Reset

nel 2016 ho visto tante cose, ma ne ho fatte anche moltissime e questo è il motivo per cui questo blog non solo non è stato aggiornato da un pezzo, ma proprio ci ho pensato pochissimo. In compenso vedo che vive di vita propria anche se non lo apro (sarei curiosa di sapere se poi tutte le persone arrivate qui cercando il costume di Elsa di Frozen l’abbiano poi realizzato, e com’è andato l’esame di quella che cercava una tesina su Espiazione)
Però ci sono delle cose che ho visto e su cui ho fatto delle riflessioni e mi sembrava brutto buttarle lì così senza un minimo di preavviso, quindi eccovi un bel post di varie e eventuali

Continue reading “Reset”

Advertisements

Lo chiamavano Jeeg Robot: i costumi raccontati da Mary Montalto

Dopo aver visto Lo chiamavano Jeeg Robot avrei voluto dire e scrivere un milione di cose. Ma ehi! ho aspettato a scrivere, primo un po’ perchè sicuro tutti avrebbero avuto da dire delle cose più intelligenti, (e puntualmente, eccole) secondo ero in attesa di Contributi Esclusivi Bellissimi Che Trovate Più Avanti.

Diciamo che avevo l’aspettativa abbastanza alta, perchè sono una fan delle persone che provano a fare qualcosa di diverso, ma sono rimasta comunque spiazzata da quanto è stato entusiasmante.

Continue reading “Lo chiamavano Jeeg Robot: i costumi raccontati da Mary Montalto”

Vestirsi al buio (national edition)

Il berretto coi glitter, la giacca (di felpa) con le spalle appoggiate tipo avvoltoio di aldo giovanni e giacomo, i pantaloni da pigiama, la t-shirt con la zip, le scarpe: non è che ci sia molto da dire se non un generico MACCOSA.

(Adriano, qui ti si vuol bene lo stesso, eh)

 

Happy Family

Ciao, vi avviso che questo post è sovraccarico di immagini, ma non sapevo fermarmi.
Happy Family è un grazioso film del 2010 di Gabriele Salvatores (che io però ho visto solo adesso perché sono ancora impegnata a recuperare serie tv, figuriamoci i film): del regista si possono dire un sacco di cose, ma non che sia uno che non ama sperimentare. Happy Family è una commedia “meta”, che tra citazioni e riferimenti racconta una storia attraverso un autore che scrive un testo. A tratti pirandelliano, i temi principali sono quelli delle paure comuni e meno dell’uomo: dalla paura di innamorarsi, alla paura di disinnamorarsi, o della morte, dai temi più ampi fino alle piccole insicurezze.
Finora non ho mai parlato di cinema italiano, principalmente perché c’è quasi sempre di mezzo qualcuno che conosco, con cui ho lavorato o con cui potrei lavorare in futuro; faccio un’eccezione per il bellissimo lavoro di Patrizia Chericoni (e no, non la conosco) con Salvatores, in parecchi dei suoi film, e in particolare in questo, di cui ho apprezzato moltissimo la narrazione agrodolce, ma soprattutto l’aspetto visivo, una gioia per gli occhi.

continua a leggere