The Danish Girl

C’è un’inevitabile fortissima connessione tra personaggio e costume, tra abbigliamento e identità, in “the Danish girl”, di Tom Hooper, versione romanzata della storia di una delle prime donne transgender della storia nei rigidi anni 20 dell’Europa del nord.

Eddie Redmayne vuole un altro oscar! Infatti, dopo averlo già vinto con una storia di trasformazione l’anno scorso con La teoria del tutto, a questo giro interpreta Einer Wegener, pittore danese che realizza di essere in realtà Lili, una donna intrappolata nel corpo sbagliato, e, accompagnato dalla moglie Gerda, artista esordiente che resta al suo fianco nonostante le difficoltà nell’accettare i cambiamenti, riesce a “liberarla”, diventando una delle prime persone nella storia a subire un intervento chirurgico per cambiare sesso.

Continue reading “The Danish Girl”

Brooklyn

Brooklyn è una deliziosa storia di emigrazione e amore ambientata nei primi anni 50 tra il più piccolo dei paesini di provincia irlandesi e Brooklyn, appunto. Protagonista è Saoirse Ronan, una che non vince abbastanza premi solo perchè in giro c’è Jennifer Lawrence, o se no non me lo spiego. Qui un adorabile video in cui illustra la pronuncia dei nomi irlandesi, per la vostra gioia.  Curiosamente, Brooklyn è anche il centesimo film che ho visto quest’anno con dentro Domnhall Gleeson, che va un casino quest’anno.

Continue reading “Brooklyn”

Carol, un punto di rosso

Sono uscite le nomination agli Oscar di quest’anno, e se la cinquina può considerarsi abbastanza scontata come al solito (film d’epoca e fantasy), ho trovato abbastanza sorprendente che comprenda due film a firma della stessa costumista, già vincitrice di tre Oscar (per Shakespeare in Love, the Aviator e the Young Victoria): Sandy Powell, nominata sia per Cinderella (vedi qui) che per Carol.

Continue reading “Carol, un punto di rosso”

Her

images-15Vi ricordate Gattaca, e il suo futuro vestito anni 40? Chi l’ha detto che il futuro debba essere per forza metallico, blu, argento, scintillante di texture lucide e robotiche (come parecchi abiti passati sul red carpet dei Golden Globes: davvero, perchè)? Voglio dire, pensate a come dovremmo essere vestiti l’anno prossimo secondo Ritorno al futuro. Casey Storm, costumista di Spike Jonze per Her, costruisce invece un ambientazione confortevole, ricca di richiami al passato e densa di palette di colori caldi che si contrappongono delicatamente alle scene, quelle sì metalliche, piene di vetro, grigie, artificiali. Retrofuturismo allo stato puro, uno schema stilistico spesso impiegato dai registi per rendere il proprio mondo futuristico più convincente (come appunto in Gattaca), in cui il passato aiuta a immaginare un futuro che non sembrerà mai datato e un mondo slegato dal presente in cui è stato concepito. (come ad esempio il futuro anni 80 di Ritorno al Futuro). Si ha così la netta impressione di trovarsi in un mondo irreale, ma senza distrazioni.

continua a leggere

American Hustle

american-hustle1 Meraviglia. Film bello e divertente ma non si riesce a staccare gli occhi dalla meraviglia dei costumi di American Hustle (2014), di David O.Russell (autore del riuscitissimo adattamento di The Silver Linings Playbook lo scorso anno). Michael Wilkinson, costumista di un mucchio di cose molto belle che avete visto tutti, raggiunge un livello di cura dei dettagli e caratterizzazione dei personaggi davvero altissimo con la sua riproduzione degli anni ’70 per il cast davvero azzeccato di questo gioiellino di film che rischia di diventare un gran bel classico (di quelli belli lunghetti da non guardare la sera tardi, ma bello comunque nonostante qualche parte un po’ pesante).

Continue reading “American Hustle”

W./E., “dress better than anyone else”

Arianne Phillips è da più di quindici anni la stylist di Madonna, regista del film, ma è anche – o soprattutto – la costumista di Walk the line e A single man di Tom Ford. Il suo lavoro nel vestire W./E., dramma romantico e struggente è sottolineato dalla fotografia che non trascura i dettagli, e dalla regia di Madonna, su cui non c’è bisogno di dire quanta attenzione dedichi al proprio look e alla moda.

La storia di Wallis Simpson e di Edward, che rinuncia al trono d’Inghilterra per lei, è per Wally Winthrop, ventottenne borghese contemporanea, una favola in cui rifugiarsi dalla crisi del suo matrimonio; ed è proprio grazie a Wallis che Wally, cercando un’immedesimazione, matura e realizza che c’è un punto di vista per ogni storia, felice o infelice.
continua a leggere