Cinderella

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Prendi LA favola per eccellenza, ci fai l’ennesimo film – quanti film di Cenerentola ci sono in giro, seriamente? – e per farne un restyling coerente e innovativo allo stesso tempo ne affidi i costumi a Sandy Powell. Bonci, bonci, bo bo bon. Ti piace vincere facile, Disney. 3 Oscar, per dire. La trama del film segue quasi esattamente quella del cartone animato, mentre il design dei costumi, anche se con alcuni richiami più o meno volontari al design originale, è una bella novità.

“Una delle primissime cose nella documentazione [per Cinderella] è stato immaginare di ambientarlo in periodi diversi. Il diciottesimo secolo è molto bello, ma non ne ero interessata perchè è l’ambientazione abituale delle versioni teatrali di Cenerentola. Volevo evitare qualsiasi richiamo alla pantomima. Così ho pensato che anziché legarsi completamente nello specifico a un’epoca, di farne una mia versione per quanto riguardava i costumi. Così è diventata una sorta di versione 1940/1950 del diciannovesimo secolo. […] Proprio visto che non è una storia legata a un’epoca reale, avevo la possibilità di esagerare con i colori. E’ un film per bambini e adulti, ma resta una fiaba. L’ho immaginato come un libro illustrato, potevo fare delle versioni più audaci di cose già fatte”.

La scelta di Kenneth Branagh (per la prima volta alla regia di un film Disney) di dare praticamente carta bianca alla costumista ha certamente dato i suoi frutti (averne). Fossi in grado di ritrovarla, tra l’altro, c’è un intervista (che guardai per caso, perchè era una bizzarra intervista tagliata in cui sembrava che l’intervistatore si perdesse in chiacchiere anziché fare domande sul film) a Cate Blanchett dove lei dice che tra le cose che l’hanno convinta ad accettare il ruolo c’era anche il fatto che oltre a Kenneth Branagh alla regia ci fossero alle scene e costumi rispettivamente Dante Ferretti e Sandy Powell (io sono sicurissima che la vita professionale di Sandy Powell sia già ricca di riconoscimenti e soddisfazioni personali oltre a ehm, sempre quei tre Oscar, ma credo che piacerebbe a qualsiasi costumista poter dire “Cate Blanchett era interessata al film visto che c’ero anch’io”), con cui aveva già lavorato in the Aviator.

Se l’impatto più forte in termini di stile lo fanno i colori appariscenti e decisi della matrigna e delle sorellastre, nonostante i loro continui cambi di costume, la parte più impegnativa per i costumi sono i pochi abiti di Cenerentola: “Evil’s easy.  The baddies are easier to dress than the goodies:  It’s quite difficult to make a good person not dull” – Il male è facile. I cattivi sono più facili da vestire rispetto ai buoni. è più difficile non fare i buoni banali.

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Anziché vestire Cenerentola di stracci, Powell veste la protagonista in un abito verde azzurro chiaro con un  grembiule neutro leggero, lasciando che l’abito invecchi e si rovini con il passare del tempo. I colori sono tenui e spenti per riflettere il tono sottomesso e allo stesso tempo innocente e gentile della ragazza, mentre il modello è un classico di fine 1700, la chemise à la reine, un abito leggero di mussola di moda nelle corti francesi che rispecchiava il carattere semplice e romantico della vita di campagna, quindi perfetto per Cenerentola.

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Anche l’abito rosa che vorrebbe indossare al ballo ha lo stesso tema di freschezza e romanticismo, e sia le maniche a palloncino che la rouche sulla scollatura sono tipici della chemise à la reine di fine diciottesimo secolo. Nonostante il suo carattere innocente, infatti, era un capo che rappresentava potere al momento della sua diffusione. é anche l’abito di sua madre, e forse la scelta di quel vestito suggerisce una forza interiore che Ella sta nascondendo.

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Mi ricordo un gran parlare del punto vita di Lily James quando sono state pubblicate le prime locandine e foto di lavorazione per l’abito azzurro del ballo, tanto che qualcuno ipotizzava che fosse stato photoshoppato. Intanto, ma avete mai visto una persona magra con addosso un corsetto? Ecco. Secondo, quello è un bellissimo vestito. La prima cosa che ho pensato IO è stata, awwwww (stelline negli occhi, ciglia che sbattono ecc ecc).

Mi piace. Mi piace moltissimo perchè è il vestito di Cenerentola al ballo e non il vestito con cui lei si fa bella per il principe, ma con cui si fa bella perchè è bella punto. Ho trovato stonato solo il fatto che la madrina le dica che la sua famiglia non la riconoscerà grazie a un trucco, perchè questa cosa molto settecentesca di cambiarsi vestiti e non essere più riconosciuti (prendete Mozart: in quasi ogni opera di Mozart c’è gente che si spaccia per qualcun altro solo scambiandosi i vestiti) secondo me qui ci stava: che Cenerentola, fuori dal contesto della servetta di casa, diventi Ella, potenziale principessa, solo grazie al suo aspetto, bastava a non essere riconosciuta dalla matrigna e dalle sorellastre soprattutto, che non guardano più in là della punta del proprio naso.

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(qui è dove vi mettete comodi intanto che snocciolo fatti sul vestito azzurro)
Powell avrebbe avuto la possibilità di fare l’abito di qualsiasi colore, e infatti lei non voleva farlo azzurro. Non avendo avuto imposizione di farlo simile a quello del cartone animato, anzi, proprio per allontanarsene, voleva farlo di un altro colore. “Sapevo di non volerlo fare rosa. Semplicemente, non volevo fare un gran vestitone rosa. Allora sono passata da tutti i colori, e pensavo che potesse essere bianco, ma in realtà no, visto che poi c’è anche un matrimonio, quindi dovrebbe essere un colore chiaro. Poi mi sono trovata in difficoltà pensando che il verde sarebbe stato sbagliato, il giallo sarebbe stato sbagliato, il rosso sarebbe stato sbagliato. Sono tornata all’azzurro perchè è in effetti il colore più giusto, e appunto siamo tornati al fatto che quello originale è blu; a quel punto ho realizzato che non poteva essere di nessun altro colore perchè di sì [because it just is]. L’abito da ballo di Cenerentola è azzurro. E probabilmente avrei avuto milioni di bambine in tutto il mondo molto deluse a dirmi che l’avevo fatto sbagliato”.

Se è vero che, come ha detto Powell, è intimidatorio disegnare l’abito che tutti aspettano di vedere, è anche vero che il risultato è davvero una sorta di acquerello in movimento.

“La prima volta che l’ho indossato, mi sono sentita contemporaneamente autoritaria e spaventata”, ha dichiarato Lily James, “Come potevo esserne all’altezza? Poi ho realizzato che potevo sfruttare quella paura per capire come si sarebbe sentita Cenerentola in quel momento”.

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Dodici strati leggeri di gonna in tessuti diversi (dalla seta al poliestere stampato, al nylon iridescente) e toni di blu, azzurro e turchese diversi, quasi 250 metri di tessuto, 18 sarti, 500 ore di lavoro per farlo e per incorporarvi 10000 cristalli Swarowsky, per otto/nove (a seconda delle fonti) abiti realizzati e riadattati per ciascun momento della scena (uno per esempio era più corto per le scene di corsa) per ottenere l’effetto da fiaba desiderato, lo showstopper che permettesse una trasformazione leggera, un’entrata grandiosa nella sala da ballo, il ballo e la fuga dalla scalinata. Io ho trovato che il trucco fosse forse troppo marcato in questa scena, ma è anche l’unico momento in cui è truccata, quindi forse è per questo che l’ho notato così tanto. Invece anche i capelli sono pieni di cristalli che accentuano l’effetto magia.

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Sotto l’abito James indossa un corsetto e una crinolina, da cui l’effetto-photoshop della vita, ma l’abito è costruito in modo da restare leggero e fluttuante anche con la gabbietta. “L’abito è studiato molto bene, quindi anche se è molto voluminoso, è ben bilanciato, non è nemmeno pesante”, spiega Powell. “Dove appoggia sul corpo, e dove c’è il sostegno delle stecche, lo rendono molto facile da indossare. Ci fa una splendida coreografia e non ha mai avuto problemi. E’ divertente esagerare delle volte, ma l’abito doveva essere delicato, perchè è Cenerentola”. E visto che l’abito le viene inventato addosso, Powell voleva che ci fosse anche un (ovvio) richiamo alla natura, quindi la scollatura è arricchita con delle decorazioni come se le si fossero appoggiate addosso delle farfalle, che rimandano alla farfalla di carta regalatale da suo padre (che lei conserva in una scatola nella soffitta), facendo in modo che entrambi i genitori la accompagnino simbolicamente al ballo, oltre che rimandare alla bellezza interiore.

Le farfalle ci sono anche sulle scarpe di cristallo.

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Ecco, le scarpe di cristallo che vanno bene solo e soltanto a Cenerentola, in realtà non vanno bene nemmeno a Cenerentola. Cioè, le scarpe non sono di cristallo. Cioè, si ma non quelle che indossa lei. Non solo il cristallo non ha flessibilità quindi è a tutti gli effetti impossibile infilarci un piede dentro, ma il modello scelto da Powell è basato su una scarpa di fine ottocento (1890) presente in un museo di Northampton, senza plateau e con un tacco alto più di 12 cm, quindi quasi altrettanto impossibile da usare. La stessa Powell si è stupita che gliel’abbiano lasciata fare, pensando che non sarebbe mai stato possibile riprodurre una scarpa del genere per bambini. Ma di fatto, la scarpetta di cristallo è la scarpa feticcio per eccellenza, quindi.

Sono stati realizzati otto paia di scarpe per il film, e appunto, nessuna è stata utilizzata da James, che aveva invece una scarpa con le stesse proporzioni ma in pelle, corretta in seguito in computer grafica. Quelle di cristallo vere sono quelle che vengono passate in giro cercando di farle indossare e in cui nessuno riesce a entrare. Powell ha coinvolto Swarovsky per la realizzazione del particolare taglio di cristallo perchè era importante che luccicassero, e il vetro non riflette la luce in quel modo.

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“La scarpa di cristallo è quella che mi ha fatto pensare di non essere la migliore fata madrina”, ha scherzato Helena Bonham Carter a proposito. “Se ci si pensa, è completamente priva di senso pratico, scomoda, e incamminabile. Però sono brava con le scarpe. è l’unica cosa che resta oltre la mezzanotte, mentre tutto il resto si trasforma”. Richard Madden invece le ha trovate allo stesso tempo utili e spaventose. “Mi terrorizzava la scarpa di cristallo perchè valeva circa 10.000 dollari. Me la passavano da usare in scena, loro con i guanti bianchi e io a mani nude. Andavo in giro sul set con il terrore di farla cadere. Ma come attore, mi aiutava che ci fosse effettivamente un oggetto tanto prezioso da tenere in mano e meravigliarmene- e poi realizzare che non mi sorprendesse che Cenerentola potesse indossare una scarpa tanto incredibile, perchè anche lei era così”.

L’abito da sposa

L’intenzione principale di Powell era di far sì che l’abito nuziale non fosse come l’abito blu del ballo. Era cruciale non fare un abito che fosse meglio ancora di quello del ballo, ma qualcosa di completamente diverso. L’effetto voleva essere etereo e fine, quindi ha realizzato un abito molto pulito con un lungo strascico.  “Cenerentola conquista il cuore del principe attraverso la sua bontà, quindi volevo che questo trasparisse dai suoi vestiti. Volevo che restasse modesta e pura anche quando sta diventando parte della nobiltà”.

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La semplicità della futura principessa è rappresentata allora da un abito beige, a maniche lunghe di organza decorata a fiori. Un team di sarte ha meticolosamente tagliato, cucito e rifinito l’abito per quasi un mese, poi è passato in mano a un gruppo di artisti che hanno dipinto a mano la complicata decorazione a fiori. Ci sono volute 16 persone e 550 ore per completarlo, e hanno quasi rischiato che fosse tempo buttato quando durante un servizio fotografico, James si è avvicinata troppo a una stufata elettrica e il vestito ha preso fuoco. L’intero strato superiore è andato bruciato ed è stato dovuto rifare da capo. “Nessuno si è chiesto ‘Lily sta bene?’ eravamo tutti preoccupati per il vestito, perchè era un pezzo unico, per tempistiche e budget.

Il principe

Per il principe, Richard Madden (Robb!) il brief era semplice, dice Powell: “Fallo figo”. Partendo da un attore figo, Powell lo fa diventare brillante, con le sue uniformi. “E’ un principe militare, e non c’è niente di più attraente di una bella divisa su misura addosso a un uomo. Risulta molto elegante. Lo volevo in toni chiari dei blu, verdi e bianchi, invece dei classici colori cupi da uomo”.

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Madden ha sfruttato le uniformi nella sua performance. “I costumi sono così intricati e particolari, ricchi di dettagli. Ho fatto così tanti fitting, provando colori e tessuti; poi il sarto sparisce e li fa con Sandy”, ha spiegato. “Hanno un romanticismo molto maschile. Sono i costumi a influenzare il modo in cui mi muovo, la postura, il modo di stare a cavallo. Sono cose molto utili per me, nella recitazione, per capire il modo in cui si presenta il personaggio”.

Fun fact: apparentemente, nei panni del Principe Kit, i pantaloni erano così su misura che si vedeva il pacco. Ma tanto. E visto che si tratta di un film per famiglie, il giovane Madden è stato costretto a provare diversi metodi per nasconderlo. Alla fine pare avesse diversi sospensori addosso, che lo facevano soffrire di dolore. Questa cosa è scritta nei trivia di IMDB ma io ci credo.

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Helena Bonham Carter La fata

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La fata madrina Helena Bonham Carter ha addosso un super costume da fatina che a me personalmente è piaciuto da morire. L’unica cosa che ha in comune con la vecchia fata smemorina del cartone animato è che a un certo punto canticchia una sua versione di bibbidi bobbidi bu. Nel 2015, le fate madrine sono glam. E infatti la nostra ha un gigantesco abito luccicante, stile settecento, a balze di tessuto brillante. E’ un costume che grida lusso e richiama al carattere regale e magico del personaggio.

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“Il mio costume è probabilmente il più ingombrante che io abbia mai indossato”, ha raccontato Carter. “E’ bianco, argento, e circa un metro e mezzo di larghezza. E mi illumino! Ho circa venti batterie nelle mutande. Questo adorabile signore della Phillips in sostanza mi accende da un interruttore sul sedere poi fa tutto in remoto da un computer. Per ogni incantesimo cambio colore.

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I’m like a thing that you could put on a Christmas tree.’

La matrigna

Nella narrazione a un momento viene detto, di Lady Tremaine, che anche lei passava dall’afflizione, ma l’indossava in modo splendido (grief, she wore it wonderfully well) e il personaggio di Cate Blanchett è proprio quello, qualcuno che – nonostante si cerchi di darle una backstory che giustifichi il suo atteggiamento – indossa la sua malizia, cattiveria e avidità in modo eccezionalmente elegante.

Powell trasforma quindi l’archetipo della matrigna cattiva in una figura impressionante, i cui abiti sartoriali e raffinati richiamano l’eleganza imponente di Joan Crawford e Marlene Dietrich.

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“Hanno voluto dare alla matrigna un passato, darle un motivo di essere la persona che è”, ha detto Powell. “Una donna ferita, amara, ma non c’era motivo perchè dovesse essere brutta. Quindi ho pensato che dovesse essere bella, ma in qualche modo sinistra, minacciosa”.

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La prima volta che entra in scena, all’esatto opposto del collare aperto della fata madrina, Powell veste la matrigna con un cappello nero esagerato, la veletta che concentra l’attenzione dello spettatore sullo sguardo pungente dell’attrice. E un vestito con un corpetto oro ricamato in fiori neri, e una gonna nera con ricami oro e verdi, in cui il richiamo agli anni 40 è più chiaro del rimando ottocentesco. La silhouette elegante e ricercata esprime il potere, mentre la palette nera e gialla potrebbe far pensare a una vespa pungente. E poi ha un gatto al guinzaglio. In parte è un outfit che richiama il personaggio di Glenn Close in Le relazioni pericolose, la marchesa de Merteuil, altro personaggio calcolatore e spietato, dall’altro lato, in parte sembra già una vedova.

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La si vede successivamente anche in stampe leopardate, un altro riferimento a un animale feroce, mentre i toni più usati sono verdi e oro, che a me fa pensare all’avidità. Collane e accessori bellissimi. Capelli strepitosi. Per il ballo, la matrigna indossa un abito verde e oro con una crestina. Il cappello e l’acconciatura  le liberano il viso, in un effetto simile a quello del cartone animato.

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Le sorellastre

Nel disegnare le sorellastre a cartone animato, Walt Disney insistette che dovessero essere grottesche, comiche, ma non eccessivamente brutte. Il film resta coerente a questo approccio; Anastasia e Drisella non sono due mostri, ma due ragazzine viziate, arroganti e superficiali. Le attrici del resto sono due ragazze carine. Sia nel costume che nel trucco, ci si concentra più sulla loro bruttezza interiore che su quella esteriore, ed è come se ci fosse una mancanza di coscienza rispetto a quanto esagerano con le acconciature, il trucco, la frivolezza dei loro vestiti. L’aspetto riflette l’attenzione egoista a se stesse e ai propri desideri e bisogni rispetto a quelli di chiunque altro, definendo la loro bruttezza interiore.

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“L’idea alla base delle sorellastre è che non sono fisicamente brutte: sono carine ma brutte dentro, e vanitose”, ha detto Powell. “Un’idea divertente con cui muoversi. Di base, le ho esagerate. Erano sempre un passo troppo avanti rispetto a quello che avevano addosso, senza però diventare un disastro visivo”. Anche Grainger commenta. “I costumi delle sorelle sono fantastici: sono molto belli, ma sono un po’ troppo vistosi, o le lunghezze delle gonne sono leggermente sbagliate, o le punte delle scarpe sono difettose. C’è sempre un qualcosa che non va nel loro gusto”.

Per me i costumi delle sorellastre sono i più divertenti, quelli in cui Powell gioca e si sbizzarrisce di più. Anche loro sono fuori dagli schemi d’epoca e richiamano più alcune campagne Prada e Miu Miu che il costume storico. I vestiti che indossano al ballo sarebbero plausibili in certi prom americani degli anni 70 o 80, quasi attuali nelle gare di ballo da sala o nei carnevali (perdonatemi, ma non proprio ambienti che spiccano per eleganza, questi ultimi due).

Il loro ultimo cambio, di cui purtroppo non si vedono immagini a figura intera, con le polo e le gonne a trama, in colori meno esagerati probabilmente lo indosserei.

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Sono vestite sempre uguali, come gemelle, eccetto per i colori. “Pensavo di aver avuto un’idea originale; poi ho riguardato il cartone animato, ed è quello che avevano fatto anche gli animatori Disney”, ha ammesso Powell. “Pensavo di aver rimosso tutto di quel cartone animato, finchè non ho progettato questo Cinderella e ho notato qualche somiglianza. Penso che siano state involontarie, o forse subliminali. Ma nell’animazione, nessuno cambia così spesso abbigliamento. In questo film, le sorellastre e la matrigna cambiano costume ogni cinque minuti”.

Per tirare le somme, appunto: se negli ultimi anni ogni volta che esce un remake live-action di qualche cartone animato penso ancora? , è anche vero che le favole sono dei classici proprio perchè raccontano di valori universali, e Cenerentola è forse tra i classici animati quella che lascia più il segno perchè… perchè chi ci crede, a quella gran culo di Cenerentola? E come la mettiamo sull’immagine riduttiva e semplicistica dei personaggi stereotipo? Sorellastre brutte uguale cattive, principe uguale uomo ideale, cenerentola povera ma molto bella. Perfino in questo film hanno dovuto dare una backstory alla matrigna e far incontrare il principe e Cenerentola prima del ballo perchè finchè si tratta di un cartone animato, ok, poi diventi grande e l’amore a prima vista non è più tanto credibile, zucca che diventa carrozza o no. Rispetto ad altri riadattamenti, Disney e non, pur divertenti e curiosi – penso al Grande e Potente Oz, Maleficent, Biancaneve e il cacciatore – Cenerentola non ha bisogno però di grandi stravolgimenti: la trama è quasi la stessa appunto, salvo qualche piccola variazione, e proprio come Powell stessa ammette, anche il costume è in parte ispirato all’originale. E credo che sia semplicemente perchè Cenerentola non ne ha bisogno. E’ la favola romantica più popolare: facciamocene una ragione.

 

references:
Vanity Fair
Vogue
LA Times
scheda IMDB
A wish your heart makes: from Grimm Brothers’ Aschenputtel to Disney’s Cinderella, Charles Salomon

 

 

 

 

 

4 thoughts on “Cinderella”

  1. Bentornata!

    La cosa che impressiona di più, come quasi sempre quando c’è di mezzo Disney, è la dimensione mastodontica in cui si muovono anche i costumi.

    Una domanda: vedendo il film io ho avuto la netta impressione che nelle scene di ballo ci fossero un botto di effetti post produzione per far variare il colore dei riflessi dell’abito blu a tempo di musica. Possibile? Lo la Powell e i mille strati multicolori possono ottenere quell’effetto incredibile?

    Mi raccomando, non lasciarci più!

  2. La prima cosa che ho pensato vedendo il costume del principe è stata: “ammazza che pacco!” Allora non era solo la mia mente perversa XD

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