The Danish Girl

C’è un’inevitabile fortissima connessione tra personaggio e costume, tra abbigliamento e identità, in “the Danish girl”, di Tom Hooper, versione romanzata della storia di una delle prime donne transgender della storia nei rigidi anni 20 dell’Europa del nord.

Eddie Redmayne vuole un altro oscar! Infatti, dopo averlo già vinto con una storia di trasformazione l’anno scorso con La teoria del tutto, a questo giro interpreta Einer Wegener, pittore danese che realizza di essere in realtà Lili, una donna intrappolata nel corpo sbagliato, e, accompagnato dalla moglie Gerda, artista esordiente che resta al suo fianco nonostante le difficoltà nell’accettare i cambiamenti, riesce a “liberarla”, diventando una delle prime persone nella storia a subire un intervento chirurgico per cambiare sesso.

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Revenant

DiCaprio è vegetariano, dai. Qui si mangia la carne cruda. Una mia amica di recente ha scritto: “Se leo perde in favore di Matt Damon mi lascio morire attaccata a una porta alla deriva nell’Oceano”. E insomma, diciamo che sono abbastanza d’accordo. Un po’ perchè Leonardo DiCaprio se lo merita l’Oscar*, indipendentemente dal film: BASTA dategli un premio; ma soprattutto perchè nel 2016 evidentemente si può sopravvivere attaccati a un tronco in un fiume ghiacciato, nudi nella neve, digiuni da giorni, feriti da mamma orsa, grazie a vestiti che non si congelano e pellicce impermeabili.

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Cinderella

Prendi LA favola per eccellenza, ci fai l’ennesimo film – quanti film di Cenerentola ci sono in giro, seriamente? – e per farne un restyling coerente e innovativo allo stesso tempo ne affidi i costumi a Sandy Powell. Bonci, bonci, bo bo bon. Ti piace vincere facile, Disney. 3 Oscar, per dire. La trama del film segue quasi esattamente quella del cartone animato, mentre il design dei costumi, anche se con alcuni richiami più o meno volontari al design originale, è una bella novità.

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Chi ha vinto, chi vince – un riassuntone sui premi

(un post con le figurine)

Domani ci sono le premiazioni degli Oscar! Sappiamo tutti che non saranno divertenti come i Golden Globes dove si ubriacano tutti, e che a me personalmente l’Academy sta antipatica perchè sembra pensare che i costumi notevoli siano solo nei film d’epoca e che nei film contemporanei non ci sia nessun tipo di lavoro, ma rimane il premio più prestigioso, e che tra Sanremo e canale 5 che mette in onda la Grande Bellezza in anticipo di mesi probabilmente Sorrentino ha passato l’ultimo mese a fare gesti scaramantici, ma tant’è- per prepararvi, un riassuntone di chi cosa perchè e di cos’è successo altrove.

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12 anni schiavo

Premessa: decidessi io, 12 anni schiavo agli Oscar vincerebbe TUTTO (lo so che avrei anche già assegnato dei premi a Her, DiCaprio, McConaughey e Leto, ma vabbè: tanto purtroppo non decido io). Ho visto quasi tutti quelli candidati a miglior film e questo è l’unico che mi abbia lasciato davvero senza parole (in senso positivo; altri mi hanno lasciato senza parole per il solo fatto di esser stati inclusi nella rosa). Sugli Oscar e i meccanismi che li governano però vi rimando a questi due post di Gardy che è meglio informata.

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Frozen – il regno di ghiaccio

649fb29f9c579e7a-Frozen_groupSì, pure i film animati hanno i costumi, e se il collegamento tra Disney e costumi non è mai stato dei più ovvi, nel caso di Frozen (Jennifer Lee, Chris Buck) non si può tralasciare la bellezza degli abiti e della loro resa praticamente realistica.  Mike Giaimo, art director del film, l’ha descritto come “il più elaborato film animato in costume finora”.

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American Hustle

american-hustle1 Meraviglia. Film bello e divertente ma non si riesce a staccare gli occhi dalla meraviglia dei costumi di American Hustle (2014), di David O.Russell (autore del riuscitissimo adattamento di The Silver Linings Playbook lo scorso anno). Michael Wilkinson, costumista di un mucchio di cose molto belle che avete visto tutti, raggiunge un livello di cura dei dettagli e caratterizzazione dei personaggi davvero altissimo con la sua riproduzione degli anni ’70 per il cast davvero azzeccato di questo gioiellino di film che rischia di diventare un gran bel classico (di quelli belli lunghetti da non guardare la sera tardi, ma bello comunque nonostante qualche parte un po’ pesante).

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Lincoln

lincoln-walking-away2 Johanna Johnston è nella lista dei possibili vincitori di tutti i premi che contano quest’anno (l’Oscar, il BAFTA e il Costume Designer Guild Award – Excellence in period film) e il motivo è che se in questo Lincoln Daniel Day lewis è così bravo che ti fa dimenticare che alla fine gli sparano, il costume è fatto così bene che non lo si nota, quasi. E se un film è ambientato in un’epoca di inquartate lunghe, panciotti e tube per gli uomini e abiti che prendono forma dalle crinoline, il rischio di esagerare è parecchio alto. Invece. (Yay, Johanna Johnston). Tra l’altro, la signora è responsabile dei costumi di un sacco di bei film e non ha mai vinto un Oscar, quindi forse questa è la volta buona.

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