Mad Max: Fury Road

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Non sono tanto indietro da aver visto questo film solo adesso, anzi ho avuto il piacere di vederlo più e più volte (FILM DELL’ANNO 2015 SCUSA STAR WARS). Se non ne ho scritto fino ad adesso è perchè ci sarebbe così tanto da dire sull’immaginario di Miller che scrivere solo di questo film mi sembra quasi riduttivo.

Nelle migliori intenzioni, avrei voluto:
-analizzare tutti i film di Mad Max e discutere con voi, mia pregevolissima nuvola di lettori, del futuro distopico inventato da Miller a partire da Mel Gibson (vi ricordate Mel Gibson? Nel primo film o nel secondo praticamente non ha battute, e ripete due volte “I only came for the gasoline”. Essenzialità)
-analizzare l’ambiente Mad Max e discutere dell’ispirazione che poi è diventata l’Australia post disastro di Miller per tutti gli altri film e lavori post disastri in generale, buttandoci in mezzo di tutto dal pianeta delle scimmie a snowpiercer agli hunger games
-analizzare il favoloso splendido meraviglioso personaggio di Furiosa e discutere delle origini di quell’archetipo da Ripley di Alien ad altre incredibili protagoniste femminili di film d’azione contemporanei buttandoci in mezzo di tutto tra cui anche Katniss degli Hunger Games, Emily Blunt, Rey, e questa in effetti è forse la variante che mi interesserebbe più approfondire, ma

non so se avete notato che non riesco a tirarmi insieme e scrivere. Ci sono troppe cose da vedere senza distrazioni.
Però, per evitare di finire come quella volta in cui volevo fare una cosa approfondita su Breaking Bad e poi non l’ho più scritta, approfitto della candidatura all’Oscar per i migliori costumi di Mad Max Fury Road per avere la scusa di parlarne assolutamente fuori tempo.

Due cose meravigliose (di costume): il giubbotto di Max, e il braccio meccanico di Charlize. Se vi spiego subito perchè, poi non leggete tutto l’asciugo che segue. E pensate che non mi voglio neanche dilungare sulle macchine e gli effetti di scena.

La trilogia originale di Mad Max aveva un budget piuttosto limitato, ma i costumi e le scene sono diventati storici: la scelta di Miller di rendere sempre credibile e giustificata ogni piccola cosa presente nei suoi film è stata chiara e decisa fin dall’inizio, e c’è un motivo se qualsiasi film di ambientazione distopica deve confrontarsi con Max Rockatanski e il suo ambiente di auto modificate, sabbia e costumi di stracci polverosi e pezzi da sexy shop.

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Miller ha un metodo di lavoro basato sullo storyboard. Dalle 3500 tavole disegnate per il film, sono stati realizzate migliaia di props e costumi. Jenny Beavan, la fortunata costumista, ha detto che a volte era difficile. “Non posso ringraziare abbastanza la mia crew. Il set era tormentato da sbalzi di temperatura, sabbia in continuo, stunts infiniti, e tutti che facevano qualsiasi cosa. La pressione non solo nell’inventarsi e realizzare le cose, ma anche di farne innumerevoli multipli, oltre che invecchiare e consumarli era intensa”.

“Il costume racconta la storia attraverso i vestiti” ha detto Beavan. “una volta che ti immergi nel mondo di Miller le cose iniziano a diventare chiare nella loro follia! Adoro inventare personaggi, quindi datemi un mucchio di pezzi e cianfrusaglie vecchie, ferraglia di auto, tessuti etnici, corda, cuoio e un personaggio da cui dipendere e io sono felice”.

PAROLE SANTE, Beavan.

Per Beavan, abituata ad altro, tuffarsi nel mondo immaginario di Miller e trasformarlo in realtà fisica è stato entusiasmante. “Ho lavorato su tanti film d’epoca, ma l’appeal di fare qualcosa di post-apocalittico è un lavoro mentale tutto diverso, in cui è stato meraviglioso buttarsi. E’ cinema alto e di fantasia, ma allo stesso tempo molto legato a uno strano tipo di realtà, e ho adorato la libertà di creare cose assolutamente fuori dal normale”. E il mondo che ne risulta è un mondo di personaggi che hanno bisogno di tutto quello che hanno addosso per sopravvivere. Ogni cosa ha una sua funzione e un suo motivo.


Furiosa

MAD MAX: FURY ROAD

L’Imperatrice Furiosa per me è il personaggio dell’anno.

Da un lato mi ha avvilito la discussione su “Fury Road è un film femminista perchè la protagonista è una donna”, perchè mi piacerebbe poter dare per scontato che una donna possa essere la protagonista di un film del genere: come Alien era stato scritto senza pensare che Ripley potesse essere una donna, mi piace pensare che Furiosa potesse essere un personaggio simile. Non ci sono richiami al sex appeal di Charlize che pure è una figa appunto imperiale anche senza capelli e senza un braccio, non ci sono baci: Furiosa è il partner di Max PUNTO. Dall’altro lato invece è importantissimo che al centro di un film onestamente riassumibile con “One long car chase – and it’s fucking awesome” ci sia una donna che vuole salvare delle altre donne dalla schiavitù sessuale di un mostro. E sono tutte donne toste, e mi sembra una metafora neanche troppo sottile.

Beavan ha collaborato molto con Charlize Theron per le scelte accurate che hanno creato il look di Furiosa. Un top bianco consumato, pantaloni di pelle comodi, e l’armatura protettiva con le cinture di cuoio – l’outfit riflette le necessità del personaggio; comoda, funzionale, imponente ma non costringente in una battaglia. Il braccio è stato creato con materiali di recupero dall’artista australiano Matt Boug ed esiste anche in versioni più leggere sia per Theron che per la sua stunt double, per praticità. Non è chiaro se il colore neutro della maglietta sia perchè gli altri Imperatori – uomini – sono tutti a petto nudo, o se si possa speculare che un tempo anche Furiosa fosse una delle mogli. Per me è già abbastanza badass senza questa backstory, ma potrebbe starci. Quello che è chiaro è che il medaglione con lo stemma di Immortan Joe sul bacino significa chiaramente che Furiosa è sua proprietà.  “Il braccio di Furiosa è un esempio perfetto di come applicare l’artigianato alle cianfrusaglie”, ha detto Miller. “Si vedono chiavi, parti meccaniche, pezzi di motore. C’è un piccolo motore che viene da un aereo giocattolo, che usa per modificare l’idraulica quando le serve più forza”.

La spallina di cuoio sembra richiamare visivamente quella di Max, ma fa parte del meccanismo del braccio, così come le cinture di cuoio servono solo a supportare l’imbragatura della struttura del braccio. “Non abbiamo mai pensato di farla più femminile e attraente – Charlize lo è indipendentemente da cosa ha addosso o in testa”.

Trovo che sia bellissimo il modo in cui Miller gioca con l’effetto speciale del braccio meccanico: non è mai al centro dell’attenzione, e ci vuole un po’ prima di riuscire a vederlo bene. Miller lo tratta come un braccio vero, e rende l’effetto ancora più reale. Ed è una delle cose più forti del film, questa: che Miller fa queste cose straordinarie (siamo uscite dal cinema ripetendoci una cosa letta su twitter poco prima: can you believe Miller is someone’s grandpa?, Miller è il NONNO di qualcuno), ma anche se prende tutta una generazione di registi di action cialtroni e li sbatte contro il muro con un chiarissimo TI FACCIO VEDERE IO COME SI FA, allo stesso tempo non si sofferma a farti vedere quanto è bravo. Ti butta su un camion da guerra in mezzo al deserto e tu per due ore stai sulla punta della poltroncina del cinema, e il film finisce e dici, aspetta, ma cosa cazzo abbiamo visto? Perchè ti trovi in mezzo a quel mondo ed è tutto talmente credibile e coerente che ti convince senza alcuno spiegone, e a Charlize Theron gli mette un braccio meccanico ma se ne frega di dirti perchè e come ha perso il braccio (ah ma lui, la costumista e Charlize LO SANNO). Ha un braccio meccanico che funziona e non ci si sofferma più di tanto.

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Theron ha contribuito anche per uno dei dettagli più forti visivamente del film: la testa rasata. Dopo lunghe discussioni con Miller e Lesley Vanderwalt, hair e make up designer, pensando a Furiosa come qualcuno che non ha molto tempo per dedicarsi all’aspetto, ha avuto un’idea. “Ero da poco mamma, e avrei passato i mesi successivi nel deserto; ho pensato che dovevamo solo rasarmi la testa”, ricorda Theron. “Ero così decisa che ho chiamato George, e lui ha preso fiato, poi ha detto, Ok, e la mattina dopo l’abbiamo fatto. Ripensandoci, non posso immaginare di fare questo film in nessun altro modo”.

Vanderwalt, che collabora con Miller dai tempi di Road Warrior, ha aggiunto un dettaglio di status: “Gli Imperatori di grado più alto coprivano la loro testa con grasso nero e usavano metallo e polvere minerale per illuminarla”.

Max

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La cosa meravigliosa di Max è che è di poche parole, come sempre, ma ci tiene un casino, alla sua giacca, al suo look. Anche se, subito dopo la prima apparizione, viene catturato e spogliato, intrappolato in una minacciosa museruola (che da qui in poi chiamerò IL RASTRELLO DA GIARDINO), e riesce a tornare nei suoi panni e ridarsi un tono solo dopo circa un’ora. Dice poche cose, Tom Hardy, ma una è sicuramente Ridammi la giacca. O quella è la mia giacca, non ricordo.

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E ci tiene un casino perchè è la giacca ricucita sulla spalla sinistra dopo l’incidente nel secondo film della trilogia, la manica mancante, le zip sostituite da punti, insomma, è la giacca di Max Rockatanski. Senza più etichetta della polizia, chiaro: una delle regole base di Miller era di evitare ogni richiamo ai film precedenti, ma quando il team dedicato agli storyboard è capitato sulla giacca originale che Mel Gibson indossava nel secondo film della trilogia, come potevano ignorarla? è ovvio che diventasse anche la giacca del Max di Hardy, strappi ferite rattoppi e spallotti inclusi. Anzi, con dei danneggiamenti aggiunti da altre guerre e avventure di cui non sappiamo.

Ne hanno realizzate alla fine circa una ventina per tutti gli stuntman, alcune anche rinforzate con protezioni apposite, ma Hardy ha cercato di realizzare tutti gli stunts che poteva fare da solo, inclusa la prima fuga e ricattura dalla Cittadella.

Beavan ha collaborato con Hardy per sviluppare e stabilire il guerriero della strada di Fury Road. “Tom è arrivato portando tante idee”, ha detto. “Abbiamo portato insieme una massa di cose e messo insieme il look che, ovvio, perde immediatamente. Ma l’idea è che se lo riguadagna di nuovo durante il corso del film”.

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E Tom Hardy, che fa un sacco di film e non sono mai abbastanza, è bravissimo nel ruolo di Max, tutto silenzio e mugugni e borbottii (oh, secondo me se faceva lui il Revenant di Revenant…) e metà film con il rastrello da giardino in faccia. Pare avessero dei saldatori sul set, anche se alcune delle museruole erano di plastica per motivi pratici.

Max ha anche il braccialetto di corda da sopravvivenza nell’outback australiano, che in fondo sarebbe stato strano se non ce l’avesse avuto.

Immortan Joe

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Il costume di Immortan Joe è uno dei più forti dal punto di vista visivo. Uno dei cattivi più cattivi di tutto l’universo Mad Max. Beavan ha spiegato che il personaggio “ha la pelle che marcisce quindi ha bisogno della polvere per lenirla e camuffarsi”, mentre l’armatura antiproiettile di plexiglass serve a coprire un corpo tenuto insieme per miracolo. La maschera, creata dal concept artist Paul Jeacock ispirandosi alla dentatura dei cavalli, è minacciosa e allo stesso tempo serve a tenerlo in vita, filtrando l’aria anche se i suoi seguaci lo ritengono immortale. la decorazione del busto richiama sia le decorazioni militari che la cultura delle modifiche permanenti al corpo, mentre la parte inferiore del costume un po’ western un po’ samurai ricorda che Immortan Joe è un guerriero.

Nux e i War Boys
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Anche i War Boys indossano un parterre di maschere niente male, una più terrificante dell’altra. La maggior parte sono state create da Beavan e dal suo team in Africa e in Australia. Servono per due motivi: venerare Immortan Joe e permettere agli stuntman di interpretare più personaggi a seconda dell’azione richiesta, compresi gli attacchi sui pali penzolanti. Io ogni volta ci penso, che il CGI in questo film l’hanno usato per fare GLI AGENTI ATMOSFERICI, LE TEMPESTE NON LA GENTE SUI PALI.

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Ma non divaghiamo ancora su quanto è incredibile questo film: i war boys, Nux incluso, hanno anche tatuaggi, scarificazioni e sono tutti rivestiti di polvere bianca e pittura per imitare il pallore del loro leader. Sono tutti malaticci pure loro, comunque. Lo spray d’argento… uhm, ecco. Cose rituali.
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Le mogli

Le mogli sono una cosa bellissima. Il più bel MacGuffin che questo film poteva avere. Mi piace che siano dei personaggi con delle personalità distinte, che non si facciano mettere troppo i piedi in testa, che non siano mai sessualizzate nell’immagine ma solo dalle azioni di Immortan Joe. C’è questa scena bellissima in cui Max finalmente si libera dalla condizione di blood bag, e stanno in mezzo al deserto e sono appena scappati e si gira e ci sono queste qui che si sciacquano con l’acqua pulita.

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Ed è una cosa normalissima. Non ci sono inquadrature che indugiano sulle gambe lunghe delle mogli, no. A Max non cade nemmeno lo sguardo, è proprio più stupito dal contrasto tra il deserto e la polvere intorno e queste candide fanciulle avvolte di lino bianco che si sciacquano. Sembrano più degli alieni che degli oggetti sessuali.

“Immortan Joe le considera il suo tesoro, e le ha protette da tutti i pericoli e veleni del mondo esterno”, nota Miller. “in una terra selvaggia abitata da persone malate, in una società così cancerogena, le donne erano in un certo senso immacolate”. Tant’è che si nutrono di latte materno, vedi tu.

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MAD MAX: FURY ROAD

Ognuna delle ragazze ha un look diverso, sia in termini di tono della pelle, che di acconciatura, che di abito, anche se accomunate dal tessuto di lino. Ispirate da un balletto che Miller aveva visto in cui le danzatrici indossavano solo bande di garza, “le mogli hanno vissuto tutte le loro vite in un ambiente dal clima controllato artificialmente”, ha detto Beavan, “quindi quando vengono portate via, l’idea è che siano vestite in modo assolutamente inadatto al mondo esterno”.

Le vuvalini 

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Abitanti del territorio di origine di Furiosa, le vuvalini SPACCANO. Sono tipo la versione femminile post atomica dei Sons of Anarchy. Mi piace che abbiano addosso e sulle loro moto tutto quello che possiedono, ed è tutto strettamente necessario. La loro scala di colori non è desertica come quelle degli altri personaggi, perchè hanno vissuto più a lungo in vicinanze della natura viva. Sono loro a dare stracci, pelli e accessori alle mogli per attrezzarle un po’ meglio al loro viaggio.

Altri

E la cosa più bella secondo me è che ogni personaggio, costume e prop ha una backstory, in Fury Road. Tutti nella produzione e nel cast seguivano una dettagliatissima bibbia della terra abbandonata raccontata nel film, e la storia narra che Miller avesse una policy secondo la quale chiunque sul set doveva conoscere la storia e la funzione di ogni parte del suo costume, permettendo così a tutti di inserirsi davvero in quel mondo.

Alcuni personaggi particolari spiccano comunque, per esempio il Mechanic Organic, con tutti i suoi attrezzi del mestiere addosso, il medico sadico dei War Boys; il People Eater, con il completo gessato rovinato e il naso finto che gli copre la faccia, rappresenta gli eccessi e le peggiori qualità dell’uomo civilizzato; al suo fianco il Bullet Farmer, una specie di fabbricante di armi e trafficante che è andato via di testa, con il suo trench di munizioni e il cappello di proiettili.

 

E per finire non dimentichiamo che c’è un’orchestra di guerra guidata da una chitarra elettrica lanciafiamme.

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E’ tutto meraviglioso. Adrenalina pura. Sono ancora stupita della scarsità di materiale in italiano sui costumi di questo film (—). Qui una bella intervista di Gavia Baker-Whitelaw di Hello, Tailor a Jenny Beavan dove racconta un sacco di cose bellissime di scatole di fuffa portate dall’Australia alla Namibia perchè sa mai che salta fuori qualcosa di utile.

Date a questo film qualsiasi premio possibile.

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