Rush

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Bentornati alla rubrica “pettorali che parlano da soli”, detta anche “grazie casting director”. Forse ci voleva Chris Hemsworth per convincermi a vedere un film sulla Formula Uno, per di più di Ron Howard, ma devo dire che Rush mi ha piacevolmente sorpreso. Per quanto parziale il racconto dei fatti sia stato, infatti, ho trovato il film parecchio divertente e bello da vedere.

Ambientato nel 1976, Rush racconta la storia della rivalità tra due celebrità da jet-set, il pilota inglese James Hunt e l’austriaco Niki Lauda, che quasi ci rimane secco durante un Gran Premio.

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I costumi per questo racconto di dipendenza dall’adrenalina sono di Julian Day, che sceglie di sottolineare il carattere senza tempo della sfida sportiva rispetto allo specifico momento del racconto, utilizzando più spesso i colori primari piuttosto che le fantasie e i motivi tipici dello stile anni 70.

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Day fa un ottimo lavoro anche nel distaccare visivamente l’ambiente della pista da quello della vita reale “Ci sono due storie diverse nel film: la parte delle corse e la parte domestica. Per le corse, era viscerale, immediato; molte questioni sulla vita e la morte. Quindi, ho scelto di usare colori vibranti. Invece, fuori dalle piste, era tutto più spento, e un po’ più delicato nei colori. Volevo che la pista rappresentasse l’adrenalina”. C’è anche molto contrasto tra le tute su misura e l’abbigliamento per le telecamere delle piste e il mondo di camicie slacciate e hot pants al di fuori, dove è tutto molto più informale.

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Per comunicare la ricchezza e il lusso in cui vivevano i due protagonisti sono stati scelti dei marchi simbolo del periodo: per vestire Hunt, dal carattere testardo, vivace e estroverso, e la moglie Suzy Miller (Olivia Wilde), top model, coppia che non si ritraeva dalla celebrità ma anzi era sempre fotografata e riconosciuta, Day ha scelto Gucci, che negli anni 70 proponeva un gusto molto personale e alla moda. Parecchi outfit per Hemsworth sono stati fatti su misura dalla casa fiorentina, scegliendo modelli e tessuti dagli archivi. Hunt era un po’ un hippie davvero, e Day l’ha rifornito anche di collanine con pietre e perle africane. Thor ha perso peso (14kg) e muscoli per il ruolo (dicono. a me sembrava figo uguale) ma il fisico a vita sottile e spalle larghe sta benissimo con le silhouette del periodo. Pare che piacessero anche lui (Whether I was allowed or not I took a bunch of it!). E quelle gambe lunghissime con i pantaloni a zampa di elefante? no, parliamone.

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Le tute da corsa sono state realizzate da OMP e gli occhiali sono di Carrera (anni 70, e di chi potevano essere?)

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Frida Giannini (in un’intervista in cui non viene mai citato il costumista, ma vabè) ha detto che le piaceva l’idea di lavorare sugli anni 70 in questo contesto, perchè c’era molto hype e glamour intorno all’ambiente delle corse automobilistiche. I personaggi di Hunt e Miller le sono sembrati perfetti per l’allure sensuale e l’innocenza dello stile di quegli anni.

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Ho trovato particolarmente bella la scena in cui i due si incontrano per la prima volta, lui in jeans a zampa e maglietta sporca di olio (Franklin & Marshall), mentre lei è strafiga in stivali, vestito scollato, cappotto col collo di pelliccia e cappello a tesa larga (praticamente in divisa anni 70); perfettamente ad hoc per il personaggio di Hunt che lui ci provi con lei risultando affascinante e attraente anche se lei sembra al di fuori della sua portata.

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Olivia Wilde ha apprezzato il personaggio addirittura da recarsi in Inghilterra solo per il giorno delle prove costumi ed è entrata nel ruolo fino a non portare il reggiseno. Che non le serve. Va bè. L’unico look non di Gucci che porta è l’abito di nozze, che Day ha cambiato rispetto all’originale che era più brutto, pare. Per il look di trucco e parrucco Day si è rivolto a Fae Hammond, lasciandole libertà anziché imporre la sua visione una volta stabilito il mood generale del personaggio, jet-setter sempre in movimento, che passava molto tempo nei caraibi e cose del genere.

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Al contrario, per Niki Lauda, più concentrato e serio, e sua moglie Alexandra, Day ha utilizzato abiti di Ferragamo, dall’eleganza sobria e sofisticata, meglio rappresentativi del personaggio. Più riservato e schivo, e ricco di famiglia, Lauda era molto più uno che sapeva parlare, rispetto al carattere esuberante di Hunt.

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Ferragamo reinterpreta la tradizione e l’artigianato del periodo attraverso il lusso contemporaneo del suo marchio, e tessuti pregiati e tagli semplici rispecchiano il perfezionismo di Lauda e il suo carattere sportivo.

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Sia Gucci che Ferragamo hanno dato a Day la possibilità di scegliere pezzi esistenti dagli archivi, e il costumista si è detto soddisfatto della collaborazione (they did an incredible job) in cui il lavoro è stato dettagliato rispetto allo studio dei personaggi, ai colori e alle foto di riferimento.

Infine! Favino! “Penso che Clay si sentisse più vicino ad Hunt, non era un pilota moderno e disciplinato, cosa che ne aumentava la simpatia. Aveva una guasconaggine anche nell’aspetto che lo rendeva immediatamente simpatico, me lo ricordo”.

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La maggior parte dei costumi per i personaggi secondari e le comparse sono stati noleggiati da sartorie o acquistati da negozi vintage, ad esclusione di alcuni pezzi – come l’abito da sposa di Suzy – ricreati da sartorie specializzate in riproduzioni vintage.

Anche se Niki Lauda con il cappellino della Ferrari ai Golden Globes mi ha fatto un po’ ridere, e il film non è nemmeno nelle nomination dei Costume Designers Guild Awards, la trasformazione di Daniel Bruhl che tutto sommato è un bel ragazzo nel gelido Lauda funziona (voglio dire, si è messo perfino una dentiera), e il taglio di capelli di James Hunt su Chris Hemsworth è strepitoso. Bon, che altro vi devo dire, Rush mi è piaciuto, e col senno di poi vorrei che i miei amici avessero insistito di più quella sera in cui li ho convinti invece a vedere Bling Ring, grandiosa delusione.

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3 thoughts on “Rush”

  1. Film che mi è piaciuto moltissimo, e sono una che della Formula Uno sa solo che fa brum brum XD
    Ho apprezzato che non si sia voluto tanto fare un film sulla Formula Uno quanto su due modi diversi di concepire lo sport, il lavoro, la vita. E ho apprezzato la bromance, naturalmente.
    Daniel Bruhl con dentiera e tutto ha un fascino acido e topesco che ho trovato irresistibile.

    Nella scena in cui Hunt e la moglie si incontrano, di lei oltre all’outfit impeccabile mi è saltato all’occhio il trucco. Non so, forse era solo perché lo schermo del cinema mi proiettava la sua faccia così gigante che potevo contarle i pori, ma ho avuto l’impressione di uno strato di fondotinta scuro particolarmente pesante. Era forse di moda negli anni ’70?

    1. non ci ho fatto caso. essendo il personaggio una modella può essere che avesse un trucco particolarmente pesante come se avesse appena lasciato un set? comunque in generale negli anni 70 o niente trucco o tanto trucco, senza via di mezzo

      1. Capito, grazie! E complimenti per il post e per il blog in generale, più lo leggo più ci trovo cose interessanti! :)

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