Espiazione – Atonement (dell’arte della trasposizione)

atonement Espiazione è un romanzo di Ian McEwan, da cui è stato tratto un improbabilmente bellissimo film di Joe Wright, nel 2007, con i costumi di Jacqueline Durran, una che tra le altre cose ci ha preso una nomination all’Oscar. Improbabilmente bellissimo perchè il modo in cui il romanzo è narrato non dice “ehi, facciamo un film”, eppure, Wright ci riesce (decisamente meglio che con Orgoglio e Pregiudizio). La cosa interessante dal punto di vista del costume è che il film offre spunti di riflessione rispetto alla questione dell’autenticità e della fedeltà tra testo originale e trasposizione, oltre a contenere l’abito più bello del cinema degli anni duemila so far.

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Shameless: brits do it better?

Non ho mai compreso la necessità degli americani di rifare le serie tv inglesi. Capisco la voglia di averci pensato per primi, o il fatto che la lingua british sia difficile da capire per l’americano medio, specie quando non è l’inglese di Oxford ma un brutto periferico accento di Manchester, ma Shameless è una bellissima serie (del 2004 and counting) di cui ho visto le prime due stagioni – piangendo e ridendo tantissimo – soprattutto perché continuavo a sentirne parlare, e di cui mi sono sinceramente chiesta: americani, ce n’era bisogno?
Anche perché dopo il primo episodio ho capito che tutti parlavano della serie americana (del 2011). Della quale mi sono fermata al primo episodio. Segue spiegone.

Nel trasportare la storia della scombinata famiglia Gallagher da Manchester a Chicago gli autori ricalcano esattamente lo stesso script con alcune piccolissime variazioni, eppure il primo episodio non mi ha convinto; mi sono chiesta se fosse perché conoscevo già lo sviluppo della trama e i personaggi, o perché sono generalmente di parte verso qualsiasi cosa venga dal Regno Unito, o perché nella serie inglese uno dei protagonisti è James McAvoy e quella americana è troppo recente e sono tutti ragazzini. La verità è che non mi ha convinto il contesto: se il sistema sociale inglese permette effettivamente di vivere senza lavorare e sopravvivere sui sussidi di disoccupazione, senza entrare nel dettaglio, dagli americani, ehm, non è così. E il remake non mi ha comunicato lo stesso senso di disperata rassegnazione alle frustrazioni della vita che mi aveva subito fatto apprezzare i personaggi inglesi.
Il vivere arrangiandosi dei Gallagher americani sembra strampalato perché inserito in un contesto in cui la sensazione di povertà e bisogno della famiglia è esplicitata da due dettagli, la colletta tra i figli per pagare una bolletta prima, e la menzione poi del fatto che non pagano l’affitto da mesi. Ma nell’aspetto visivo della serie, non sembrano passarsela abbastanza male.

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X-Men First Class: supereroi e vintage

Ci sono film che vanno visti perché sono importanti, film da vedere per cultura, film da vedere per informazione, e poi c’è la maggioranza che sono i film da vedere solo per puro divertimento. Come per esempio i film dei fumetti. Agevolo precedenti di alto livello.
Dopo aver quasi completamente rimosso dalla mia memoria i precedenti film di x-men, guardo X-Men First Class con ignoranza e pop-corn. Ovviamente il fumetto non l’ho letto (la mia conoscenza di fumetti si limita a un’insana devozione per Dylan Dog) perciò il commento sui costumi ne tiene conto fino a un certo punto. Del resto qui si parla di film.
Tanto per introduzione, saltiamo il passaggio in cui il giovane Erik viene torturato dai nazisti e Charles Xavier fa amicizia con la ragazza blu e passiamo direttamente a quello che è il presente del film: gli anni 60. Anche se in questo caso l’impronta di base è vintage ma con un’aria contemporanea – soprattutto sugli abiti maschili, Film di supereroi ambientato negli anni 60 per quanto riguarda i costumi può voler dire solo una cosa: figata. continua a leggere