Dallas Buyers Club

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EXCLUSIVE: Matthew McConaughey and Jared Leto film scenes together for The Dallas Buyers Club in New Orleans.Sottotitolo: Leonardo Di Caprio non vincerà l’Oscar neanche quest’anno. Sottotitolo #2: Jared Leto non solo è più figo di te (e ha degli schatush migliori dei tuoi), è anche comunque più figa di te.

Girato in soli venticinque giorni di riprese, cosa resa possibile soprattutto dalla scelta registica di Jean-Marc Vallee di girare solo con le luci d’ambiente, in cerca di uno stile alla Cassavetes, Dallas Buyers Club è un film duro e struggente, in cui il lavoro di gruppo tra costumi, trucco e parrucco è davvero notevole, soprattutto considerando che i reparti hanno lavorato a un ritmo fuori dal normale (visto che solitamente i tempi di allestimento delle luci vengono sfruttati per i cambi di costume, trucco e parrucco).

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Matthew McConaughey interpreta Ron Woodroof, cowboy omofobo e svogliato a cui viene diagnosticato l’AIDS, e a cui vengono prospettati 30 giorni di vita. Il farmaco approvato dalla FDA per la terapia, però, quasi lo manda all’altro mondo, e il protagonista, elettricista più intelligente di quello che fa credere, mette in piedi un sistema di contrabbando di farmaci alternativi con cui creare una terapia per sé, per il suo socio Rayon (Jared Leto) e tutti gli iscritti al Dallas Buyers Club che gli permetterà di sopravvivere in buona salute per altri sette anni. La scelta di girare senza luci artificiali, con gli ambienti interni illuminati solo dalla ricercata scelta di lampade da tavolo e neon della scenografia, dà a tutto il film un tono quasi documentaristico, che contribuisce al realismo delle scene: si tratta in fondo di una storia vera. E veri e concreti sono i riferimenti utilizzati dal team di Kurt Swanson e Bart Mueller (costumisti, accreditati come Kurt and Bart), con Robin Mathews (trucco) e Adruitha Lee (parrucco) per ricreare l’ambiente di Dallas negli anni 80.

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Per interpretare il personaggio di Ron Matthew McConaughey è dimagrito parecchio (e con parecchio intendo, più di venti chili)(strizzata d’occhio all’Academy che tende a premiare questo tipo di cose), e si nota molto nelle scene iniziali, quando ancora Ron non sa di essere malato, in cui i costumisti l’hanno messo apposta in abiti larghi: già negli anni 80 era tutto oversize, in questo ruolo si nota ancora di più. Si tenderebbe a pensare che il film sia stato girato in due momenti diversi per permettere all’attore di perdere e riacquistare peso, ma non è andata così.

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Nel sud degli States lo stile cowboy e country è ancora un classico mai passato di moda; i jeans da cowboy non sono molto cambiati negli ultimi cinquant’anni. Per Ron sono state usate soprattutto camicie strette lunghe e a maniche lunghe con bottoni a pressione. Anche se la storia è ambientata negli anni 80, gli abiti di Ron arrivano probabilmente da negozi di seconda mano (è un tipo che vive in una roulotte) quindi parecchie camicie hanno il collo a punta tipico degli anni 70. Quando invece inizia non solo a guarire, ma anche a fare dei soldi, a un certo punto porta orgogliosamente un cappello nuovo e stivali di pitone.

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Il pop e la moda negli anni 80 puntavano parecchio sul Texas e lo stile cowboy (la follia del denim dappertutto, e le famose cinte el charro!) ma nella ricchezza di spunti una delle ispirazioni è stato il lavoro di Richard Avedon del 1979 “In the American West“.

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Jared Leto ha smesso di mangiare, tipo. Non che normalmente sia uno grasso, ma ha perso 13 chili. Vi ricordate di Chapter 27, in cui Jared Leto fa il ciccione, o l’ho visto solo io? Anche per lui questa trasformazione vale la nomination all’Oscar, e ci mancherebbe. Jared, ti ci sono voluti quattro anni: dammi retta, fai più film e meno dischi brutti, per favore.

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Voglio dire. Pare che le donne sul set gli dicessero stammi lontano, it’s not fair. “I nostri reparti – costumi, trucco e parrucco” ha detto Jared Leto, “hanno fatto davvero un lavoro incredibile, aiutandoci a dare vita ai personaggi”. Secondo IMDB a un certo momento Jared è andato a fare la spesa nei panni di Rayon, prendendosi una certa serie di occhiatacce.

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“Ci piaceva il modo in cui la sceneggiatura descriveva Rayon come qualcuno che è stato definito da diverse influenze. Mentre lavoravamo con Jared su come rappresentarla continuavamo a pensare a persone del nostro passato, alcuni che stavano cambiando sesso come Rayon. Alcuni di questi amici sono stati fotografati da Nan Goldin, e abbiamo studiato insieme a Jared il suo lavoro. Visto che il personaggio ha molto gusto ma un budget limitato, siamo andati a cercare gli abiti nei negozi vintage. Ci siamo confrontati con Jared tutti i giorni perchè ci piaceva pensare che Rayon avrebbe trovato qualcosa qui e qualcosa là – e alla fine stava sempre bene” (Kurt e Bart).

EXCLUSIVE: Matthew McConaughey and Jared Leto film scenes together for The Dallas Buyers Club in New Orleans.

Il primo della lista di riferimenti che Kurt e Bart si sono studiati per ricreare l’ambiente di Rayon,  nel background culturale sia dei malati di Aids in quel periodo di prima diffusione, sia della comunità gay e transgender, tra riviste, fotografie e personaggi dell’epoca, è Marc Bolan, citato anche dallo stesso Rayon. Oltre al documentario How to survive a plague, e alla ricerca di foto e volantini del tempo, inclusa una grossa ricerca sugli attivisti negli archivi della Lesbian, Gay, Bisexual & Transgender Community Center of New York City e della New York Public Library, dove hanno trovato perfino le spillette e gli slogan, grossi spunti arrivano dalla rivista gay The Dallas Voice.

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Jennifer Garner, nel ruolo della dottoressa Eve Saks che si affeziona ai due, in un ruolo prima ostile, infine in qualche modo di alleata, indossa abiti eleganti e ordinati, privi del glamour degli anni 80 delle grandi città e della moda, e per lei sono stati scelti soprattutto pezzi con fantasie geometriche e capelli al naturale (ci sono poche foto non di backstage), molto ragazza della porta accanto o seria professionista senza distrazioni.

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Anche per lei gran giri nei negozi dell’usato da cui vengono cinture, jeans a vita alta, e spalline, ovviamente. “Portare i jeans a vita così alta – è buffo il modo in cui i vestiti ti rimandano immediatamente a un certo periodo. Mentre recitavo il ruolo di Eve, mi trovavo spesso a indossare cose che mi ricordo di aver visto addosso a mia mamma”.

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Anche in questo caso, il film non è abbastanza d’epoca per meritare la nomination all’Oscar per i costumi, ma almeno è riconosciuto il lavoro di Lee e Mathews per trucco e parrucco – categoria che ha ignorato sia American Hustle che Catching Fire. Non ho visto the Lone Ranger ma l’unica cosa che ricordo dal trailer è il trucco esageratamente alla pirati dei Caraibi di Johnny Depp, né ho intenzione di vedere Jackass presents: Bad Grandpa, in cui immagino ci siano gran effetti speciali di invecchiamento (così a occhio, almeno a giudicare dal titolo): massimo rispetto, ma tifo per Dallas Buyers Club.

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