The Danish Girl

C’è un’inevitabile fortissima connessione tra personaggio e costume, tra abbigliamento e identità, in “the Danish girl”, di Tom Hooper, versione romanzata della storia di una delle prime donne transgender della storia nei rigidi anni 20 dell’Europa del nord.

Eddie Redmayne vuole un altro oscar! Infatti, dopo averlo già vinto con una storia di trasformazione l’anno scorso con La teoria del tutto, a questo giro interpreta Einer Wegener, pittore danese che realizza di essere in realtà Lili, una donna intrappolata nel corpo sbagliato, e, accompagnato dalla moglie Gerda, artista esordiente che resta al suo fianco nonostante le difficoltà nell’accettare i cambiamenti, riesce a “liberarla”, diventando una delle prime persone nella storia a subire un intervento chirurgico per cambiare sesso.

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Star Wars: il risveglio della forza (No bad feelings about this)

(SPOILER! POI NON DITE CHE NON VI AVEVO AVVERTITO!)

La cosa più bella del nuovo film di Star Wars è che c’è un nuovo film di Star Wars, e che è al cinema. Io ci sono andata con un’amica più organizzata di me che l’aveva già visto mercoledì, e che prima che iniziasse il film mi ha detto, tu per esempio stai per vedere un film nuovo, sei un po’ emozionata?.

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Orphan Black

Ogni volta che vedo Orphan Black finisce che mi chiedo: ma la Tatiana Maslany, ce le avrà ogni tanto delle pause? Quanta gente le sta dietro per ricordarle quale personaggio deve fare? Finisce che me lo chiedo, nel senso che me lo chiedo quando l’episodio è finito perchè durante la visione tendo a dimenticare che è sempre la stessa attrice a fare cinque/sei ruoli di cui alcuni sono pure Helena che si spaccia per Sarah che si spaccia per Beth, o Alison che si spaccia per Sarah, o viceversa. Posso dire che la BBC è il meglio del meglio del meglio, anche quando lavora in America?

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The Hunger Games: Catching fire (La ragazza di fuoco)

Trish Summerville faceva la stylist per pubblicità e video prima che David Fincher le desse l’opportunità di esordire nel cinema con Millennium, e il risultato è l’indimenticabile Lisbeth Salander di Rooney Mara. Nel secondo capitolo degli Hunger Games, Catching Fire, il suo intervento di rielaborazione rispetto alla prima parte, i cui costumi erano stati creati da Judianna Makowsky è segnato soprattutto dal modo in cui ha cambiato il suo ruolo da costumista a direttrice dei costumi; per arricchire la Capitol del film infatti si è avvalsa soprattutto di collaborazioni ben selezionate; Alexander McQueen, Cerre (luxury brand di pelle che già aveva realizzato la giacca di pelle di Salander in Millennium), House of Worth e altri. Continue reading “The Hunger Games: Catching fire (La ragazza di fuoco)”

Only Lovers Left Alive

435 Divertente ma pretenzioso è quello che ho pensato di questo film uscita dal cinema – unica proiezione milanese, preserale sottotitolata all’interno di una rassegna che passava film da festival, nonostante la presenza di Tom Hiddleston. Il pubblico – che ci aspettavamo solo popolato di fangirls – in realtà era per lo più composto da estimatori di Jim Jarmusch, come me (coff coff). Non che sia un brutto film, ma mi era stato venduto come molto più bello e devo dire che, essendo davvero un’estimatrice di Jarmusch (voglio dire, Tom Waits, Joe Strummer – quest’uomo riesce sempre a radunare la mia gente preferita al mondo), Only Lovers Left Alive non brilla come i suoi lavori precedenti.

Certo il romanticismo messo in scena da Jarmusch è difficile da criticare, riuscendo nella doppia impresa di fare un film sui vampiri senza scadere nei cliché che i film sui vampiri in giro dalla nascita del cinema hanno troppo spesso riciclato, e di fare un film d’amore con due persone quasi sempre arrotolate l’una all’altra senza che diventi stucchevole o forzato. Quello che secondo me è il punto chiave della storia di Jarmusch è l’ironia, tipica del regista, di dialoghi e situazioni, che purtroppo diventa elitaria, leggermente snob, per riassumere, troppo.

Fotografia e regia sono molto più “lucidate” rispetto ad altri lavori di Jarmusch, con un’aria decisamente più sofisticata e ricercata, aiutata dalle location strepitose, scelte tra i sobborghi decadenti di Detroit e i labirinti di Tangeri. Allo stesso tempo i costumi dei protagonisti, oltre ad aiutare tumblr intero nella produzione di gifset, non sono per niente banali, con tutto che Tom Hiddleston è (per la gioia di tutte) quasi sempre senza maglietta e a Tilda Swinton starebbe bene anche un sacco di iuta.

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Hollywood Costume – Victoria & Albert Museum, London

VA-Hollywood-Costume-J1-1010x794 Questo non è un post su una mostra. Perchè quella non è una mostra, è LA MOSTRA. Definitiva.
Sono andata a Londra carica di aspettative e devo dire che non sono state deluse. Hollywood Costume non vale solo i soldi del biglietto per il V&A, vale quasi quasi anche i soldi del biglietto dell’aereo. Giuro.
Il perchè del mio entusiasmo è facile da spiegare: la mostra è la creatura di una costumista, Deborah Nadoolman Landis (che ne sa a pacchi e ha firmato un botto di film che vi piacciono), e infatti non si tratta solo di una bella sala con dei vestiti sui manichini, ma una vera e propria esplorazione di ogni aspetto del lavoro del costumista. YAY. Inutile dire che ci voleva una costumista per farlo.

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Biancaneve e il cacciatore

Trasformare una favola basata su una vecchia regina cattiva che odia una ragazzina solo perchè è più carina in un film di guerra è una scelta azzardata: un personaggio come quello di Biancaneve necessitava di una svolta eroica per suscitare interesse al cinema, perchè chi empatizza con una solo perchè è bellina? Allora via, facciamola giovane eroina per le nuove generazioni.
Se purtroppo però Biancaneve e il cacciatore (Snow White and the Huntsman) non convince del tutto, soffrendo forse di una trama non abbastanza sviluppata e di un’azione fin troppo limitata, Colleen Atwood (della quale sono una fan spudorata, ti voglio bene Colleen) ha praticamente già le statuette in mano.

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Vestirsi al buio/così tamarri che hanno fatto il giro: Eric Northman in True Blood

E’ passato così tanto tempo dall’ultima volta che ho aggiornato che nel frattempo è ricominciato True Blood!

Fine dell’entusiasmo, perché la stagione finora è noiosissima. Davvero, l’unica cosa degna di nota era Pam con la tuta gialla.
Ma come celebrazione dedichiamoci a uno dei motivi per cui si lascia guardare lo stesso protagonisti di questa serie già celebre per il suo guardaroba alla cieca: Eric Northman. Alexander Skarsgard. Il vichingo badass che ci ha convinto a superare stagioni e stagioni di boiate ricordandoci chi sono i veri vampiri.

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