Captain America – The Winter Soldier

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Intanto, ma il titolo? Vedi un trailer con una scena (già vista parecchie volte, tra l’altro) di un cattivone che ferma il traffico (apro una parentesi su QUANTA GENTE A CASO MUORE IN QUESTO FILM), maschere braccia metalliche eccetera, lo metti nel titolo, e poi: uno, il cattivo principale in realtà è Robert Redford (per esclusione) e i nazisti*, due, il cattivo figo non è poi così figo.captain-america-the-winter-soldier-director-on-caps-costume

 

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Purtroppo la mia critica principale a questo film, rimane che non essendo americana non riesco ad apprezzare così tanto il valore del prode Steve Rogers**. Ci sono dei momenti esilaranti, volontariamente (la citazione di Pulp Fiction) e non (baciami così non ci vedono, LOL, fanfiction, eccetera; e la preziosissima chiavetta USB nascosta nel distributore di merendine), ma rimane che la trama principale soffre, credo. Se il filone dei supereroi tende spesso a sfruttare il tema dell’analogia portata all’estremo nel creare gli antagonisti – Iron Man contro altri scienziati/tecnologie, Superman contro gli alieni, Spider Man contro altra gente modificata geneticamente e sperimentazioni animali eccetera – in questo caso la vera contrapposizione di questo tipo è tra Nick Fury e Alexander Pierce. Allo stesso tempo, però, il lato negativo viene stabilito come negativo a priori, mentre secondo me poteva essere sviluppato di più: ci sono x episodi di Doctor Who dove il tema “sacrificarne alcuni per salvare tutti gli altri” viene almeno preso in considerazione, se non addirittura messo in atto; c’è un intera stagione di Torchwood sull’argomento. Il modo in cui Hydra vorrebbe sbarazzarsi della gente “pericolosa” è subdolo e arriva da una cospirazione governativa, certo, ma insomma due dialoghi in più per spiegare perchè deve sembrarci sbagliato (perchè tra le vittime ci sarebbe stato Tony Stark?) potevano metterli.

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In tutto questo c’è Capitan America, la cui forza principale non sono i calci pugni sberle o qualche superpotere o qualche ritrovato tecnologico ma il gioco di squadra, l’avere dalla sua parte i buoni: Steve Rogers è un tipo fondamentalmente amichevole e buono che dà il suo meglio circondato da un unità di soldati di cui può fidarsi (nota nostalgica sul ritratto di gruppo al museo), ma questo film lo butta nello scenario opposto, ritrovandosi ad avere tutti contro, tra i quali il Winter Soldier del titolo, un altro scongelato come lui che non è però il Cattivone da sconfiggere (in questo senso, non è poi così figo; non ci viene detto granché sulle sue motivazioni), ma solo un’altra arma del nemico, che addirittura letteralmente gli porta via lo scudo. In quello che diventa un po’ film di spie sulla guerra fredda stile non fidarti di nessuno e un po’ Bourne, anche l’assenza di un vero e proprio antagonista mette Rogers ancora più al di fuori del suo contesto, obbligato a farsi strada difficilmente attraverso le strategie politiche dello SHIELD, dove sia Pierce che Fury lo trattano come una pedina, senza nessuno a cui rivolgersi esclusi Natasha e un tizio random che ha incontrato al parco mentre correva. Voglio dire, povero Steve.

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Che poi, io non ne sapevo niente e pure io ho dato di gomito al mio amico, letteralmente, “è troppo il suo amico morto”, gli ho detto. Nomini un tizio inutilmente e due minuti dopo salta fuori un personaggio misterioso,  sai che sorpresa. Eppure anche questo percorso in cui Steve Rogers, già uno che si sente fuori contesto (moleskine con gli appunti sugli ultimi settant’anni, amici morti) viene tolto dal suo ambiente (lo SHIELD) è un po’ frettoloso: due righe su sono passati settant’anni i miei amici sono tutti morti e di nuovo i nazisti le avrei gradite.

Almeno i costumi di Judianna Makowski, che aveva già lavorato sulla sua bella dose di tutine in The Hunger Games, sottolineano i tre momenti diversi in modo evidente e netto, oltre che stabilire bene il tono realistico del film:

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“il loro concept [di Anthony e Joe Russo] era che i personaggi e lo SHIELD esistessero nella Washington DC di oggi e non dovessero sembrare fuori posto in quel contesto. La Marvel conserva alcuni costumi dai suoi film e possono essere riutilizzati, in caso, ma io ho riciclato solo alcune divise dei controllori di volo di Avengers e alcune divise di stock per le comparse allo SHIELD. Avevamo pensato di riutilizzare la tuta originale di The First Avenger ma alla fine è stata un po’ ridisegnata non solo per ragioni estetiche, ma anche per i movimenti. Ho rielaborato tutte le uniformi dello SHIELD e dell’Insight, facendole rifare. La maggior parte del pubblico non lo noterà e penserà che siano state comprate perchè sembrano così tradizionali, ma volevamo colori e tagli specifici quindi abbiamo creato la nostra specifica organizzazione prendendo spunto dalle divise militari e dalla polizia, sia per l’Insight e i piloti dei Quinjet SHIELD”

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La prima tuta è una rielaborazione che richiama i colori del costume classico già visto in Captain America:The First Avenger (costumi di Anna B. Shepard) e The Avengers (costumi di Alexandra Byrne), diventando però più simile alle altre tenute dello SHIELD di cui ora fa parte Rogers. Rogers è di fatto un agente dello SHIELD, chiamato a intervenire in casi particolari e missioni sotto copertura, in cui probabilmente un costumino a stelle e strisce si farebbe riconoscere un po’ troppo. Di fatto, assomiglia di più alla tuta del primo film, facendo sparire le zip, il rosso, e ritrovando un aspetto più realistico rispetto alla divisa sgargiante di The Avengers. “Volevamo mettere Cap in una posizione in cui è un agente speciale per lo SHIELD che gira il mondo in varie missioni clandestine e che richiedono un certo livello di anonimità e discrezione”, ha detto Anthony Russo al riguardo. “Un conto è vestirsi con la bandiera americana durante la seconda guerra mondiale e motivare le truppe, un conto è farlo nell’America del presente. E’ uno dei motivi per cui era molto importante che gli cambiassimo la tuta, che gli dessimo quella che abbiamo chiamato la stealth suit“.

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I guanti! mi piacciono un casino quei guanti!

“Doveva essere scura per le operazioni in notturna”, ha detto Makowsky, “Abbiamo incorporato un rosso scuro, e grigio in modo che richiamasse comunque il tradizionale rosso, bianco e blu. Ho dovuto far fare un tessuto che permettesse movimenti aggressivi ma che comunque lo facesse sembrasse un capo militare. C’è un nuovo modo di combattere per Cap, e abbiamo dovuto tenerne conto”. Non che nessuno l’abbia chiesto al povero cuoricino Chris Evans, però, che si è lamentato. “Sembra sempre che diventi più stretto. Pensavo dovesse diventare più comodo, ma credo che sia peggiorato”. Non riesco a immaginare quanto possa essere fastidiosa una tuta aderente di similkevlar, in effetti.

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“La cosa più difficile del film è stata creare il tessuto per la tuta stealth di Captain America. I Russo hanno specificamente chiesto una tuta che fosse di un tessuto rigido, tramato e resistente tipo il Kevlar, non volevano qualcosa di elasticizzato e stampato come si vede troppo spesso in questo genere di film. Ma in realtà era necessario che fosse elasticizzata per permettere movimento e comodità, così come la possibilià di essere utilizzata per un tipo di pantaloni e top realisticamente militari. Sono passata da diverse stampe su tessuti stretch che poi hanno fatto emergere nuovi problemi. Le camere HD facevano sembrare la texture cangiante, quindi trovare quella giusta è stato un processo lunghissimo. In più l’inchiostro della stampa luccicava come plastica e non mi piaceva. Ci sono voluti quattro mesi di ricerche e tentativi prima di trovare una texture che sembrasse così semplice mentre in realtà era complicatissima”.

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Se nelle scene iniziali si mantiene il look old school in jeans e maglietta bianca (senza casco, ahahah) da motociclista (“ero molto decisa a mantenerlo con uno stile tipicamente americano – jeans e t-shirt bianca – ma niente kaki e giubbino di pelle per evitare che sembrasse vintage, sarebbe sembrato troppo a suo agio nel mondo contemporaneo”, ha detto Makowsky), nel momento della fuga (in cui non si capisce dove trovino i vestiti, immagino in una qualche safe-house nascosta?) mi ha fatto molto ridere che Steve e Natasha siano vestiti praticamente uguali, giubbino e felpa da bravi ragazzi anonimi.

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E infine per la scena finale, come già in the Avengers tutti indossano i loro costumi per diventare gli Avengers, per ritornare ad essere Capitan America, Steve Rogers va a rubare la sua tuta originale dallo Smithsonian, ancora una volta per combattere contro i nazisti, non perchè glielo ordina lo Shield ma perchè lui è Capitan America. Parte della sua forza è il cuore puro e il fatto cristallino di essere una reliquia del 1940 in bianco rosso e blu, il suo costume è quasi appositamente sfigato: accanto al busto di pelle e braccio metallico del Winter Soldier, potrebbe anche avere una calzamaglia di Lycra, per dire.

 

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“We wanted to use his Super Soldier outfit from the comic books as a way to represent, thematically, his place in the world of SHIELD and the difference between working for SHIELD and being Captain America. That’s something that gets explored on a very concrete level in terms of what outfits are used in the film.”

Sul costume di Black Widow non c’è molto da dire a parte la posa e il photoshop un filo troppo sessista a mio parere della locandina, in cui è praticamente una bambola barbie strizzata, e una nota di tristezza che riassumerò solo in Scarlett chi ti ha piastrato i capelli e perchè, perchè, chi è che ha pensato fosse una buona idea

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(dai, perchè)

ma la vera figata è il costume del Winter Soldier:

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“Spesso i registi e gli art directors realizzano dei concept di base per l’ambientazione prima che ci sia un costumista incaricato. Visto che le sceneggiature sono basate su storie di fumetti pubblicati, alcuni costumi sono già stabiliti. Ma un disegno o un concept sono giusto quello, farli diventare dei veri e propri abiti funzionali che si integrino nel film è dove il design inizia ad allontanarsi dall’idea originale”.

Falcon nel fumetto:

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Falcon nel film:

falcon(sono d’accordo con te, Judianna)

Nota finale sul povero Robert Redford, che l’ho visto in All is Lost e ho pensato, guarda, Robert, ci avrai la tua età ma sei sempre un figo e l’ho visto in Captain America vecchio traballante e ho pensato, Robert, ma chi te l’ha fatto fare

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Insomma, buone intenzioni, film divertente, costumi come sempre la Marvel ci prende. Qui si attende con ansia X-Men days of future past.

*o nazisti o comunisti, che poca fantasia sti americani

**Dice i quattrocento calci che hanno messo Vasco nella lista della moleskine perchè a un certo punto girava accompagnato da una Steve Rogers band. In ogni caso, al posto del moon landing? Mi stupisce non abbiano sostituito “Nirvana” con negramaro, a questo punto.

1 thought on “Captain America – The Winter Soldier”

  1. Non ho ancora visto il film causa malattia e altri impegni, però ci tengo a commentare solo per il fatto dei costumi (sai che da quando seguo il tuo blog ci faccio più caso?). In particolare è il look della vedova nera che mi lascia perplessa, in particolare quando è in borghese. È troppo da ragazzina per essere Natasha. Mi spiego: nei fumetti fa spesso sfoggio di cappelli( panama, persino un colbacco una volta), occhiali da sole, trench. Nulla di esagerato, però è un look più raffinato ed adulto. (se può interessarti su tumblr ci sono vari post relative al look della vedova nera). Probabilmente vogliono creare un personaggio diverso nel film, però mi lascia ugualmente perplessa. Quando al cartellone pubblicitario penso sia bruttissimo. Ma solo a me sembra che la posa sia innaturale?

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