Orphan Black

Ogni volta che vedo Orphan Black finisce che mi chiedo: ma la Tatiana Maslany, ce le avrà ogni tanto delle pause? Quanta gente le sta dietro per ricordarle quale personaggio deve fare? Finisce che me lo chiedo, nel senso che me lo chiedo quando l’episodio è finito perchè durante la visione tendo a dimenticare che è sempre la stessa attrice a fare cinque/sei ruoli di cui alcuni sono pure Helena che si spaccia per Sarah che si spaccia per Beth, o Alison che si spaccia per Sarah, o viceversa. Posso dire che la BBC è il meglio del meglio del meglio, anche quando lavora in America?

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#SherlockLives

Sherlock-season-3-Benedict-CumberbatchAdoro Sherlock. E ho trovato l’episodio di apertura della terza stagione davvero divertente e fatto bene, ho trovato molto intelligente il modo in cui hanno gestito il fatto che per due anni i fan della serie non hanno fatto altro che inventarsi teorie su come avrebbero spiegato la finta morte di Sherlock Holmes, così come il budget nettamente più alto concesso alla serie è stato speso molto bene (la mia sarà anche deformazione professionale, ma la BBC è pur sempre una televisione pubblica e per tutta la scena della tube continuavo a chiedermi cosa avessero ricostruito e cosa avessero girato nella tube vera e propria). La cosa forse che aiuta di più la serie, oltre al casting eccezionale, è la durata più lunga del solito, che permette agli autori di espandere argomenti e scene senza dover ricorrere a espedienti frettolosi per chiudere in quaranta minuti tirando tutte le fila. Ho apprezzato anche i rimandi alla fanbase, soprattutto la ragazza che si inventa il finale romantico tra Moriarty e Sherlock. Anche perché vorrei sentire le altre tredici opzioni. 
Insomma, bello.

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Shameless: brits do it better?

Non ho mai compreso la necessità degli americani di rifare le serie tv inglesi. Capisco la voglia di averci pensato per primi, o il fatto che la lingua british sia difficile da capire per l’americano medio, specie quando non è l’inglese di Oxford ma un brutto periferico accento di Manchester, ma Shameless è una bellissima serie (del 2004 and counting) di cui ho visto le prime due stagioni – piangendo e ridendo tantissimo – soprattutto perché continuavo a sentirne parlare, e di cui mi sono sinceramente chiesta: americani, ce n’era bisogno?
Anche perché dopo il primo episodio ho capito che tutti parlavano della serie americana (del 2011). Della quale mi sono fermata al primo episodio. Segue spiegone.

Nel trasportare la storia della scombinata famiglia Gallagher da Manchester a Chicago gli autori ricalcano esattamente lo stesso script con alcune piccolissime variazioni, eppure il primo episodio non mi ha convinto; mi sono chiesta se fosse perché conoscevo già lo sviluppo della trama e i personaggi, o perché sono generalmente di parte verso qualsiasi cosa venga dal Regno Unito, o perché nella serie inglese uno dei protagonisti è James McAvoy e quella americana è troppo recente e sono tutti ragazzini. La verità è che non mi ha convinto il contesto: se il sistema sociale inglese permette effettivamente di vivere senza lavorare e sopravvivere sui sussidi di disoccupazione, senza entrare nel dettaglio, dagli americani, ehm, non è così. E il remake non mi ha comunicato lo stesso senso di disperata rassegnazione alle frustrazioni della vita che mi aveva subito fatto apprezzare i personaggi inglesi.
Il vivere arrangiandosi dei Gallagher americani sembra strampalato perché inserito in un contesto in cui la sensazione di povertà e bisogno della famiglia è esplicitata da due dettagli, la colletta tra i figli per pagare una bolletta prima, e la menzione poi del fatto che non pagano l’affitto da mesi. Ma nell’aspetto visivo della serie, non sembrano passarsela abbastanza male.

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