Blue Jasmine

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article-2430992-183C7CC200000578-806_634x454 …Voi quante ne avete, di sorelle che vi comprerebbero una Baguette di Fendi con nonchalance? Per me la scena di Blue Jasmine che meglio definisce il rapporto tra Jasmine (Cate Blanchett) e la sorella Ginger (Sally Hawkins) è proprio quella del flashback: non è che Ginger sia una ignorante che non ha mai sentito nominare le grandi firme, ma si rende perfettamente conto di non potersele permettere, come che non userebbe mai una Baguette di Fendi come si deve.
Ma più che dei personaggi vorrei dirvi del piccolo miracolo di costume compiuto da Suzy Benzinger per il film, che conferma per fortuna che dopo un paio di sviste (ehm ehm, Vicky Cristina Barcelona, To Rome with love) Woody Allen ha ricominciato a fare cose belle. Del resto non è una novità che, pur essendo un tipo che ha addosso gli stessi pantaloni e la stessa camicia da trent’anni e che non capisce perchè gli attori abbiano bisogno di più di un cambio, Woody Allen sia un genio anche nel permettere alle donne dei suoi film di brillare con il loro stile – Annie Hall è l’esempio più iconico. “Vuole che i suoi film siano senza tempo”, ha spiegato Benzinger, “Non vuole che tu lo veda tra cinque anni pensando, Ah, quello era così di moda, fa tanto cinque anni fa, gli piacciono le cose classiche, è proprio il suo modo di essere”.

0x600E classico, di pezzi eleganti e senza tempo, è proprio il guardaroba di Jasmine, che sbarca a San Francisco per piazzarsi a casa di sua sorella Ginger, dichiarando di essere in bancarotta e senza altro posto dove andare, ma che ci sia qualcosa che non va è chiaro da subito, considerando che, nonostante non abbia un soldo, ci è arrivata volando in prima classe con quattro valigie di Vuitton (non poteva mica venderle, spiega, perchè sono monogrammate). Valigie di Vuitton ottenute dopo lunghe contrattazioni grazie all’intervento della stessa Blanchett che aveva appena inaugurato un negozio per loro in Australia.

Mentre Jasmine scende dalle scale mobili in aeroporto, se siete gente attenta, le cose che ha addosso già dichiarano che tipo di persona è, oltre a iniziare un gioco di riconosci la marca che può durare tutto il film: giacca Chanel, borsa, cintura e foulard Hermes. C’è un aspetto tragico nel suo attaccarsi così a questi pezzi, alla Blanche Dubois, una certa disperazione nel voler a tutti i costi apparire come parte di un certo mondo.

Il pezzo più iconico del film è sicuramente la giacca, che fa da ponte tra la Jasmine a New York e quella a San Francisco. Secondo la costumista, è un pezzo che Jasmine ha preso al volo scappando di casa, senza pensarci troppo, ma doveva essere anche qualcosa di immediatamente riconoscibile come alta moda dal pubblico. E la giacca Chanel bianca con i ricami blu, anzi le giacche, (perchè una doveva essere più consumata visto che le scene di San Francisco sono state girate prima) sono arrivate, fatte su misura (“they fit perfectly“), da Karl Lagerfeld in persona, apparentemente realizzate a partire da uno sketch della costumista nel giro di due giorni (durante la stagione delle sfilate) e accompagnate da un biglietto che diceva “For Cate, I’d do anything” (e chi non). Per invecchiarne una Benzinger l’ha fatta lavare con accanimento in tintoria, ma non era abbastanza, quindi l’ha dovuta impregnare di ammorbidente. Esatto: le giacche di Chanel non si rovinano neanche apposta.

article-2430992-183C7C9E00000578-42_634x863 Per lo stile di Jasmine, Benzinger si è ispirata a persone che conosce, alle vere e proprie socialites dell’Upper East Side di New York, basando la scelta di capi classici ed eleganti sul gusto proprio di quelle signore che pur essendo ricchissime, non fanno shopping folle, non sono frivole rispetto ai loro abiti. Anzi, sono donne che fanno molta attenzione alla situazione e al contesto, che sia andare a prendere i figli a scuola o una riunione per un evento di beneficenza. E in effetti il look di Jasmine nell’Upper East Side è sempre impeccabile. blue_jasmine

Una delle differenze più nette tra la Jasmine ricca e la Jasmine fallita è nei capelli, e il contrasto tra il biondo che non esiste con la piega fatta tutte le mattine e il biondo stinto e spettinato è molto più forte che nel vedere la giacca di Chanel nuova nei flashback e usata e vissuta nel presente.
blue-jasmine-2 Blue-JasmineGli abiti firmati e preziosi di Jasmine sono tutto ciò che le rimane della vita da socialite che faceva prima di scoprire che il marito, luce dei suoi occhi, l’ha sempre tradita, e che la porta poi a denunciarlo. Ma Jasmine non è capace di affrontare le conseguenze di ciò che lei stessa ha scatenato e sopportato in silenzio, e quando si ritrova a dover vendere gioielli e appartamenti, non si sente complice, ma vittima.
La giacca di Chanel che indossa all’inizio del film si ripete nel primo flashback; è un capo classico e senza stagione, mentre in altri momenti della sua vita precedente la si vede con addosso diverse cose più particolari (cappotti con collo di pelliccia), lasciando intendere che, nel suo voler/dover ricominciare a San Francisco Jasmine porta con sé solo le cose più essenziali. Nell’abbinarle, Benzinger ha mescolato pezzi che chiaramente non sono stati ideati per andare assieme, per sottolineare che Jasmine sta a questo punto facendo il meglio che può con quello che le rimane. Altra differenza netta è nei gioielli, a cui la stessa Jasmine fa riferimento lamentandosi di quanto poco ha ricavato dal venderli. Le rimane un filo di perle di Chanel, mentre orologi e gioielli sono rimasti a New York.
0x600-3 Tra i marchi che hanno gentilmente offerto dei capi c’è Carolina Herrera, con questo abito rosso monospalla, usato in una scena chiave e passionale in cui Jasmine cerca di affrontare il marito chiedendogli conferme. Apparentemente c’era un Valentino, ma Cate ha preferito questo. E la costumista ha detto che sul set, nonostante l’assuefazione alla gente bellissima delle crew cinematografiche, più di un tecnico le ha detto “non ho mai visto una donna più bella nella mia vita”. I gioielli di questa scena, orecchini e bracciale, di Fred Leighton, valevano da soli quasi 250.000 dollari.0x600-2Il dispiegamento di abiti di alta moda e gioielli così costosi da aver bisogno della guardia del corpo sul set colpisce soprattutto se si pensa che il budget per i costumi era, secondo il New York Times, di soli 35000 dollari per l’intero film, comprese le comparse (Woody Allen tiene i budget bassi per poter mantenere libertà creativa, ma pure lui si è detto stupito quando ha scoperto la cifra). Ora facendo due conti rapidi si capisce che non è tanto, soprattutto vista la necessità di stabilire un contesto sociale ricco per Jasmine e Hal. Diverse interviste fanno riferimento alla gentilezza dei marchi di moda nel prestare abiti e accessori a Bezinger; devo dire che non sono particolarmente impressionata: è un film di Woody Allen, la protagonista è Cate Blanchett. Se non li danno a loro, i vestiti gratis, a chi li dovrebbero dare?

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Oltre ai generosi prestiti di Fendi, Valentino, Oscar De La Renta (suo il look della scena in cui Jasmine andrebbe a scegliere l’anello, il vestito lucido portato con il top ricamato) e Ferretti, e le scarpe di Vivien Roger (su misura) parecchio materiale è stato recuperato dalla costumista al risparmio: la Birkin era in prestito (secondo alcune fonti da Hermès, secondo altre è della costumista stessa, secondo altre fonti appartiene a un’addetta stampa), tanto che la stessa Blanchett si sentiva in colpa: La borsa di Hermès che usavo valeva più di tutto il suo budget, e io ero lì a buttarla in terra mille volte. Sentivo la sua pressione salire ogni volta che colpiva il pavimento… Credo che fosse di una PR, ma non l’ho scoperto finchè non l’ho buttata sul marciapiede per la settima volta.
Jasmine si attacca alla sua Birkin come se fosse uno schermo, una protezione dal mondo esterno, o almeno questa è stata l’interpretazione di Blanchett rispetto a una borsa per cui la gente fa dei mutui e sta in lista di attesa per anni.
article-2430992-183C7CCB00000578-434_634x539Tante altre cose sono state invece recuperate in negozi di seconda mano, sia di lusso (il trench di Marc Jacobs, acquistato in un outlet perchè gli mancava un passante), sia veri e propri thrift shop, a cui Benzinger si è affidata per vestire Ginger, la sorella “povera”.

images-16 blue jasmine 2 jasmine26f-8-webE io che pensavo fosse roba di Free People o Urban Outfitters. Ma i charity shop e l’esercito della salvezza sono di fatto gli stessi posti in cui andrebbe Ginger a comprarsi i vestiti, considerando che parte da una situazione disagiata (lei e l’ex marito avevano investito nella società del cognato, perdendo anche loro i soldi). Il contrasto tra lo stile delle due sorelle è accentuato dall’uso del colore, spesso vivace e appariscente su Ginger, mentre la palette di Jasmine è esclusivamente composta di colori spenti, sbiaditi, pallidi. Spensierata e vivace, non dimentichiamoci che è Ginger (così come è stata l’attrice Sally Hawkins, nei panni di Ginger, durante le prove costume) a scegliere la più brutta baguette di Fendi mai esistita.

1381461636_HawkinsL’intero guardaroba di Alec Baldwin e Peter Sarsgaard (che riconosce tutte le marche indossate da Jasmine) invece viene da Ralph Lauren, ottimo sui capi eleganti ma soprattutto nei vari look sportivi di Hal (campi da golf e tennis, sono americani ricchi, che vuoi): bella mossa. 9410918480_a4550d9e8e_z

La Jasmine di Blanchett non solo indossa gli abiti giusti, ma soprattutto li porta nel modo giusto. In superficie, ha vissuto sempre di quello che scopriamo essere un privilegio ottenuto dalla truffa, ma in profondità è una persona che ha sofferto molto, e il suo meccanismo di difesa consiste soprattutto nel mantenere le apparenze. Il motivo per cui il suo abbigliamento è così importante, in conclusione, è duplice: serve a identificarla immediatamente come parte dell’alta società e a separarla dal contesto di Ginger e chiunque incontri a San Francisco nella sua nuova vita, in cui chiunque incontra le fa complimenti per lo stile; allo stesso tempo, quando qualcosa è fuori posto – capelli spettinati, macchie di sudore, la camicia uscita per sbaglio dai pantaloni, è un segnale che Jasmine sta davvero andando a pezzi. C’è parecchia disperazione nel ritratto di Allen di questa donna ormai sfortunata, che ingoia pastiglie e vodka con rassegnata abitudine, essendosi affidata alla persona sbagliata, ma l’interpretazione di Blanchett è così denso, onesto e realistico che alla fine tendi a dispiacerti per lei.
Mentre in contemporanea pensi a quante cose si possono fare con i soldi che la gente usa per comprarsi le Birkin.

Blue Jasmine concorre agli Oscar in diverse categorie (ovviamente non per i migliori costumi, perchè è un film contemporaneo), tra cui original screenplay (premio che preferirei andasse a Spike Jonze per Her, ma sai gli Oscar, Woody Allen, ti piace vincere facile). Le attrici sono strepitose e Cate ha già vinto ai Golden Globes, conquistandosi anche la mia stima con questo discorso denso di ubriachezza emozione.

In cui riesce a buttare dentro un apprezzamento per i ruoli del cinema ma soprattutto si chiede se la gente da casa sente la musica con cui ti invitano a concludere il discorso, perchè Cate Blanchett non ha mai visto una premiazione in televisione, le ha sempre viste solo dalla platea.
Rispetto ai suoi look del film, Cate non si è portata nulla a casa, anzi ha detto “Ci ho pensato spesso, perchè sono pezzi così belli. Ma alla fine per me rimangono dei costumi, perchè fanno parte del mondo di Jasmine, non del mio“.
E poi questo, con cui diventa automaticamente persona più simpatica del 2014 per ora.

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