Carol, un punto di rosso

ROONEY MARA and CATE BLANCHETT star in CAROL

Sono uscite le nomination agli Oscar di quest’anno, e se la cinquina può considerarsi abbastanza scontata come al solito (film d’epoca e fantasy), ho trovato abbastanza sorprendente che comprenda due film a firma della stessa costumista, già vincitrice di tre Oscar (per Shakespeare in Love, the Aviator e the Young Victoria): Sandy Powell, nominata sia per Cinderella (vedi qui) che per Carol.

Non voglio dare qui un giudizio sul film in sè, (premetto solo che qualsiasi titolo vinca l’Oscar al miglior film il mio commento sarà Cioè ha vinto * e c’era candidato Mad Max Fury Road) Gioco di sguardi tra due donne da un lato e storia di formazione della giovane Therese dall’altro, Carol di Todd Haynes è un film delicato e prezioso, che lascia parlare le immagini attraverso i dettagli visivi. Se a tratti l’ho trovato un po’ noioso, la funzione narrativa dei costumi di Powell è impeccabile.

Basato sul libro “The Price of Salt” di Patricia Highsmith, Carol racconta una complicata storia d’amore tra Therese (Rooney Mara), giovane commessa e aspirante fotografa, e Carol, una ricca signora sposata. E, come già per Cinderella, anche in Carol la protagonista in termini di costumi è Cate Blanchett.

CAROL

Fin dal primo momento in cui le due si incontrano ed è amore a prima vista, è chiaro che i due personaggi appartengano a due mondi diversi. Le forme rigide, gli accessori e i tessuti ricchi che stabiliscono subito il ruolo di adulta sofisticata di Carol sono stati scelti basandosi sulle riviste di alta moda dell’esatto periodo in cui è ambientato il film – Vogue e Harper’s Bazaar, mentre Powell si è ispirata alla street photography dell’epoca per ricavare lo stile meno raffinato di Therese, usando accessori più da giovane come cerchietti e cappelli morbidi di lana.

 

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“Ho scelto gli abiti di Therese per comodità e praticità. All’inizio del film, curarsi dell’abbigliamento e del suo aspetto non sono esattamente la sua priorità. Non che si vesta male – veste con quello che andava piuttosto di moda tra i giovani, soprattutto i creativi, di quel periodo. Viene da un ambiente più o meno bohemienne, diamo per scontato che prima abbia frequentato delle scuole di arte”, ha detto Powell a proposito delle scelte per Mara, attrice minuta e particolarmente adatta fisicamente al ruolo della ragazzina giovane e acerba

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Per quanto riguarda Carol, invece, la costruzione della figura rigida è partita dalla biancheria, originale dell’epoca: le forme strette in vita e le silhouette avvitate sono state ottenute proprio a partire da pezzi vintage, così come molti abiti. Guanti e cappelli sono stati ricostruiti, così come le scarpe (Ferragamo), ricreate a partire dai modelli degli anni 40 e 50. In quel periodo sia mani che piedi femminili erano mediamente molto più piccoli quindi era impossibile per Blanchett indossare gli accessori originali.

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La cosa che risalta di più secondo me sono i gioielli, il primo dettaglio a sottolineare la differenza sociale tra le due: Carol ha sempre bracciali, spille, orecchini, mentre Therese indossa praticamente solo un orologio poco vistoso. Per Blanchett sono stati presi in prestito gioielli dell’epoca da collezioni private e dagli archivi di Fred Leighton e Van Cleef & Arpeels. L’altra cosa più netta è la differenza tra le gonne a tubo di Blanchett e le ruote morbide di Mara; la rigidità a cui Carol si ribella durante il pranzo con Therese, con quello che sembra un tailleur impreziosito dagli accessori ma che poi, durante la festa a casa, sotto lo sguardo sdegnato della suocera, si rivela essere un abito corto da cocktail anzichè da sera.

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Per tutto il film il costume riflette e racconta lo stato d’animo delle due protagoniste: durante il viaggio con Therese, pur mantenendo la sua aria sofisticata, Carol diventa più rilassata e spontanea, indossa capi più morbidi, pantaloni e giacche più morbide, è perfino quasi spettinata.

Così Therese, che pare in cerca di se stessa per tutto il tempo narrativo, sul finale ci appare cambiata, “blossomed” per dirlo come la protagonista: con il suo nuovo lavoro sembra abbia speso il suo primo stipendio in parrucchiere e in quell’outfit elegante e cresciuta. Mi è piaciuto molto il dettaglio della borsa rossa, colore che accompagna silenziosamente la storia. Dal corallo della sciarpa e del cappello di Carol nel negozio, Carol ha quasi sempre degli accessori rossi, mentre la palette di Therese resta neutra fino al momento in cui mette in valigia un maglione rosso, mentre dopo il viaggio, nel momento più duro per Carol, il rosso sparisce dai suoi colori, per riapparire, come in un passaggio di testimone, nella borsa della nuova e ritrovata Therese. E non è un caso che la distanza tra i look delle due donne sia particolarmente diminuita sul finale, avvicinando Therese sia a una se stessa con cui non era a suo agio all’inizio della storia, sia a Carol.

Applausi? Applausi.
Si ma se la merita la nomination? Ma anche sì, però certo, senza nulla togliere, Powell ha fatto cose più sorprendenti, e in un settore in cui comunque l’Academy non si scolla mai dalla banalità di period/fantasy, forse avrei dato una chance a Micheal Kaplan per Star Wars piuttosto che dare due nominations alla stessa costumista.

approfondimenti, cose, eccetera:
Vanity Fair
Fashionista
Telegraph
LA Times

 

 

6 thoughts on “Carol, un punto di rosso”

  1. Ti seguo da un po’ ormai. Trovo quello che scrivi sempre interessante, anche perché di solito non bado con sufficiente attenzione ai costumi.
    Dunque complimenti, ciao :)

  2. Ti seguo da un po’ ormai. Quel che scrivi è sempre interessante, anche perché non sono abituata a badare con attenzione ai costumi. Complimenti dunque, ciao :)

  3. Come per ogni film con i costumi che si fanno non troppo silenziosamente notare, da profana mi è piaciuto molto il lavoro su Carol.

    Da qualche parte ho letto che il cappellino della Therese non sbocciata, quella cosetta tragica in tessuto scozzese che io pensavo frutto di chissà quale elucubrazione di Sandy nostra, la costumista se lo è ritrovato tra le mani nel più classico sperduto mercatino dimenticato dal mondo e zac! ecco l’accessorio che si ricorda.

    Spero di poter presto commentare il post su Mad Max, che immagino sia costumisticamente eccitante, pieno di robe da sbiadire, strappare, rovinare…cose che piacciono a voi costumiste. *O*

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