Rush

Bentornati alla rubrica “pettorali che parlano da soli”, detta anche “grazie casting director”. Forse ci voleva Chris Hemsworth per convincermi a vedere un film sulla Formula Uno, per di più di Ron Howard, ma devo dire che Rush mi ha piacevolmente sorpreso. Per quanto parziale il racconto dei fatti sia stato, infatti, ho trovato il film parecchio divertente e bello da vedere.

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Il Grande Gatsby

“Che cosa facciamo dopo pranzo?” Esclamò Daisy. “E che cosa facciamo domani? E nei prossimi trent’anni?”. Carey Mulligan interpreta il personaggio di Daisy in modo struggente e fa giustizia a quello che forse è il più grande romanzo della letteratura americana. Quando parla di sua figlia, dicendo “spero che sarà stupida: è la miglior cosa che una donna possa essere in questo mondo, una bella piccola stupida”, si capisce la sua profonda depressione: Daisy non è stupida, è stata educata dalla nascita per essere una cosa sola, un’affascinante e vivace moglie-oggetto, e lei ha raggiunto quell’obiettivo intorno ai 17-18 anni, da lì in poi è tutta una discesa.  E ancora, con Nick, quando gli dice, ho visto di tutto, ho fatto di tutto, ed è tutto terribile. Continue reading “Il Grande Gatsby”

The Wolf of Wall Street

Difficile concentrarsi sui costumi in un film dove ci sono nani che vengono lanciati, pesci rossi inghiottiti e ragazze rivestite di mazzette di denaro, eppure la ricostruzione di Wall Street negli anni 90 ad opera di Sandy Powell merita un paio di note. (questo l’ho scritto prima che questo post diventasse logorroico).

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The Counselor

Visto che ho investito ben tre ore della mia vita (tra andare al cinema e tornare) per vedere questo film senza poterne ricavare nulla di costruttivo scriviamo almeno dei vestiti, và. Intanto: forse sono io tonta, ma qualcuno mi deve spiegare perchè il sottotitolo italiano è il procuratore se poi nel film tutti chiamano Fassbender avvocato. Seconda cosa: io quando ho voglia di fare qualcosa chiamo i miei amici, Ridley Scott chiama la cinquina di fighi Fassbender-Pitt-Bardem-Cruz-Diaz, ma davvero c’era bisogno di scomodare un cast così per questa noia? Le premesse c’erano, la trama pareva interessante e Cormac McCharty alla sceneggiatura alzava le aspettative, ma se dovessi dare un giudizio schietto sarebbe PECCATO.

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The Hunger Games: Catching fire (La ragazza di fuoco)

Trish Summerville faceva la stylist per pubblicità e video prima che David Fincher le desse l’opportunità di esordire nel cinema con Millennium, e il risultato è l’indimenticabile Lisbeth Salander di Rooney Mara. Nel secondo capitolo degli Hunger Games, Catching Fire, il suo intervento di rielaborazione rispetto alla prima parte, i cui costumi erano stati creati da Judianna Makowsky è segnato soprattutto dal modo in cui ha cambiato il suo ruolo da costumista a direttrice dei costumi; per arricchire la Capitol del film infatti si è avvalsa soprattutto di collaborazioni ben selezionate; Alexander McQueen, Cerre (luxury brand di pelle che già aveva realizzato la giacca di pelle di Salander in Millennium), House of Worth e altri. Continue reading “The Hunger Games: Catching fire (La ragazza di fuoco)”

Blue Jasmine

article-2430992-183C7CC200000578-806_634x454 …Voi quante ne avete, di sorelle che vi comprerebbero una Baguette di Fendi con nonchalance? Per me la scena di Blue Jasmine che meglio definisce il rapporto tra Jasmine (Cate Blanchett) e la sorella Ginger (Sally Hawkins) è proprio quella del flashback: non è che Ginger sia una ignorante che non ha mai sentito nominare le grandi firme, ma si rende perfettamente conto di non potersele permettere, come che non userebbe mai una Baguette di Fendi come si deve. Continue reading “Blue Jasmine”

Her

images-15Vi ricordate Gattaca, e il suo futuro vestito anni 40? Chi l’ha detto che il futuro debba essere per forza metallico, blu, argento, scintillante di texture lucide e robotiche (come parecchi abiti passati sul red carpet dei Golden Globes: davvero, perchè)? Voglio dire, pensate a come dovremmo essere vestiti l’anno prossimo secondo Ritorno al futuro. Casey Storm, costumista di Spike Jonze per Her, costruisce invece un ambientazione confortevole, ricca di richiami al passato e densa di palette di colori caldi che si contrappongono delicatamente alle scene, quelle sì metalliche, piene di vetro, grigie, artificiali. Retrofuturismo allo stato puro, uno schema stilistico spesso impiegato dai registi per rendere il proprio mondo futuristico più convincente (come appunto in Gattaca), in cui il passato aiuta a immaginare un futuro che non sembrerà mai datato e un mondo slegato dal presente in cui è stato concepito. (come ad esempio il futuro anni 80 di Ritorno al Futuro). Si ha così la netta impressione di trovarsi in un mondo irreale, ma senza distrazioni.

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American Hustle

american-hustle1 Meraviglia. Film bello e divertente ma non si riesce a staccare gli occhi dalla meraviglia dei costumi di American Hustle (2014), di David O.Russell (autore del riuscitissimo adattamento di The Silver Linings Playbook lo scorso anno). Michael Wilkinson, costumista di un mucchio di cose molto belle che avete visto tutti, raggiunge un livello di cura dei dettagli e caratterizzazione dei personaggi davvero altissimo con la sua riproduzione degli anni ’70 per il cast davvero azzeccato di questo gioiellino di film che rischia di diventare un gran bel classico (di quelli belli lunghetti da non guardare la sera tardi, ma bello comunque nonostante qualche parte un po’ pesante).

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Costume Design and Fashion: A Multi-Million Dollar Industry

The-Great-Gatsby_Carey-Mulligan-dress-side_Image-credit-Warner-Bros(Premessa: pensavate che questo blog fosse andato alle ortiche? no. Ho solo lavorato moltissimo quest’anno e anche se ora ho più tempo, non riesco a riprendermi dalla pigrizia. Sono così pigra che anzichè scrivervi delle splendide tutine di Star Trek, di Moonrise Kingdom e Gatsby, ho chiesto al gentilissimo e stilosissimo Chris Laverty di Clothes on film il permesso di tradurre quest’articolo di una collaboratrice del blog perchè penso che sia un tema interessante, e come al solito non c’è traccia di questa discussione in italiano, da nessuna parte. Detto questo, l’articolo originale è qui – se non riconoscete come scrivo di solito, è perchè faccio la costumista e non la traduttrice. Come al solito, commenti aperti)

14 maggio 2013 – Mentre Prada, Tiffany & Co., e Brooks Brothers si sono dati alla produzione di linee ispirate al Grande Gatsby, consideriamo l’influenza che il costume ha sulla moda, un punto di discussione tra costumisti e stilisti di moda. L’alleanza tra costumisti e stilisti è stata sia positiva che contenziosa: la moda ha una storia molto più lunga del costume, ma fin dagli inizi del cinema, le due categorie hanno coltivato un rapporto intimo.  Continua a leggere