglior film, e Spike Jonze su un palco fa sempre la sua porca figura. 

5 thoughts on “Her”

  1. Bello il retrofuturismo. Ho sempre pensato che mi sarebbe piaciuto come stile per il film in cantiere di Abissi d’Acciaio (di cui non si sa nulla da parecchio, probabilmente s’è incagliato o hanno addirittura annullato il progetto). Dopotutto, il romanzo di Asimov è stato scritto nei primi anni Cinquanta e la sua ambientazione futuristica risulta oggi in realtà specchio di quell’epoca, con tanto di moglie chioccia che si mette il cappellino per uscire. Sarebbe simpatico se nel film questa caratteristica, invece di venir modernizzata, diventasse parte dell’involuzione sociale della Terra del futuro. Mie fantasticherie di lettrice XD
    “Her” mi ha interessato fin dal primo momento in cui ho scoperto il trailer, non vedo l’ora di poterlo vedere almeno con sottotitoli che mi facilitino. *_*

    1. Her te lo consiglio, è da vedere. Bello il tuo punto di vista su Asimov e sono d’accordo con te. Per fortuna penso che la direzione in cui stia andando molto cinema contemporaneo rispetto alle ambientazioni future sia proprio questa, contrariamente al passato (vedi pigiami di Star Trek e nike di ritorno al futuro) spero si cerchi sempre di più di creare scene e costumi senza tempo.

      1. L’ho visto e avevi ragione, valeva la pena :) È un film che ha davvero l’intenzione di andare a fondo nei temi che affronta (primo fra tutti, mi sembra, la continua evoluzione del sé: crescere insieme significa allontanarsi o espandere il proprio rapporto?), senza mantenersi sospeso su una patina rassicurante: nel cinema di oggi è una cosa più unica che rara. E poi quei pantaloni sono spettacolari XD ma anche le scenografie…l’ufficio di Theodore, con quei pannelli colorati evanescenti, sembra quasi una tela di Rothko: ci sarà sotto qualche appassionato di astrattismo, visto che poi Theodore ha il cognome del maestro Cy Twombly? ;)

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