Lincoln

lincoln-walking-away2 Johanna Johnston è nella lista dei possibili vincitori di tutti i premi che contano quest’anno (l’Oscar, il BAFTA e il Costume Designer Guild Award – Excellence in period film) e il motivo è che se in questo Lincoln Daniel Day lewis è così bravo che ti fa dimenticare che alla fine gli sparano, il costume è fatto così bene che non lo si nota, quasi. E se un film è ambientato in un’epoca di inquartate lunghe, panciotti e tube per gli uomini e abiti che prendono forma dalle crinoline, il rischio di esagerare è parecchio alto. Invece. (Yay, Johanna Johnston). Tra l’altro, la signora è responsabile dei costumi di un sacco di bei film e non ha mai vinto un Oscar, quindi forse questa è la volta buona.

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Prometheus

prometheus_miniSono così indie che il blog è fuori moda (cit.). No, ho tipo cento post in coda ma nel poco tempo libero che ho preferisco vedere film e serie tv (e ehm, andare via per il weekend) piuttosto che scriverne. Per questo anche il post su Prometheus arriva con un ritardo pietoso. Ma da dire ce n’è.

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Biancaneve e il cacciatore

Trasformare una favola basata su una vecchia regina cattiva che odia una ragazzina solo perchè è più carina in un film di guerra è una scelta azzardata: un personaggio come quello di Biancaneve necessitava di una svolta eroica per suscitare interesse al cinema, perchè chi empatizza con una solo perchè è bellina? Allora via, facciamola giovane eroina per le nuove generazioni.
Se purtroppo però Biancaneve e il cacciatore (Snow White and the Huntsman) non convince del tutto, soffrendo forse di una trama non abbastanza sviluppata e di un’azione fin troppo limitata, Colleen Atwood (della quale sono una fan spudorata, ti voglio bene Colleen) ha praticamente già le statuette in mano.

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London Tales

Agosto 2012, a Londra ci sono le olimpiadi. La città è piena di entusiasmo e colori e cose da fare. Io ho avuto tre giorni off dal lavoro e credo di aver speso di più in quei tre giorni tra mezzi di trasporto e cataloghi di mostre che per il biglietto dell’aereo. Ma Londra è un posto così, grande e dispersiva e caotica, e io mi sento subito a casa.
Alla Serpentine Gallery c’era una bellissima mostra di Yoko Ono, commovente e tenera, oltre che al padiglione di Herzog & De Meuron, due architetti che mi piacevano molto quando studiavo (poi io ho cambiato strada, loro no, meno male). E alla Tate Modern una bella selezione piuttosto completa di Damien Hirst, e un punto di vista interessante su Edvard Munch (che si faceva le foto con Instagram molto prima di Instagram), e la suggestiva performance di Tino Sehgal in cui, in sostanza, degli sconosciuti venivano a raccontarti i fatti loro oppure cantavano. Epico.
Ma comunque, io ero là a lavorare. Per le Olimpiadi. Ero là a lavorare alle Olimpiadi. Applausi. Grazie.

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The Avengers: believe the hype

Spoiler: Loki è un superfigo ma vincono i buoni.
Ultimamente sembra che il criterio di valutazione dei film spazi tra “genio” e “cagata” senza vie di mezzo: The Avengers aveva un hype pre-uscita altissimo, tant’è che sono corsa a vederlo IERI. E devo dire che l’aspettativa è stata ampiamente soddisfatta, il film è divertente, si è riso molto, ci sono un sacco di personaggi bellissimi, Joss Whedon riesce a farne una storia coinvolgente (non che sia l’ultimo dei pirla, sia chiaro), che dura più di due ore e non stanca ma DIVERTE MOLTISSIMO! L’HYPE AVEVA RAGIONE! Interessante lo sviluppo di alcuni personaggi, in particolare il Bruce Banner di Mark Ruffalo e la crescita di Natasha/Black Widow.
I costumi li ha realizzati Alexandra Byrne, già costumista di Thor, e il suo lavoro segue le scelte di regia nel creare una squadra da un gruppo di persone che più divergenti non potrebbero essere, sviluppando individualmente soprattutto la versione “in borghese” dei supereroi fino al momento in cui non diventano effettivamente un team.

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il trailer di Dark Shadows: tanta roba

Colleen Atwood è ancora la costumista di Tim Burton per Dark Shadows: un film che parla di vampiri negli anni 70 in America, c’è Michelle Pfeiffer, ci sono Helena, Eva Green e Chloe Moretz, You’re my first, you’re my last, my everything; ci sono palandrane gotiche, camicie di carta da parati, Helena con i capelli cotonati e un vestito a bolle rosa, fantasmi, dolcevita, paillettes rosse, t-shirt strette.

Can’t wait.
Presto Tim, facci dimenticare quell’imbarazzante balletto di Johnny Depp in Alice in Wonderland.