Her

images-15Vi ricordate Gattaca, e il suo futuro vestito anni 40? Chi l’ha detto che il futuro debba essere per forza metallico, blu, argento, scintillante di texture lucide e robotiche (come parecchi abiti passati sul red carpet dei Golden Globes: davvero, perchè)? Voglio dire, pensate a come dovremmo essere vestiti l’anno prossimo secondo Ritorno al futuro. Casey Storm, costumista di Spike Jonze per Her, costruisce invece un ambientazione confortevole, ricca di richiami al passato e densa di palette di colori caldi che si contrappongono delicatamente alle scene, quelle sì metalliche, piene di vetro, grigie, artificiali. Retrofuturismo allo stato puro, uno schema stilistico spesso impiegato dai registi per rendere il proprio mondo futuristico più convincente (come appunto in Gattaca), in cui il passato aiuta a immaginare un futuro che non sembrerà mai datato e un mondo slegato dal presente in cui è stato concepito. (come ad esempio il futuro anni 80 di Ritorno al Futuro). Si ha così la netta impressione di trovarsi in un mondo irreale, ma senza distrazioni.

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Espiazione – Atonement (dell’arte della trasposizione)

atonement Espiazione è un romanzo di Ian McEwan, da cui è stato tratto un improbabilmente bellissimo film di Joe Wright, nel 2007, con i costumi di Jacqueline Durran, una che tra le altre cose ci ha preso una nomination all’Oscar. Improbabilmente bellissimo perchè il modo in cui il romanzo è narrato non dice “ehi, facciamo un film”, eppure, Wright ci riesce (decisamente meglio che con Orgoglio e Pregiudizio). La cosa interessante dal punto di vista del costume è che il film offre spunti di riflessione rispetto alla questione dell’autenticità e della fedeltà tra testo originale e trasposizione, oltre a contenere l’abito più bello del cinema degli anni duemila so far.

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Happy Family

Ciao, vi avviso che questo post è sovraccarico di immagini, ma non sapevo fermarmi.
Happy Family è un grazioso film del 2010 di Gabriele Salvatores (che io però ho visto solo adesso perché sono ancora impegnata a recuperare serie tv, figuriamoci i film): del regista si possono dire un sacco di cose, ma non che sia uno che non ama sperimentare. Happy Family è una commedia “meta”, che tra citazioni e riferimenti racconta una storia attraverso un autore che scrive un testo. A tratti pirandelliano, i temi principali sono quelli delle paure comuni e meno dell’uomo: dalla paura di innamorarsi, alla paura di disinnamorarsi, o della morte, dai temi più ampi fino alle piccole insicurezze.
Finora non ho mai parlato di cinema italiano, principalmente perché c’è quasi sempre di mezzo qualcuno che conosco, con cui ho lavorato o con cui potrei lavorare in futuro; faccio un’eccezione per il bellissimo lavoro di Patrizia Chericoni (e no, non la conosco) con Salvatores, in parecchi dei suoi film, e in particolare in questo, di cui ho apprezzato moltissimo la narrazione agrodolce, ma soprattutto l’aspetto visivo, una gioia per gli occhi.

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