Reset

nel 2016 ho visto tante cose, ma ne ho fatte anche moltissime e questo è il motivo per cui questo blog non solo non è stato aggiornato da un pezzo, ma proprio ci ho pensato pochissimo. In compenso vedo che vive di vita propria anche se non lo apro (sarei curiosa di sapere se poi tutte le persone arrivate qui cercando il costume di Elsa di Frozen l’abbiano poi realizzato, e com’è andato l’esame di quella che cercava una tesina su Espiazione)
Però ci sono delle cose che ho visto e su cui ho fatto delle riflessioni e mi sembrava brutto buttarle lì così senza un minimo di preavviso, quindi eccovi un bel post di varie e eventuali

Luke Cage, dopo Daredevil e Jessica Jones, è la terza serie firmata Marvel con i costumi di Stephanie Maslansky, e la continuità di contesto tra le tre serie si capirebbe anche senza i personaggi che passano da una serie all’altra. Intanto Luke, nero accusato ingiustamente, diventa il supereroe di Harlem e il suo costume da supereroe è una felpa col cappuccio bucherellata dai proiettili: in questo clima storico, mi sembra abbastanza rilevante

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The Affair, che ho iniziato a vedere solo quest’ultimo autunno, mi ha immediatamente agganciato con la storia del narratore inattendibile e il fatto che ognuno ricordi le cose in modo diverso, a partire dall’inizio del primo episodio:

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Non solo è realistico che le versioni dei fatti cambino anche pesantemente a seconda del punto di vista, ma quanto cambia l’abbigliamento e la percezione dei personaggi rispetto a chi è il narratore in quel momento è eccezionale, e racconta un sacco di cose: nella prima stagione Noah è un papà di Brooklyn in maglietta e camicia sbottonata, ma Alison lo ricorda sempre un po’ più elegante, ricco e sofisticato; al contrario Alison è una madre in lutto ma Noah la ricorda sempre sexy e appariscente. Nella seconda stagione Helen è sempre dismessa agli occhi di Noah e strafiga nella versione di Alison che la vede continuamente come superiore. Addirittura ha due paia di occhiali diversi a seconda del narratore. I costumi sono di Caroline Duncan dalla prima stagione.

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The Young Pope: i costumi di Jude Law lo caratterizzano come un supercattivo da fumetto, e Sorrentino ama moltissimo andare sopra le righe. Ho adorato dalla prima inquadratura all’ultima e the Young Pope è un capolavoro di ironia e esagerazioni. Al lavoro per Luca Canfora e Carlo Poggioli il meglio di Roma per sartorie, cappelli e uniformi.

455745-the-young-pope-sur-canal-622x600-1_7px5ypyp6E anche:
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set of "The young Pope" by Paolo Sorrentino. 19/01/2016 sc.701 ep. 7 In the picture Silvio Orlando. Photo by Gianni Fiorito

-Una delle serie che mi piace di più in questo momento è This is Us: la storia di una famiglia raccontata contro ogni stereotipo e luogo comune, in cui anche i costumi di Hala Bahmet fanno la loro parte; e anche se le ricostruzioni dei flashback sono perfette, trovo ancora più bella la caratterizzazione dei tre fratelli, in cui ciascuno ribalta un preconcetto. Così c’è Kate che vuole dimagrire ed è ossessionata dal peso, che però non le impedisce di essere sempre perfetta e mai trascurata; Randall il fratello adottivo nero che è il più elegante e a posto di tutti, infine Kevin l’attore di successo che però veste in modo anonimo perchè non si sa bene dove va la sua vita

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THIS IS US -- Pilot -- Pictured: Sterling K. Brown as Randall -- (Photo by: Ron Batzdorff/NBC)

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(bonus foto di Kate in più perchè la ADORO)

-Sempre parlando di tv, Black Mirror mi ha tenuto incollata a Netflix per quattro giorni di fila, ma l’episodio che mi è piaciuto di più è stato Nosedive (non San Junipero, davvero, NON SAN JUNIPERO). I colori pastello e senza tempo così forzatamente dappertutto di Sinead O’Sullivan (mi ha ricordato subito the Stepford Wives e Pleasantville) raccontavano che l’apparenza è quella che conta di più fin dalle prime scene. Inquietante. Peccato un errore di raccordo che mi ha fatto uscire di testa nella scena della videochiamata

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Al cinema non sono andata spesso quanto avrei voluto ma ho adorato i vestiti rigidissimi e infelici di Amy Adams in Animali Notturni (i costumi sono di Arianne Phillips):

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-Alexandra Byrne avrebbe dovuto ricevere una nomination agli Oscar per Doctor Strange solo per quella meraviglia di tonaca giallo vivace di Tilda Swinton che spazza via gente in mezzo al grigio della città. So che l’argomento Tilda Swinton in Doctor Strange è controverso, mi esprimo solo sull’abito. tutti fighi ma le suole di gomma, ma io boh. E’ ora che arrivino dei premi importanti alla Marvel per queste meraviglie che fanno meglio di tutti, comunque.

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(comunque che filmone)

-intanto a proposito sono uscite le nomination agli Oscar (inserire sbadiglio) e per ora l’unico film che ho visto è Allied, che valeva il prezzo del biglietto solo per i costumi di Joanna Johnston, nel senso che ve lo potreste risparmiare ecc. ma mi sono innamorata immediatamente delle vestaglie di Marion Cotillard (pure Lizzy Caplan ne ha una non male).

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C’è già pieno di articoli sui suoi abiti quindi vorrei solo dirvi che io in questa scena qui:

lead_largeho immediatamente pensato a questa scena qui:

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(-mi piace un sacco leggere le interviste ai costumisti dei film, e all’estero è una cosa che capita molto spesso, su varie riviste online, anche con articoli abbastanza dettagliati. Però provo sempre un misto di sufficienza e profondo imbarazzo quando vedo la tenerezza con cui gli intervistati rispondono alle domande che non farebbe mai qualcuno del mestiere: cosa si aspettano, no, ho scoperto solo sul set che doveva morire dissanguato quindi mi servivano dei cambi multipli per girare? lavorare con delle star così è stato incredibilmente stressante, una pressione psicologica incredibile? il regista non ha visto neanche un bozzetto? siamo seri, su.)

-qui insomma si deve cambiare linea editoriale, mi sa che questo posto diventerà sempre meno tesine e sempre più twitter versione leggermente più approfondita, oppure ci sentiamo a gennaio dell’anno prossimo

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