Macbeth

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Ha un’aria da western, la Scozia in cui Justin Kurzel ambienta questa versione di Macbeth, una fredda terra di confine, selvaggia e povera. Un cielo color nebbia e i toni spenti del paesaggio stabiliscono il clima, e Jacqueline Durran realizza i costumi severi che rendono ancora più spettrale e gelida la tragedia di Macbeth e signora.

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Partendo dalla desolazione dei paesaggi scozzesi e dal punto di vista della sopravvivenza in chiave western scelto dal regista, Durran ha creato dei costumi ispirati a forme essenziali, molto austeri, quasi del tutto privi di colore o decorazioni. La ricerca storica non si è limitata al medioevo, epoca di cui restano pochi riferimenti e spesso stilizzati, ma allargando verso le fonti di costume storico, Durran ha cercato le forme di abbigliamento più basilari e comuni: considerando l’ambientazione ai limiti estremi della società, immaginando che avessero solo le cose più basiche e utilizzando quindi solo i materiali e le forme più semplici, Durran parte da un nucleo base di abbigliamento ricostruendo al rovescio in che modo adattarlo al personaggio.

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“Partendo dall’idea di questo posto ai margini del mondo conosciuto, sono andata a cercare le forme di vestiario più archetipiche cercando un modo di rappresentare le regole di quella società di frontiera nel modo più essenziale possibile. Ho usato la bibbia della storia del costume, precisamente il Tilke, che rivela le somiglianze tra le forme base della moda antica in tutto il mondo e ho scelto dei particolari stili diversi per creare il nostro mondo. La palette del film si sposta molto semplicemente dai grigi e neri all’inizio fino a toni bianchi per Dunsinane. Penso che anche il fatto che ogni personaggio avesse ben pochi cambi rientra nell’idea del western, personaggi che non hanno un guardaroba da cui fare scelte diverse”.

 

Se la maggior parte delle ispirazioni vengono dal medioevo nordico (la guerra in cui Macbeth combatte all’inizio dell’opera è per difendere la Scozia dagli attacchi scandinavi), per il costume di Michael Fassbender Durran si è spinta anche più a est: i materiali utilizzati sono quelli locali, cuoio, canapa e lana, mentre l’idea delle strisce di cuoio cucite a corazza è di ispirazione del lontano est asiatico, per rendere più forte la riconoscibilità del personaggio come guerriero*, rendendolo quasi simile a un samurai. Ci sono ovviamente elementi storici, ogni soldato portava al collo una moneta con l’effigie del re in segno di lealtà; Macbeth indossa lo stemma del suo clan, portato come una fascia a tracolla, a cui aggiunge le monete dei suoi uomini caduti in battaglia. Anche l’usanza di dipingersi le facce è di origine storica (però anche giàvvisto, Braveheart, anyone?).

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Durran ha dichiarato che i costumi dei personaggi principali sono stati tutti realizzati da zero, e anche la maggior parte di quelli delle comparse per le scene più affollate, visto che anche se in parte sono stati noleggiati, non sempre è stato trovato materiale adatto allo stile particolarmente essenziale e crudo che cercava.

 

Nei due protagonisti il costume ha un percorso parallelo di distruzione e sfaldamento. Quando non è in battaglia, Macbeth indossa la tunica di lana, pantaloni e mantello stabiliti come basic del film. Una volta ucciso Duncan, appropriandosi non solo della posizione ma anche dello stile, il colore passa da nero a bianco, colore in cui era stata fissata la famiglia reale e in cui si presentano perciò Macbeth e Lady Macbeth quando arrivano al palazzo reale. Il testo di Shakespeare scherza metaforicamente sul fatto che gli abiti da re stanno troppo grandi a Macbeth, come se fossero appunto rubati; Durran non si sofferma su questo dettaglio ma, proprio come se avesse indossato in tutta fretta gli abiti di Duncan stesso, la veste elegante che Macbeth indossa durante l’incoronazione è molto diversa da quello che poi il personaggio ha addosso per il resto del film; la tunica chiara è la riproduzione di un abito di ispirazione vichinga, è simile a quello che Duncan aveva addosso al momento dell’assassinio, e Macbeth indossa lo stesso mantello e la fascia araldica già vista addosso al re ucciso.

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Vista in scena appena dopo la pesante tunica nera abbinata al rigido abito nero di Lady Macbeth, per lui rappresenta un cambio di status, creando un distacco non da poco. Soprattutto accanto alla Lady Macbeth bianca e velata; durante la coronazione il suo abito bianco è arricchito con dei rosari di perle bianche, come il copricapo velato, in stile orientale, che le copre il volto. La forma dell’abito è una combinazione dello stile medievale riadattato alle capacità tecniche possibili in un ambiente di frontiera. C’è un ricamo molto semplice e l’uso delle pieghe a cannoncino, una forma di decorazione semplice e essenziale, mentre la gonna a ruota intera richiama l’abbigliamento popolare dei villaggi.

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Notevole anche il richiamo al trucco da battaglia di Macbeth, nella striscia di trucco blu sugli occhi, che anticipa il ruolo di guerriera che Lady Macbeth assume subito dopo l’investitura, mentre Macbeth esce pazzo, mentre i crocefissi sull’abito sono un richiamo al tema spirituale della protagonista, che Marion Cotillard interpreta come una donna tormentata dalla religiosità e dalla superstizione. Anche nei suoi costumi fin dall’inizio c’è un richiamo al contesto selvaggio dell’ambientazione, sottolineato dalle forme grezze e semplici e dall’uso di tessuti artigianali, sia negli abiti e nel mantello del villaggio. Escluso l’abito dell’incoronazione, anche i suoi abiti restano in tessuti e materiali grezzi, in colori neutri e con pochissime decorazioni.

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“Per tutto il tempo, si trattava di abbassare i toni e cercare di tenere le cose semplici, e la palette passa dagli scuri ai chiari ed è tutto lì. Tutto quello che hanno in quel mondo doveva essere molto semplice e credibile in quel contesto, che è un posto molto primitivo e distante ai confini della Scozia”.

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E’ altamente probabile che nessuno di questi costumi possa lasciare un segno indelebile come l’abito verde di Keira Knightley in Espiazione, ma resta un lavoro esemplare. Macbeth, come la maggior parte delle opere di Shakespeare, è un testo i cui temi – l’ambizione senza se e senza ma, e le sue conseguenze – sono così universali da ispirare qualsiasi tipo di adattamento**, ma a volte è bello vedere anche delle rappresentazioni più classiche, senza bisogno di cambiare contesto, lingua e epoca.

(Poi, per me vale la pena di guardare qualsiasi cosa in cui sia presente Fassbender, ma questo è un altro discorso da fangirl di cui se volete parliamo altrove ^_^. Kurzel, Fassbender e Cotillard si riuniranno in autunno per Assassin’s Creed, quindi)

*prima di vedere il film mi è capitato davanti un post di “Le locandine dei film se avessero i commenti di cineblog“, pagina facebook che amo, in cui il titolo-commento era “FASSBENDER SEMBRA DE ROSSI”. E’ vero. E’ assolutamente vero, Fassbender in guerra sembra De Rossi in campo.

**che ve lo dico a fare

intervista a Jacqueline Durran di Tyranny of Style: qui

2 thoughts on “Macbeth”

  1. Forse non è clamoroso come altri lavori della Durran ma anche qui i costumi sono così belli che catturano lo sguardo. Grezzi, pieni di consistenza materica (insomma, si vede la grana e lo spessore dei tessuti) ma non so come comunque estetizzanti. Prima immagine, Lady Macbeth con quel mantello e già non puoi non guardarli.

    Sulla pittura in da fazza è partita quasi una persecuzione, ma voglio dire: non è che questo dettaglio storico è a pannaggio di Braveheart o degli Orchi di TLotR.

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