Reset

nel 2016 ho visto tante cose, ma ne ho fatte anche moltissime e questo è il motivo per cui questo blog non solo non è stato aggiornato da un pezzo, ma proprio ci ho pensato pochissimo. In compenso vedo che vive di vita propria anche se non lo apro (sarei curiosa di sapere se poi tutte le persone arrivate qui cercando il costume di Elsa di Frozen l’abbiano poi realizzato, e com’è andato l’esame di quella che cercava una tesina su Espiazione)
Però ci sono delle cose che ho visto e su cui ho fatto delle riflessioni e mi sembrava brutto buttarle lì così senza un minimo di preavviso, quindi eccovi un bel post di varie e eventuali

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I premi che contano 2016 (fate vincere tutto a Mad Max Fury Road)

qui è dove con tutta la mia spocchia vi commento brevemente cosa dicono quest’anno le nomination degli unici premi che mi piacerebbe vincere nella vita

(un altro post con le figurine)
(l’anno scorso ho saltato)

I premi del cinema sono le uniche occasioni in cui quelli che non sono nerd o del mestiere sentono nominare le parole Costume Design. Poi vedono ste sconosciute o sti sconosciuti che ritirano la statuetta in velocità e via, dimenticati di nuovo. qui è dove con tutta la mia spocchia vi commento brevemente cosa dicono quest’anno le nomination degli unici premi che mi piacerebbe vincere nella vita. Mi rammarico della scarsità di link ma cercherò di provvedere

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“I vestiti dei sogni”

Una mostra dedicata ai costumisti italiani nel cinema internazionale e non solo: è “I vestiti dei sogni: La scuola dei costumisti italiani nel cinema“, a Roma fino al 22 marzo a Palazzo Braschi. Non ho avuto modo di vederla perchè ehm, abito a Milano, ma i nomi coinvolti, da Tosi a Pescucci, sembrano invitanti. Se qualcuno ha dei suggerimenti o recensioni si faccia avanti che prendo un agile frecciarossa.

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Frozen – il regno di ghiaccio

649fb29f9c579e7a-Frozen_groupSì, pure i film animati hanno i costumi, e se il collegamento tra Disney e costumi non è mai stato dei più ovvi, nel caso di Frozen (Jennifer Lee, Chris Buck) non si può tralasciare la bellezza degli abiti e della loro resa praticamente realistica.  Mike Giaimo, art director del film, l’ha descritto come “il più elaborato film animato in costume finora”.

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#rivoluzionecreativa

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“A.A.A. Creativi incazzati offresi per rivoluzione. Astenersi perditempo” è il titolo dell’appello del creativo Alfredo Accatino per richiamare alla rivoluzione.
Lui lo spiega molto meglio di me, quindi vi rimando direttamente alla pagina.
Sarebbe bello se un giorno le cose cambiassero davvero, a partire dall’aria di rimprovero accompagnata da “si ma almeno fai un bel lavoro divertente” che ha troppo spesso la gente se per caso osi lamentarti di qualcosa.

“Tutti si vestono al mattino, quindi tutti hanno qualcosa da dire”

Se sapete l’inglese, prendetevi un quarto d’ora e ascoltate l’intervento TED di Kristin Burke, costumista e curatrice del blog frocktalk: tra le cose che dice per spiegare il mestiere di costumista, c’è esattamente questa, “everybody gets dressed in the mornings, so everyone has an opinion”. Ci tengo sempre a sottolineare la differenza tra costumista e stylist perché se vuoi fare un buon lavoro, non stai solo vestendo qualcuno per farlo sembrare carino, ma gli stai creando un personaggio. Io sul lavoro lo faccio anche con le comparse (cosa che spiegavo nei commenti a Thor: The dark world); magari è solo un minimo, un accenno: si sta sempre parlando di persone sullo sfondo, però c’è. Eppure tra le cose che mi sono state dette quando mi si chiede che lavoro faccia e io rispondo faccio la costumista, quelle più ricorrenti sono: e quindi sai cucire?/ ma perché, che costumi ci sono da *** (titolo del programma per cui lavoro)/ e quindi in pratica cosa fai?

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Espiazione – Atonement (dell’arte della trasposizione)

atonement Espiazione è un romanzo di Ian McEwan, da cui è stato tratto un improbabilmente bellissimo film di Joe Wright, nel 2007, con i costumi di Jacqueline Durran, una che tra le altre cose ci ha preso una nomination all’Oscar. Improbabilmente bellissimo perchè il modo in cui il romanzo è narrato non dice “ehi, facciamo un film”, eppure, Wright ci riesce (decisamente meglio che con Orgoglio e Pregiudizio). La cosa interessante dal punto di vista del costume è che il film offre spunti di riflessione rispetto alla questione dell’autenticità e della fedeltà tra testo originale e trasposizione, oltre a contenere l’abito più bello del cinema degli anni duemila so far.

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Costume Design and Fashion: A Multi-Million Dollar Industry

The-Great-Gatsby_Carey-Mulligan-dress-side_Image-credit-Warner-Bros(Premessa: pensavate che questo blog fosse andato alle ortiche? no. Ho solo lavorato moltissimo quest’anno e anche se ora ho più tempo, non riesco a riprendermi dalla pigrizia. Sono così pigra che anzichè scrivervi delle splendide tutine di Star Trek, di Moonrise Kingdom e Gatsby, ho chiesto al gentilissimo e stilosissimo Chris Laverty di Clothes on film il permesso di tradurre quest’articolo di una collaboratrice del blog perchè penso che sia un tema interessante, e come al solito non c’è traccia di questa discussione in italiano, da nessuna parte. Detto questo, l’articolo originale è qui – se non riconoscete come scrivo di solito, è perchè faccio la costumista e non la traduttrice. Come al solito, commenti aperti)

14 maggio 2013 – Mentre Prada, Tiffany & Co., e Brooks Brothers si sono dati alla produzione di linee ispirate al Grande Gatsby, consideriamo l’influenza che il costume ha sulla moda, un punto di discussione tra costumisti e stilisti di moda. L’alleanza tra costumisti e stilisti è stata sia positiva che contenziosa: la moda ha una storia molto più lunga del costume, ma fin dagli inizi del cinema, le due categorie hanno coltivato un rapporto intimo.  Continua a leggere

London Tales

Agosto 2012, a Londra ci sono le olimpiadi. La città è piena di entusiasmo e colori e cose da fare. Io ho avuto tre giorni off dal lavoro e credo di aver speso di più in quei tre giorni tra mezzi di trasporto e cataloghi di mostre che per il biglietto dell’aereo. Ma Londra è un posto così, grande e dispersiva e caotica, e io mi sento subito a casa.
Alla Serpentine Gallery c’era una bellissima mostra di Yoko Ono, commovente e tenera, oltre che al padiglione di Herzog & De Meuron, due architetti che mi piacevano molto quando studiavo (poi io ho cambiato strada, loro no, meno male). E alla Tate Modern una bella selezione piuttosto completa di Damien Hirst, e un punto di vista interessante su Edvard Munch (che si faceva le foto con Instagram molto prima di Instagram), e la suggestiva performance di Tino Sehgal in cui, in sostanza, degli sconosciuti venivano a raccontarti i fatti loro oppure cantavano. Epico.
Ma comunque, io ero là a lavorare. Per le Olimpiadi. Ero là a lavorare alle Olimpiadi. Applausi. Grazie.

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