Carol, un punto di rosso

Sono uscite le nomination agli Oscar di quest’anno, e se la cinquina può considerarsi abbastanza scontata come al solito (film d’epoca e fantasy), ho trovato abbastanza sorprendente che comprenda due film a firma della stessa costumista, già vincitrice di tre Oscar (per Shakespeare in Love, the Aviator e the Young Victoria): Sandy Powell, nominata sia per Cinderella (vedi qui) che per Carol.

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Cinderella

Prendi LA favola per eccellenza, ci fai l’ennesimo film – quanti film di Cenerentola ci sono in giro, seriamente? – e per farne un restyling coerente e innovativo allo stesso tempo ne affidi i costumi a Sandy Powell. Bonci, bonci, bo bo bon. Ti piace vincere facile, Disney. 3 Oscar, per dire. La trama del film segue quasi esattamente quella del cartone animato, mentre il design dei costumi, anche se con alcuni richiami più o meno volontari al design originale, è una bella novità.

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The Wolf of Wall Street

Difficile concentrarsi sui costumi in un film dove ci sono nani che vengono lanciati, pesci rossi inghiottiti e ragazze rivestite di mazzette di denaro, eppure la ricostruzione di Wall Street negli anni 90 ad opera di Sandy Powell merita un paio di note. (questo l’ho scritto prima che questo post diventasse logorroico).

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Velvet goldmine

Velvet Goldmine è un film del 1998 e questa è l’unica premessa che mi sento di fare perché se non l’avete visto, ciao, andate pure a vederlo poi ne parliamo. Oltre alla splendida colonna sonora in cui ci sono dei personaggini come Thom Yorke, Jonny Greenwood e Thurston Moore, questo film è una figata on so many levels di cui i costumi sono solo un minimo: in mezzo ci sono Ewan McGregor, il glam rock, Oscar Wilde, il sesso, eccetera eccetera.
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su Hugo Cabret, Scorsese e il colore

Anche qui confesso di non aver letto il libro ed essere quindi colpevole di non avere un immaginario mio che ne sia rimasto deluso, mentre mi sono lasciata stupire in positivo più più più dalla visione del film. Faccio sempre fatica ad avvicinarmi agli ultimi lavori di Martin Scorsese, resto sempre un po’ intimidita dall’uso forse esagerato degli effetti speciali, della maestosità delle ricostruzioni grafiche di intere città. Eppure come già con The Aviator, quando scorrono i titoli di coda ho visto un film bellissimo, e chi se ne frega se ci sono troppi minuti di ingranaggi di orologi fatti a computer.
I costumi di Hugo nella loro semplicità sono strepitosi, soprattutto per la cura dei dettagli, d’altra parte non si vincono tre oscar se sei una principiante.

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